Lunedì 26 gennaio ore 18.30.
Bookclub di Neri Pozza in compagnia di Paola Barbato e Giuseppe Grossi, critico cinematografico, doppiatore e scrittore.
Tra Adolescence e Black Mirror, si è parlato di Cuore capovolto, il nuovo romanzo di Paola Barbato.
Ma vediamo subito di cosa parla.
Alberto Danini è un’ombra. Agente del Servizio centrale operativo, esperto informatico, si nasconde dietro a uno schermo del dipartimento di Polizia giudiziaria perlustrando i meandri della Rete a caccia di predatori.
Si finge un adolescente fragile, ma è una maschera dolorosa da indossare: un adulto che si muove come un serpente in mezzo ai ragazzi, che cambia pelle di continuo.
Quel ruolo da esca entra in risonanza con il bambino fragile che anche lui è stato; per questo è il migliore in quello che fa.
La sua identità di copertura nasce e muore nel mondo virtuale, mentre i colleghi lottano tutti i giorni nel mondo reale: non importa se i meriti vanno ad altri, ad Alberto rimane la possibilità di elaborare ogni volta l’orrore di cui è stato testimone.
Fino al giorno in cui l’agente Danini si imbatte nella vicenda di Leonardo P., tredici anni, caduto in una rete di mostri.
O almeno questo è ciò che riferisce alla polizia il padre del ragazzo; questo è ciò su cui si concentrano Alberto e la squadra.
Ma in realtà i bambini non c’entrano.
Dietro l’app La Rete dei Cuccioli, dal nome innocuo, si nasconde stavolta un nemico diverso, dal volto ugualmente feroce.
Mentre l’indagine entra nel vivo, Alberto è costretto a esporsi, a spingersi in prima linea, mosso non da un coraggio che non sente di avere, ma dalla paura.
Di non saper difendere ciò che ha di più caro. Di non sapersi fermare in tempo. Di diventare come quelli che ha sempre combattuto.
Paola Barbato, come i grandi maestri del genere, immagina mondi di oscurità, li edifica davanti ai nostri occhi, ci invita a entrare.
E ci lascia lì, in compagnia di un’angoscia sempre nuova.
Questo nuovo romanzo parla di adolescenti e delle loro fragilità, di solitudini, del rapporto genitori-figli, dell’era digitale e di crimini informatici.
Dopo La torre d’avorio, Paola Barbato torna per Neri Pozza con un nuovo thriller psicologico, Cuore capovolto, un romanzo in cui tutto si incastra alla perfezione in un crescendo di tensione fino al finale spiazzante.
Inizia l’incontro e Giuseppe Grossi parte subito chiedendo alla scrittrice Paola Barbato se per questo romanzo è nata prima l’idea del poliziotto o il poliziotto.
Il punto di partenza – dice Paola Barbato – è stato il mestiere del poliziotto, in particolare il poliziotto informatico. In Italia ad oggi ci sono numeri a due cifre di persone che fanno questa professione.
G. Hai detto che questo è un mestiere ‘parassita’ nel senso che lui ruba agli altri, informazioni, personalità, ecc. Com’è stata la documentazione per scrivere su una persona che deve scrivere?
B. Innanzitutto vige la regola del come funziona e quindi bisogna addentrarsi in questo mestiere e capire in primis la procedura. E così ho fatto. Poi ho iniziato a fare tante domande per comprendere questo mestiere e cosa fa esattamente un poliziotto informatico. Anche capire come vengono usate le emoji è stato difficile perché il loro uso cambia molto velocemente tra i giovani.
G. A proposito di questo e delle emoji, cosa hai provato quando è uscito il film Adolescence?
B. Ero serena perché il mio libro non parla di adolescenti, parla di altro. Parla di tutti noi.
G. Nel romanzo hai creato un’immagine che ricorre spesso ossia quella dell’iceberg. Quando hai creato questa struttura del romanzo da dove sei partita?
B. Sono partita dal finale e questo è fondamentale.
G. Il male che tocca gli adolescenti. C’è tanta apparenza. Quanto è importante caratterizzare un personaggio, seppur inferiore?
B. È importantissimo ed è un lavoro che si dovrebbe fare per tutti i personaggi.
G. Per tornare all’immagine dell’iceberg, si vede che anche i personaggi sono la punta di un iceberg. Leggendo il libro ho trovato qualcosa di ludico. Alberto, il protagonista, segue delle quest. Nella creazione della rete dei cuccioli ti sei ritrovata anche tu a giocare?
B. Sì, mi sono dovuta ispirare a giochi piramidali. Ho dovuto creare questa Rete dei cuccioli e doveva avere una sua coerenza interna e funzionale. E anche la scelta dei cuccioli non è stata semplicissima. Sono stati selezionati per la loro funzione all’interno della storia.
SPOILER: “La rete dei cuccioli” è un sito online dietro cui - come si scoprirà - si nasconde qualcosa di ben diverso e molto più pericoloso: un sistema che, partendo da compiti facili e banali (offrire e chiedere like, commenti, e aiuti di ogni genere) per arrivare a livelli decisamente più impegnativi che danno dei crediti, permette di avere potere sugli altri. Un gattino è un like, un pulcino un commento negativo sui social, l’anatroccolo una richiesta di informazioni, il pesciolino è una persona da perseguitare…
“Non è possibile infatti partecipare a tutte le discussioni, bisogna guadagnare un certo numero di punti, chiamati “crediti”, per accedere a discussioni di livello superiore. I crediti sono visibili solo nell’area privata dell’utente. Al primo livello, corrispondente alla richiesta “Cerco un gattino”, avviene una sorta di scambio di favori, … Per ogni richiesta esaudita, si ottengono da uno a tre crediti. Arrivati a cinquanta crediti, si accede al secondo livello…”
G. Nei ringraziamenti finali, subito all’inizio ringrazi il libro stesso. In che senso?
B. Io in generale non traggo giovamento dalla scrittura, per me non è terapeutica. Tuttavia, è vero che il libro è consolatorio, nascondermi nei libri da quello che succede nella realtà è consolante. Io ho preso un’abitudine, di non limitarmi a scrivere, ma di dire, di parlare ad alta voce del libro stesso. Questo mi fa vedere con maggiore chiarezza cosa sto raccontando e se funziona.
G. La tua scrittura vive del ‘micro’ e questo si capisce dai tuoi romanzi. Tu hai anche un gruppo di Beta reader. Cosa sono.
B. Innanzitutto, i beta reader sono i lettori che analizzano la primissima stesura del testo. Il mio gruppo è nato qualche anno fa con altri libri. Ho chiesto a sei persone lettrici se mi davano una doppia lettura di quello che scrivevo per capire se c’erano incongruenze. L’esperienza mi ha fatto poi capire che potevo avere una cartina di tornasole immediata e col tempo mi sono creata un gruppo che ora è di 14 persone, che mi servono per un confronto e anche per conforto.
G. Parliamo del rapporto scrittore/editore. Si rimane solo sul professionale o si va anche nella sfera umana? Com’è il tuo rapporto col tuo editor?
B. Io sono fondamentalmente insicura e chiedo continuamente certezze nel momento in cui il mio editor legge il libro. Il rapporto deve essere di assoluta fiducia reciproca.
G. Arriviamo, infine, al titolo, che personalmente trovo magnifico. È arrivato subito all’inizio o dopo?
B. Il romanzo è nato senza titolo fino a quando non sono arrivata a scrivere una scena, quella in cui la migliore amica del protagonista gli dice che ha l’istinto inverso. Ma questo titolo non avrebbe funzionato. Ed è da qui che siamo partite per il titolo. Da ‘inverso’ siamo andate a ‘capovolto’ e poi abbiamo cambiato ‘istinto’ e messo ‘cuore’. Funzionava.
“Tu non sei un mostro, non sei senza cuore. Lo nascondi soltanto, lo capovolgi, come, hai presente? Le persone che hanno gli organi invertiti? Ecco, tu sei un mostro con il cuore capovolto, che batte dalla parte giusta”.
Siamo quasi giunti al termine di questo incontro, ma c’è ancora tempo per domande da parte del pubblico del Bookclub.
Ne approfitto e chiedo se ha mai pensato a un personaggio seriale.
Paola Barbato mi risponde dicendo che è molto attratta dalla serialità e le piacerebbe avere un personaggio che torna. Ma ha troppi colleghi che le testimoniano di essere diventati schiavi dei loro personaggi e tanti sono rimasti intrappolati dalle loro storie. Tra i tanti lo stesso Camilleri. Per questo motivo se ne tiene alla larga.
Ultima domanda.
Che rapporto hai con Cuore capovolto?
Quando l’ho terminato gli ho voluto bene. Ma è finito. L’ho concluso e serenamente l’ho affidato a chi di dovere. Con altri libri ho fatto più fatica.
TITOLO: CUORE CAPOVOLTO
AUTORE: PAOLA BARBATO
EDITORE: Neri Pozza
GENERE: crime
AUTRICE
PAOLA BARBATO, classe 1971, milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e due cani.
Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, sceneggia dal 1999 Dylan Dog per la Sergio Bonelli Editore, oltre a partecipare a diverse altre serie a fumetti. Ha pubblicato per Rizzoli, Bilico (2006), Mani nude (2008, vincitore del Premio Scerbanenco, da cui è stato tratto un film nel 2024), Il filo rosso (2010).
Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente (2017), la trilogia Io so chi sei (2018), Zoo (2019) e Vengo a prenderti (2020), quindi L’ultimo ospite (2021), La cattiva strada (2022) e Il dono (2023).
Dal 2019 collabora anche con Il battello a vapore scrivendo libri per bambini e ragazzi. Nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky.


