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Effetto Proust : 13 – All’ombra delle fanciulle in fiore

All’ombra delle fanciulle in fiore: dalla scoperta dell’amore alla vertigine del tempo

Quale momento è migliore della primavera per entrare nel secondo volume della Recherche, All’ombra delle fanciulle in fiore? Il volume che ci dona la natura pi+ rigogliosa, magica, panteista, dell’opera proustiana.

Il romanzo venne pubblicato sei anni dopo il primo volume, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1919 il romanzo ricevette il premio Goncourt. Il volume è suddiviso in due sezioni: “Intorno a Madame Swann” e poi si torna a parlare di NOMI, in “Nomi di paesi: Il paese”.

Ritroviamo Odette, nella prima delle sue reinarnazioni: adesso è Madame Swann, molto più bella di prima, ancora più elegante, così come più elegante e la casa in cui ora vive, che ci viene descritta scrupolosamente da Proust. Nel mutare del suo abbigliamento (dal colletto di ermellino alla veste da camera in crêpe de Chine) delle decorazioni in casa, noi cogliamo il mutare delle stagioni. 

Nella prima parte del romanzo, Marcel va per la prima volta a teatro per vedere finalmente la Berma, l’attrice di cui aveva tanto fantasticato e sperimenta che la realtà rimpicciolisce l’aspettativa, depotenzia la trasfigurante immaginazione. Il fatto che il padre gli abbia concesso di partecipare ad uno spettacolo, di cui poi il narratore trova ampio spazio sui giornali, il fatto che del medesimo spettacolo ne parli a lungo con il marchese di Norpois, l’influente diplomatico che frequenta casa di Marcel, fa capire irrimediabilmente al narratore che la sua vita è cominciata. Non è più affacciato alla finestra della propria coscienza ad osservare le vite degli adulti, ma la sua esistenza ha oramai preso consistenza. 

La restante prima parte di All’ombra delle fanciulle in fiore, si occupa  dell’amore di Marcel per Gilberte, della frequentazione di casa Swann e poi della conoscenza di un altro personaggio importantissimo nella cattedrale proustiana: Bergotte. 

Ed ancora una volta, la realtà non regge il passo dell’immaginario. Marcel aveva letto tanti libri di Bergotte, li amava, lui era il modello cui tendeva. Conoscere un uomo piccolo e tarchiato, dai modi pratici e sbrigativi, lo consegna alla differenza abissale tra l’uomo e lo scrittore.

La prima parte si conclude con la rottura con Gilberte e ciò consente a noi lettori di prendere congedo anche dai salotti parigini e dai primi passi di Marcel nella mondanità cittadina per approdare, finalmente, a uno dei posti – insieme a Combray – che racchiudono e custodiscono l’immaginario proustiano: Balbec. 

In primo luogo, come dicevamo, Balbec è un nome. Marcel compie un viaggio straordinario perché abbandona la casa, l’Abitudine, la madre, il proprio letto.  L’Io esce fuori da se stesso.

Anche qui, il primo contatto con il mondo è la delusione di quanto il Nome avesse fatto fantasticare: nessun mare in tempesta, né una chiesa gotco-persiana.  

Ma la sottrazione al potere dell’Abitudine, produce il suo primo soprendente frutto, che verrà immortalata da una delle frasi più iconiche della Recherche: 

«Se non esistesse l’abitudine, la vita dovrebbe apparire deliziosa a creature  continuamente minacciate di morte - cioè a tutti gli uomini1».

Il calvario di un luogo nuovo, in cui gli oggetti della camera da letto sono non solo estranei, ma aggressivi ed ostili, viene pian piano superato grazie alla scoperta di una nuova Bellezza, che si dà in carne ed ossa e trasfigurata nell’arte (un altro personaggio fondamentale della Recherche, appare qui: il pittore Elstir).

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Ma è la bellezza femminile che si svela nel circo abbagliante e montagnoso del mare. Le fanciulle in fiore conosciute a Balbec sono completamente diverse da quelle che Marcel vedeva a Parigi, durante l’inverno.

Il protagonista, ancora sotto la sorveglianza affettuosa della nonna e inevitabilmente nostalgico per la distanza dalla mamma, scopre nell’estate normanna l’esistenza di un altro mondo femminile, molto meno rassicurante di quello familiare.

Ne è talmente turbato che inizialmente non riesce nemmeno a distinguerle, a individuare le loro differenze. Sono un’epifania di bellezza, tutte indistintamente. Poi pian piano, nel romanzo, nascerà l’amore per una di loro, Albertine, che sarà un personaggio centrale in tutta la Recerche. Anche questo fa parte dell’apprendistato del giovane Marcel: 

«L’amore collettivo per le fanciulle, la lenta individualizzazione di Albertine, la casualità nella scelta, è tutto questo a insegnargli che le ragioni di amare non sono mai riposte nella persona che amiamo, ma risalgono a fantasmi, a TerI, a Temi che s’incarnano in lei secondo leggi complesse2».

Dentro i pomeriggi assolati, dentro le corse in bicicletta o le ragazze intraviste da lontano con le racchette in mano e i capelli al vento, ci sono la scoperta della bellezza, la voglia del primo bacio, ma anche la confusione in cui un adolescente si affaccia al mondo. Marcel pensa di preferire André, ma poi si innamora di Albertine e le fanciulle in fiore sembrano anche intrattenere fra loro rapporti omosessuali, cosa che confonde il giovane protagonista ma, allo stesso tempo, eccita la sua sensualità e soprattutto la sua gelosia. 

Questo secondo volume, per cui io nutro una predilezione, è il luogo in cui appaiono molte colonne portanti della Recherche: Bergotte, Albertine, Elstir, il Baron de Charlus e Saint-Loup, per il quale Marcel Proust prepara un ingresso degno dei migliori cineasti. 

«In un pomeriggio caldissimo, mi trovavo nella sala da pranzo dell'albergo che, per proteggerla dal sole, avevano lasciato immersa nella penombra tirando tende ingiallite dalla luce, nei cui interstizi lampeggiava l'azzurro del mare, quando, nell'arcata centrale che conduceva dalla spiaggia alla strada, vidi passare - alto, sottile, il collo scoperto, la testa eretta e portata con fierezza un giovane dagli occhi penetranti e dalla pelle così bionda, dai capelli così dorati che sembravano aver assorbito tutti i raggi del sole. Vestito d'una stoffa morbida e biancastra, come non avrei mai creduto che un uomo osasse portarne, e la cui leggerezza evocava al tempo stesso la frescura della sala da pranzo e la calura e il bel tempo di fuori, camminava con passo veloce. I suoi occhi, da uno dei quali cade va di continuo un monocolo, avevano il colore del mare3».
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Saint-Loup è l’incarnazione della radiosa luce del sole estivo.  Nessun personaggio, al di fuori di Swann, ha la sua leggiadra eleganza. Le fanciulle in fiore rappresentano la multiforme capacità della Natura di essere metamorfosi. Sono alberi ed onde del mare, uccelli e fiori. «Tutto in loro e attorno a loro – come scrive Citati – è mobilità, fuggevolezza, inganno4».

Il secondo volume segna il passaggio dal mondo dell’infanzia (la vita immaginata) a quello della vita percepita e trasfigurata. Non è un caso che i due artisti chiave della Recherche (Bergotte ed Elstir) facciano qua la loro apparizione.

La pittura di Elstir è il regno della metamorfosi, in cui il «vapore biancastro» del mare perde ogni consistenza e la luce dissolve la realtà. Il regno della parola, quello di Bergotte, sarà invece quello depositario della capacità eternizzante dell’arte. Ma ciò Marcel lo scoprirà solo al termine del suo viaggio.


1  Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, volume primo, trad. di Giovanni Raboni, Mondadori, Meridiani, Milano p. 864.

2  Gilles Deleuze, Marcel Proust e i segni, trad. di Clara Lusignoli e Daniela De Agostini, Einaudi, Torino p. 31.
3  Ivi, pp. 883-884.

4 Pietro Citati, La colomba pugnalata, Mondadori, Milano 1995, p. 314.




Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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