Bright Young Women: un potente romanzo di contro-narrazione
SINOSSI
È un sabato sera del 1978, e le ragazze di una confraternita studentesca della Florida State University a Tallahassee non sanno ancora che tra poche ore un assassino destinato a diventare famoso compirà contro di loro un attacco mortale. Le vite delle giovani donne che sopravvivono, tra cui Pamela Schumacher, presidentessa della confraternita e testimone chiave, cambiano per sempre.
Dall’altra parte degli Stati Uniti, Tina Cannon si convince che la sua amica scomparsa Ruth Wachowsky sia stata presa di mira dallo stesso uomo che ha colpito in Florida e che i giornali chiamano l’«All-american sex killer». Tina e Pamela si incontrano e, determinate a ottenere giustizia, uniscono le forze. La loro ricerca di risposte condurrà a una scioccante rivelazione finale.
RECENSIONE
“Cosa significa […] in-fan-ti-liz-zan-te?” “E' quando si trattano gli adulti perfettamente in grado di intendere e di volere come dei bambini, […] e con le giovani donne capita spesso”.
Bright young women di Jessica Knoll, edito da Ubagu Press, si può incastrare all’interno del filone narrativo inaugurato e tracciato da penne illustri quali Truman Capote e James Baldwin, quello della non-fiction novel.
È un romanzo in cui la realtà e i fatti di cronaca si mescolano alla finzione narrativa romanzata, regalando un connubio di suspence true crime che pone l’accento sulla riflessione psicologica e sulle conseguenze delle azioni umane.
Un po’ come il recente La radice del male di Adam Rapp (NN Editore), il filo rosso del romanzo è cucito all’interno della storia americana più moderna.
Jessica Knoll però fa un passo in più e lo fa con un taglio originale e autentico: dona voce anche a chi la voce non può più usarla, ovvero le donne, coloro che, per caso o per pianificazione, sono state colpite irreparabilmente da quello che è diventato uno dei più noti serial killer statunitensi.
Lo fa con uno stile chirurgico, preciso, attento e mai sbavato, dove ogni parola viene ponderata e misurata, ma in cui permane una nota di umanità che sovrasta la devastazione descritta.
Nessuno ti prepara al dolore atroce di quando hai paura, come una puntura di vespa che infetta tutto il sistema nervoso centrale.
Il focus non appare mai sfocato sia nelle analisi delle reazioni delle persone coinvolte sia nella descrizioni delle scene, degli ambienti, degli spazi: tutto è terribilmente calcolato e appare come un lungo piano sequenza che, su binari narrativi cronologicamente distanti, muovono le pedine su di uno stesso tavolo da gioco.
… si sedette piano sul ciglio del materasso, con una delicatezza così lontana dalla fisicità rozza che usavamo tra di noi dentro la Casa che mi ritrovai a soffrire per l’ennesimo lutto.
Ad emergere sono in prevalenza le voci femminili.
Pamela, in primis, sconvolta e confusa, metodica ma con un senso di responsabilità nei confronti di un’amica che non c’è più; Tina, caparbia e ostinata, dritta nella linea da seguire; Ruth, ingenua e nervosa, attenta ai dettagli, soprattutto a quelli più inconsistenti e futili.
Knoll fa una scelta magistrale e permette a queste donne, insieme a Denise, a Bernadette e ad altre, di reggere l’intera struttura narrativa e le trame che la scompongono non lasciando spazio alcuno alla mente perversa che ha distrutto le loro vite, analizzando i fatti e le reazioni da essi generate.
Fu allora che lessi per la prima volta il suo nome piuttosto banale, anche se da anni ho fatto voto di non usarlo mai più.
Non c’è spazio, in questo romanzo per lui; non c’è possibilità di redenzione; non c’è assoluzione; non c’è spiegazione né voce: lui non ha diritto di replica né, tanto meno, può essere mitizzato.
Non è lui il protagonista, non è lui il divo ma sono loro, le eroine.
Eroine non tanto perché lo hanno affrontato ma perché si sono trovate sulla sua strada e, nonostante tutto, hanno mantenuto la delicatezza e il senso dell’essere umano più completo. Nonostante il mondo volesse macchiarle, turbarle, sminuirle.
Denise conosceva molte persone. Era quel linguaggio educato a insinuare una parvenza di colpa. […] Fu proprio quel girare attorno alla verità a far sembrare che ci fosse qualcosa di cui vergognarsi, ad attribuire agli altri il diritto di incolparla.
Perché sono loro, alla fine, che hanno scelto di contrastare e hanno deciso fino a che punto un uomo avesse diritto di gestire le loro vite. Lo hanno forse permesso, per un po’. Ma alla fine, hanno prevalso loro. Queste donne, nelle loro imperfezioni e nelle loro azioni.
Ho lasciato aperta la portiera dal lato del conducente per nascondermi, non che sia necessario. La notte è nero pece e la strada silenziosa, fatto salvo il ronzio penetrante degli insetti tra gli alberi.
Titolo: Bright Young Women
Autore: Jessica Knoll
Editore: Ubagu Press
Genere: Narrativa contemporanea, crime, thriller
AUTORE
Jessica Knoll (Philadelphia, 1983) è autrice dei romanzi La ragazza più fortunata del mondo (Rizzoli, 2015), libro di successo internazionale poi adattato nell’omonimo film Netflix con Mila Kunis, e La sorella preferita (Rizzoli, 2019).
Bright Young Women, in corso di traduzione in numerosi paesi e opzionato per una serie tv, è stato finalista al premio Edgar e acclamato tra i migliori thriller del 2023 da molte testate, tra cui il New York Times e il Washington Post.



