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Effetto Proust: 17 – Sodoma e Gomorra

Gomorra

Andiamo a Gomorra, la simmetria delle rivelazioni  perfetta e spiega il titolo. Tuttavia, mentre Proust conosceva bene il mondo di Sodoma, ne padroneggiava i segreti, si avventura in quello di Gomorra come un esploratore privo di mappa.

La permanenza del segreto, del resto, sarà essenziale per il perdurare della sua passione per Albertine e per fecondare la sua gelosia. Il sospetto sarà la sofferenza più crudele che il narratore infliggerà a se stesso. Anche in questo il narratore ricalca il cammino di Swann, che aveva sospettato amori saffici di Odette e così il lettore accorto si renderà conto che quell’episodio apparentemente a se stante, Un amore di Swann, non era una divagazione ma era un prologo, o meglio: un presagio. Il primo soggiorno di Marcel a Balbec, in Sodoma e Gomorra, ci consente di assaporare le potenzialità dolorose della passione per l’ineffabile Albertine, le sue mancate telefonate, gli appuntamenti disattesi e l’ansia del narratore. 

Il secondo soggiorno del narratore a Balbec, durante le vacanze di Pasqua, è segnato dalla seconda irruzione della memoria involontaria (dopo il celebre episodio della madeleine). Tornato nella sua stanza, al Grand Hotel di Balbec, Marcel si china per sbottonare lo stivaletto e viene invaso da una presenza ignota, che lo conduce alle lacrime.

In quel momento le intermittenze del cuore lo portano agli anni in cui lui da bambino era aiutato dalla nonna, nello stesso hotel, a spogliarsi la sera.

«L’io che io ero allora, e che da tanto era scomparso, m’era di nuovo così vicino che mi sembrava ancora di sentire le parole pronunciate subito prima e tuttavia, non erano più che un sogno, così come un uomo non ancora ben desto crede di percepire accanto a sé i rumori del suo sogno che svanisce. Non ero più che quell'essere tutto teso a rifugiarsi fre le braccia di sua nonna, a cancellare con i baci le tracce della sua pena1».

Viviamo anche noi lettori, in differita, il lutto che avevamo visto accadere ne La parte dei Guemantes. Solo nella scena dello stivaletto, Marcel capisce quanto finora non aveva ancora mai accettato veramente: l’aveva persa per sempre. Proprio nel momento in cui le intermittenze del cuore gli avevano fatto percepire vicina la nonna, sentire la sua sollecitudine, proprio quando l’aveva ritrovata aveva sperimentato per la prima volta e veramente lei come assenza. 

Finora aveva vissuto nell’oblio della nonna, per istinto di conservazione me anche perché la mondanità appare una forza centrifuga che lo porta lontano dall’essenza più vera del suo io, ove riposa la nonna. 

Nel cercare un altro oblio, quello del sonno, Marcel si volta verso il muro, ma è lo stesso muro che serviva – con battiti da una parte e dall’altra – a farlo comunicare con la stanza attigua, dove pernottava la nonna. Il muro, come un pianoforte suonato un tempo dalla nonna, vibrava ancora del suo suono. 

«Sapevo che adesso, per quanto mi fossi affannato a bussare, anche aumentando l’intensità dei colpi, più niente avrebbe potuto ridestarla, non avrei udito alcuna risposta, la nonna non sarebbe più venuta. E questo soltanto chiedevo a Dio, se esiste un paradiso: che ci fosse quella parete, contro la quale poter battere tre piccoli colpi che la nonna avrebbe riconosciuto fra mille, affidando la sua risposta ad altri colpi che volevano dire: “Non agitarti, topolino, capisco che sei impaziente, ma sto per arrivare”; e di lasciarci insieme per tutta l’eternità, che per noi due non sarebbe stata troppo lunga 2».

Se le prime due rivelazioni servono a svelare segreti della società e dei comportamenti altrui, questa rivela l’essenza dell’uomo come unico animale dotato di memoria. Ciò lo differenzia dagli altri enti. L’uomo può arrestare, sebbene accidentalmente, la fuga del Tempo. È una pietra miliare nella formazione del giovane Marcel, che prepara la rivelazione finale. 

Sodoma e Gomorra inaugura l’ingresso in età adulta; il Narratore d’ora in poi non sarà solo sguardo e orecchio, testimone delle vite altrui, ma attore dell’amore, del rimpianto, dell’attesa. 

Queste esperienze saranno vissute e maturate attraverso la figura centrale dei due volumi successivi: Albertine.


1.  Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, volume secondo, trad. di Giovanni Raboni, Mondadori, Meridiani, Milano 2006, p. 909, 910

2.  Ivi, p. 916.


Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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