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Effetto Proust: le due strade

Le due strade: un viaggio nelle due vie della Recherche: Méséglise e Guermantes, i sentieri dell’infanzia e della giovinezza che modellano lo sguardo del Narratore

Il mondo si divide in due strade, e i proustiani lo sanno: la strada di Swann e quella di Guermantes. Spetta a noi scegliere quale percorrere. O, come il narratore, percorrerle entrambe.

Effetto proust. le due strade

All’inizio del 1912, Proust aveva un’idea del suo romanzo differente da quella poi realizzatasi. L’opera doveva essere una trilogia: Le Temps perdu avrebbe dovuto dividersi in due volumi, Du côté de chez Swann e Le Côté de Guermantes, e il terzo volume Le Temps retrouvé.

Il piano dell’opera, come sappiamo, subì variazioni, ma qui più che della storia editoriale ci importa parlare delle due strade (Swann/Guermantes) che sono le due direzioni che il narratore da bambino insieme alla sua famiglia, nelle belle giornate, prendeva per le sue passeggiate estive a Combray.

«Intorno a Combray, infatti, c’erano queste due “parti” per le passeggiate, e opposte l’una all’altra così che, in effetti, da casa nostra non si usciva per la stessa porta se si voleva andare da una parte piuttosto che dall’altra: quella di Méséglise-la-Vineuse, chiamata anche la parte di Swann perché per andarci si passava davanti alla proprietà del signor Swann, e quella di Guermantes. [...] Quanto a Guermantes, un giorno ne avrei saputo di più, ma solo dopo molto tempo; e per tutta la mia adolescenza, se Méséglise era ai miei occhi qualcosa di inaccessibile come l’orizzonte, sottratto alla vista, per lontano che s’arrivasse, dalle ondulazioni d’una campagna che non assomigliava già più a quella di Combray, Guermantes non mi è mai apparso se non come il termine, più ideale che reale, della sua “parte”, una sorta d’espressione geografica astratta come la linea dell’equatore, il polo, l’oriente». *

Le due strade, lo capiamo presto, non sono solamente due itinerari paesaggistici alternativi; esse rappresentano due mondi, per certi versi inconciliabili, ma che  non sono paralleli poiché si incontrano nella vita del Narratore, ne rappresentano il primo l’infanzia (côté de Swann) e il secondo la giovinezza (côté de Guermantes), ma anche l’alternativa fra la classe di appartenenza, la borghesia, e quella vagheggiata, la nobiltà.

Le due strade rappresentano due gruppi di personaggi, di temi, due differenti tipi di esperienze che possono anche essere raffigurate come l’amore (quello di Swann per Odette e del giovanissimo Marcel per Gilberte) e la vita mondana.

«Prendere “per Guermantes” per andare a Méséglise, o viceversa, mi sarebbe sembrata un’espressione altrettanto assurda che “prendere per l’est” per andare a ovest. Siccome mio padre parlava sempre della parte di Méséglise come del più bel panorama di pianura che egli conoscesse, e della parte di Guermantes come del tipico paesaggio fluviale, io attribuivo loro, concependole in tal modo come due entità, quella coesione, quell’unità che appartengono soltanto alle creazioni del nostro spirito; [...] Ma più delle distanze chilometriche, ciò che io interponevo fra loro era la distanza che correva fra le due parti del mio cervello in cui le pensavo, una di quelle distanze mentali che non allontanano soltanto, ma separano e situano in un’altra dimensione. E questa separatezza era resa ancora più assoluta dal fatto che la nostra abitudine di non andare mai verso le due “parti” in uno stesso giorno, nel corso di una sola passeggiata, ma una volta dalla parte di Méséglise, un’altra da quella di Guermantes, le incasellava, per così dire, l’una lontana dall’altra, l’una inconoscibile all’altra, nei vasi chiusi e non comunicanti di differenti pomeriggi». (pp. 164/165)

Le due strade si profilano dalla casa di Combray, la casa di zia Leonie, luogo in cui la famiglia e il Narratore trascorrono le vacanze.

Effetto Proust: le due strade

Luogo che simboleggia la potenza del Tempo perduto e dell’innocenza vagheggiata. Per andare dalla parte di Swann, anche chiamata Méséglise, Marcel e la famiglia uscivano non troppo presto. Ancora una volta l’indicazione temporale è indefinita, come il longtemps dell’incipit.

La strada Méséglise non era molto lunga e consentiva di uscire anche se il tempo non era perfetto e il cielo era coperto.

Si prendeva la porta della casa che dava su rue du Saint-Esprit. Prendendo questo sentiero si incontravano una serie di personaggi (l’armaiolo, Théodore) e si compivano alcune azioni (infilavare le lettere nella cassetta postale, costeggiare la staccionata bianca del parco del signor Swann). Era un’esperienza sensoriale legata all’odore dei lillà, alla vista dei pennacchi di piume bianche o malva, ma soprattutto ai biancospini, fiore simbolo dell’interiorità del Narratore.

L’altra strada è quella più lunga e impegnativa, il sentiero che si percorre quando c’è bel tempo e porta  al castello della nobile famiglia Guermantes, un tempo feudataria di Combray. È la via che simboleggia il mistero di un mondo, quello dell’aristocrazia e quello antica dei privilegi e dei valori feudali, dal quale Marcel è fortemente attratto. La passeggiata dalla parte dei Guermantes costeggia il fiume Vivonne, che scorre fra gruppi di ninfee. Una ninfea, un essere etereo e fascinoso, risplendente per la sua eleganza appare la duchessa di Guermantes (che sarà protagonista indiscussa anche nei volumi successivi) che appare in una cerimonia nella chiesa di Combray.

«A un tratto, durante la messa nuziale, il cerimoniere si spostò di lato consentendomi di vedere, seduta in una cappella, una signora bionda con un gran naso, occhi azzurri penetranti, al collo un gonfio foulard di seta color malva, morbido, nuovo e lucente, e un foruncoletto all’angolo del naso [...] E con il mio sguardo posato sui capelli biondi, sugli occhi azzurri, sulle linee del collo, tralasciando i lineamenti che avrebbero potuto ricordarmi altri volti femminili, esclamai dentro di me, ammirando quello schizzo volontariamente incompleto: “Com’è bella! Che nobiltà autentica! E È davvero una fiera Guermantes, discendente di Ginevra di Brabante, colei che ho davanti a me!”».

Ma questa è già quasi un’altra storia…ci proietta all’amore per la duchessa, che sarà argomento del terzo volume della Recerche. Nel primo volume già si disegnano le mitologie proustiane, gli archetipi cui il lungo viaggio interiore tenderà.


 *. Marcel Proust, Alla Ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann, traduzione di Giovanni Raboni, I Meridiani Mondadori, pp. 163-164. Tranne che nei casi in cui verrà specificato, si userà sempre la traduzione di Giovanni Raboni.

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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