Cime tempestose - Abbiamo visto - ilRecensore.it
Cime tempestose - Abbiamo visto - ilRecensore.it

“Cime Tempestose” di Emerald Fennell

Cime tempestose - film - ilRecensore.it

Regia: Emerald Fennell

Durata: 136 minuti

Genere: sentimentale, drammatico, grottesco 

Piattaforma: Cinema – attualmente in sala

La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo e celebre romanzo di Emily Brontë, scritto nel 1847, e ha come interpreti principali Margot Robbie, Jacob Elordi, Shazad Latif, Alison Oliver e Hong Chau.

Punti chiave:

  • L’amore in tutte le sue forme: travolgente e passionale, di convenienza, distruttivo
  • Relazioni disfunzionali tra i personaggi

Personaggi: 

  • Catherine Earnshaw, giovane e impetuosa protagonista
  • Heatcliff, rozzo e all’apparenza insensibile
  • Edgar Linton, ricco vicino di casa, rappresenta per Cathy la possibilità di una nuova vita
  • Signor Earnshaw, ruvido e incapace di dimostrare il suo amore, schiavo del vizio
  • Isabella Linton, pupilla del signor Linton, volubile e ossessionata dal desiderio
  • Nelly Dean, dama di compagnia di Cathy, rigida e giudicante, ma capace di compassione
  • Tutta una serie di personaggi secondari che contribuiscono, con le loro caratteristiche, a rafforzare i temi principali

Luoghi:

  • Inghilterra del XVIII, tra le brughiere dello Yorkshire
  • Wuthering Heights, dimora oscura e poco accogliente
  • Thrushcross Grange, villa sfarzosa e patinata

Cathrine Earnshaw e Heatcliff crescono insieme a Wuthering Heights, dopo che il signor Earnshaw accoglie in casa il giovane. Si amano fin da piccoli, senza nemmeno sapere che cos’è l’amore, e crescendo anche il sentimento si rafforza, fino ad esplodere in una passione carnale. Quando Wuthering Heights cade in rovina a causa dell’inettitudine del padre, Cathy è costretta a mettere da parte la passione per pensare al suo futuro, rappresentato da Edgar Linton, nuovo e ricchissimo vicino di casa. La decisione di sposare Linton sconvolgerà gli equilibri tra Cathy e Heatcliff e darà al via ad un susseguirsi di recriminazioni e piccole vendette, che porteranno l’amore a trasformarsi in nient’altro che sofferenza e distruzione.

Prima di tutto, mi confesso: non ho mai letto Cime tempestose. Grazie al cielo, a tutto c’è rimedio, e infatti ho già comprato il libro in libreria – sì, l’Einaudi con la sovraccoperta con Jacob Elordi (scusami, Emily). 

Nel frattempo, possiamo discutere di “Cime tempestose” di Emerald Fennell, senza lasciarci trascinare in confronti che sarebbero inevitabili ma che sono anche, a mio avviso, un po’ superflui.

Con quelle virgolette che incorniciano il titolo, Fennell mette le mani avanti, si giustifica per aver fatto quello che le pareva con una storia che tutti – anche io che non l’ho letta – conoscono da un secolo. Ma è davvero necessario? Sono tantissimi i film tratti da libri, più o meno noti: Nolan, per esempio, che ha messo in piedi l’Odissea, che dovrebbe fare? 

Libro o non libro, la storia alla base del film è semplice: Catherine Earnshaw e Heathcliff – cresciuti insieme quasi come fratelli – si amano da sempre in modo travolgente. A complicare tutto è proprio questo amore che cresce insieme ai protagonisti, e arriva all’eccesso, fino all’autodistruzione. Cathy e Heathcliff si annullano e di loro non restano che la passione, e la morte.

Rispetto al libro, la trama è accorciata e semplificata, e diventa un po’ vuota: allo stesso tempo corre troppo veloce e resta immobile. Il ritmo è piatto oppure cambia troppo bruscamente.

ime tempestose - il film di Emerald Fennell - ilRecensore.it

Per la prima metà, si costruisce una tensione – anche sessuale – che poi svanisce nella seconda parte. La storia s’inceppa, Cathy e Heathcliff diventano due amanti qualsiasi, che si appartano non appena ne hanno l’occasione e alternano baci passionali a qualche sporadica minaccia di morte. Non c’è passione né in un senso né nell’altro, né nell’amore né nella morte. 

Forse, però, l’obiettivo di Fennell non era quello di mettere in piedi un film arzigogolato e ricco di colpi di scena – per questo, in effetti, esiste già il libro – ma inscenare i non detti, le emozioni e le sensazioni sopite dei personaggi.

Quello che Brontë racconta nel libro attraverso le parole, Fennell lo mette in scena grazie alle immagini.

Visivamente parlando, la passione distruttiva è dappertutto: negli abiti rosso fuoco di Cathy e nelle sue acconciature; nella pioggia che si attacca anche ai muri di certe stanze, simulando il sudore del corpo; nella schiena devastata dalle cicatrici di Heathcliff.

Il romanzo, Emily Brontë lo scrisse nel 1847, in un contesto in cui l’amore quasi sempre veniva soffocato – come dai lacci di uno stretto bustino – in favore della ricchezza e del buon nome. È così che Cathy sceglie di sposare Edgar Linton, il nuovo, ricco, vicino di casa. 

Tutto quello che non capiamo dai loro dialoghi, ogni pensiero che ci sembra sfuggente, dobbiamo ricercarlo in ciò che vediamo. Per esempio, se fossimo incerti dell’amore di Cathy per il rozzo Heathcliff – visto che si è sposata un altro – ci basterebbe osservare l’evoluzione delle sue acconciature. Quando scorrazza per l’umida brughiera inglese con Heathcliff i capelli li porta sciolti, crespi e liberi ma non appena conosce Linton li pettina e li acconcia. Li intrappola in un elegante raccolto, poi li intreccia – imprigiona – in tesi nastri colorati. Il suo cambiamento emotivo si riflette non solo sui capelli, ma anche sugli abiti e sui luoghi che attraversa. 

Userò un’espressione forte: si tratta di correlativi oggettivi, che non spiegano ma mettono in scena le sensazioni e i sentimenti dei personaggi, senza esplicitarli. Non importa, mentre si guarda, notare ogni dettaglio: il lavoro è inconscio e tutto, alla fine, contribuisce a generare nello spettatore il senso d’inquietudine dei personaggi. Cathy è quella che viene messa più a nudo sullo schermo: è lei che si sta raccontando a noi, non solo con le parole e le azioni. Se ci basassimo solo su queste ultime, la storia risulterebbe piatta, le relazioni tra i personaggi approssimative e le ragioni delle scelte di ognuno poco approfondite. 

Tendiamo sempre a sottovalutare l’importanza dell’atmosfera e di tutto quello che avviene sullo schermo oltre all’avanzare della trama. In “Cime Tempestose” invece è come se le cose si riequilibrassero, come se a Fennell non importasse tanto della storia, quanto di costruire un’atmosfera immateriale e incorporea che racconti perfettamente le passioni violente e travolgenti del corpo.

Senza coordinate spazio-temporali, ma solo emotive – sì ok, siamo nella brughiera inglese a cavallo tra Sette e Ottocento, ma non c’è alcuna volontà di accuratezza storica né elementi caratteristici dell’epoca, anzi: certi luoghi sono così assurdi e irreali da sembrare vivi, estensioni del corpo e dell’anima di chi li abita. A Whutering Heights – dove Cathy e Heathcliff sono cresciuti – risiede la frenesia: mura scure e umide, i luoghi nascosti in cui le perversioni dilagano e la pazzia cresce. Thrushcross Grange invece, la dimora di Edgar Linton, è sfarzosa e patinata tanto da sembrare una casa delle bambole ed è come uno specchio che, di stanza in stanza, riflette l’inconscio di Cathy.

Questa storia è e può essere di tutti, in qualsiasi luogo e tempo, e tutto ciò che è messo in scena è solo un riflesso di quello che c’è – sepolto – in noi.

Non si può parlare di “Cime tempestose” senza far cenno alla forsennata campagna pubblicitaria che ha preceduto l’uscita del film nelle sale. Per mesi, ci hanno fatto credere che avremmo visto un adattamento più o meno fedele in cui Fennell avrebbe finalmente reso giustizia alla pulsione sessuale repressa di Emily Brontë, che nell’Ottocento poteva solo sognarsi di scrivere certe cose. Pareva che Fennell avrebbe messo in scena una storia impetuosa, fatta di sesso e vendetta e poi ancora sesso e ancora vendetta.

Ci hanno fregati, il marketing ci ha fatto credere una cosa e poi ne ha spiattellata davanti un’altra: la tristezza di due povere anime imprigionate nel loro tempo, incapaci di amarsi senza distruggersi. Di scene di sesso, forse, ce ne saranno state quattro, e tutte di una dolcezza inaspettata, viste le premesse. Ciò che ho visto, è stato meglio di quello che mi era stato promesso, ma è stato spiazzante. Che questa pubblicità abbia fatto centro, lo dimostra il fatto che le sale fossero zeppe di gente – che, non fraintendetemi, è sempre una cosa positiva – ma forse, senza tutte queste chiacchiere preliminari, ci saremmo goduti di più “Cime tempestose” con il suo apparato simbolico, che invece è passato in secondo piano.

Detto questo, la recensione volge al termine. Cari lettori, vi prego di scusarmi ma ho da fare, c’è un certo libro che voglio assolutamente iniziare a leggere.

Autore

  • Alice Dalle Grave

    Caro lettore, lo sai perché il surf è uno sport silenzioso? 

    Ti lascio una riga per pensare…

    Perché si fa con la muta!

    Scusami ma non sono riuscita a trattenermi, devi sapere che mi invento di continuo freddure come questa, mi folgorano come lampi a ciel sereno. Non temere, però, faccio – e ho fatto – anche dell’altro: ho studiato Lettere all’Università di Torino e poi ho frequentato la Scuola Holden. Adesso faccio la libraia e ogni volta che un libro mi passa di mano lo apro nel mezzo e annuso le pagine: se profuma, allora promette bene. Dovresti sentire quanto è buono Ferrovie del Messico! Scrivo racconti, recensioni e un romanzo che ha a che fare con personaggi bizzarri e cure miracolose. Non so, fedele lettore, se da queste poche righe hai capito qualcosa di me, ma se hai sorriso almeno una volta – se hai anche solo leggermente incurvato all’insù gli angoli della bocca – mi hai resa felice.

    Visualizza tutti gli articoli

ilRecensore.it non usa IA nelle recensioni

X