Dalla parte di Swann: Combray
Pubblicato per la prima volta, a spese dell’autore nel 1913n presso l’editore Bernard Grasset, e succesivamente riedito da Gallimard nel 1919, Dalla parte di Swann, primo volume della Recherche, è suddiviso in tre parti: Combray, Un amore di Swann, I Nomi.
Iniziamo da Combray, che è l’origine di tutto, il Big Bang della galassia proustiana. Tutto nasce e si origina a Combray: Swann, Gilberte ed Odette, i Guermantes, l’amore e la gelosia, il bacio della mamma, Françoise e i biancospini, Bloch e Lengradin, la memoria e il sonno.
La prima parte di Dalla parte di Swann è un concentrato di proustismo.

La Recherche, scriveva Pietro Citati, non esce da una tazza di té, ma da una camera piena di tenebre.
Siamo là, nel Pronao della Cattedrale, a condividere il sonno del Narratore. Nel sonno proustiano, «noi partecipiamo alla vita degli elementi: conosciamo le agili forze vegetative della natura: diventiamo le foglie di un albero, il mare; condividiamo l’ininterrotta metamorfosi del grande Tutto, da cui forse usciremo come aquile e pesci1».
Il Narratore non riesce a prendere sonno e, in uno stato di semi-coscienza la memoria del corpo inizia ad evocare altri luoghi, altri momenti della vita.
«Svegliandomi nel pieno della notte, io non sapevo più dove mi trovassi e, in un primissimo momento, nemmeno chi fossi; avevo nella sua semplicità primaria soltanto il sentimento dell'esistenza così come può fremere nella profondità di un animale2».
Così, il Narratore crede di trovarsi, non nella camera da letto attuale in cui vive, ma in quella di Combray, nella casa di campagna di zia Léonie., dove passava l’estate da bambino. La memoria si mette in moto e inizia il lungo racconto delle estati a Combray, dell’attesa dolorosa della notte, del bacio della buonanotte.
La camera da letto di Combray, infatti, ad una certa ora diventa il simbolo della separazione dalla madre, quindi il momento dell’addormentamento coincide fatalmente con la massima tristezza per il narratore.
«La mia unica consolazione, quando salivo a coricarmi, era che la mamma sarebbe venuta a darmi un bacio una volta che io fossi a letto. Ma quella buonanotte durava così poco, lei ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire, e poi nel corridoio a doppia porta trascorreva il lieve fruscio della sua veste da giardino in mussola azzurra dalla quale pendevano dei cordoncini di paglia intrecciata, era per me un momento doloroso. Esso era il preannuncio di quello che sarebbe seguito e nel quale lei mi avrebbe lasciato, sarebbe ridiscesa. E così, quella buonanotte che amavo tanto, mi spingevo sino ad augurarmi che arrivasse il più tardi possibile, perché si prolungasse il tempo di tregua durante il quale la mamma non era ancora venuta3».
Siamo nel pieno di una scena edipica, di un conflitto che segnerà profondamente il narratore. Per alleviare la sua tristezza e la sua insonnia i genitori gli regalano una Lanterna magica che proietta sulle pareti della stanza le avventure del cavaliere Golo e di Genoveffa di Brabante.
Attenzione! Nessun oggetto è casuale in Proust.
La lanterna non solo proietta immagini fallaci, illusorie sulle pareti, come un novello mito della caverna di Platone, ma narra delle storie che appartengono non alla storia conosciuta e meglo documentata della Francia (l’epoca carolingia) ma quella più oscura, che ancora affonda le radici nell’oblio e in parte del mito, ossia il passato dei Capetingi.
Quindi Marcel ci mette a conoscenza, in maniera criptica, che ci parlerà di un passato obliato, inconscio, la cui narrazione seguirà anche il profumo di una mitologia personale e che tutti i personaggi che vedremo sfilare in quest’opera monumentale non sono che ombre colorate proiettate nelle pareti della coscienza del narratore.
Ma Combray non è solo notte e sonno. Combray è il giardino in cui cammina la nonna, sono le due strade, è il primo amore per Gilberte, è la prima fulgida apparizione di Madame de Guermantes, ma è soprattutto lui: Charles Swann, a cui toccherà tornare ancora tante e tante volte.
La prossima volta parleremo del suo amore, anche quello origine di ogni passione narrata nella Recherche.

- 1 Pietro Citati, La colomba pugnalata, Mondadori, Milano 1995, p. 257.
- 2 Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, volume primo, trad. di Giovanni Raboni, Mondadori, Meridiani, Milano p. 9.
- 3 Ivi, p. 17.

