Un esordio di un’indifferenza straordinaria
IL ROMANZO
Secondo Giacomo Debenedetti, l'epoca del romanzo contemporaneo in Italia ha inizio con la scoperta di Svevo e con la pubblicazione nel 1929 degli Indifferenti, che alla voce dedicata ad Alberto Moravia sulla Treccani viene definito “romanzo capitale nella letteratura italiana del Novecento”. E per molti, nonostante i capolavori della maturità che sarebbero seguiti, l'esordio del ventiduenne Alberto Moravia resta la sua opera migliore.(estratto da il Salotto di Bompiani)
Il problema de Gli indifferenti è estremamente complesso e prende spunto da Dostoevskij: nei Fratelli Karamazov, Ivan dice: “Dio non esiste, tutto è permesso.” Io, al contrario, all’età di diciotto anni, dico che se Dio non esiste, non si può fare nulla e “fare”, nella vita, significa agire. In un romanzo, diventa uccidere. (Nel mio romanzo uccidere l’amante della madre.)
Alberto Moravia, “La giovane letteratura ‘indifferente’” in Il pericolo che ci raduna, Milano, Franco Angeli Editore Srl, 1986
Sinossi
Quando Alberto Moravia cominciò a scrivere questo capolavoro, nel 1925, non aveva ancora compiuto diciott’anni.
Intorno a lui l’Italia, alla quale Mussolini aveva imposto la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d’indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso e i plebisciti per il fascismo.
Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il ritratto che fece di un ventenne di allora coinvolto nello sfacelo di una famiglia borghese e dell’intero Paese era destinato a restare memorabile.
Il fascismo eleva l’insidia moderna dell’indifferenza a condizione esistenziale assoluta.
Recensione
Un’indifferenza talmente feroce da trasformarsi in incapacità di vivere, Gli Indifferenti è l’esordio straordinario dal cui mito Moravia ha faticato a separarsi ed emergere nuovamente come autore.
Una famiglia borghese in decadimento, gli Ardengo, che non riesce a reagire al proprio fallimento.
La madre, Mariagrazia, è totalmente succube di Leo Merumeci, il suo amante, un egoista attento solamente agli affari e al piacere. Poi ci sono Carla e Michele, figli di Mariagrazia, incapaci di prendere posizione e, ancora peggio, di provare qualsiasi emozione. Carla si concede a Leo anche se non lo ama; Michele finge di provare attrazione per Lisa, ex amante di Leo, ma non sente niente.
Siamo sul finire degli anni Venti e ogni personaggio è rappresentazione, a suo modo, dell’indifferenza dell’intera società borghese di quel tempo.
Non dimentichiamo, inoltre, che la borghesia di cui stiamo parlando è quella fascista, di cui Moravia si diverte a mettere in scena l’ipocrisia e l’assenza di qualsiasi valore morale, in favore della ricerca del sesso e del potere.
Un romanzo che somiglia molto di più ad una pièce teatrale, sia per l’assetto chiuso di quasi tutte le scene – che si svolgono prevalentemente all’interno: di una casa, di una macchina, di un giardino – sia perché i personaggi, incapaci di agire secondo la loro volontà, sembrano attori intenti a recitare un copione.
Se provassimo a eliminare – si fa per dire, ovviamente – tutte le parti del testo che non siano dialoghi, ci rimarrebbe tra le mani un copione teatrale fatto e finito. Se c’è una cosa complicata da buttare giù quando si scrive, sono proprio i dialoghi, qui costruiti – perfettamente – sul non detto: girano sempre intorno al punto senza però centrarlo mai.
Non succede granché, Moravia non racconta di avvenimenti straordinari ma di relazioni, costruendo un telaio sentimentale capace di tenere in piedi tutte e trecento – e oltre – le pagine del romanzo.
In un libro polifonico come Gli Indifferenti – costruito su ben cinque punti di vista – il più forte è quello di Michele, su cui il narratore punta spesso la lente d’ingrandimento per indagarne l’intimità dei pensieri.
Probabilmente per ragioni di affinità con il personaggio: un ragazzo di circa vent’anni, la stessa età che aveva Moravia quando prese in mano la penna e diede inizio alla stesura del libro.
Michele, come il resto della famiglia, come la società borghese intera, è alienato dalla realtà e da sé stesso e vive in balia di ciò che lo circonda.

Vorrebbe indignarsi per le avances che Leo fa alla sorella, vorrebbe provare qualcosa per Lisa, sa che dovrebbe difendere l’onore di Carla con un colpo di pistola nel petto di chi l’abusa ma l’arma, al momento di sparare, è scarica: non riesce in niente perché di niente gli importa.
Tutto il romanzo è caratterizzato dalla centralità del sesso: la libidine e il desiderio sono temi fondanti, nonostante di sesso non si parli mai esplicitamente.
Anzi, l’unica scena di passione sparisce in un’ellissi. Moravia, in effetti, è un lettore attento di Freud e Marx, per cui l’esistenza è ridotta ai suoi istinti fondamentali di sesso e proprietà.
La vicenda, che sembra la storia di un’intera vita, dura a malapena due giorni e si conclude con un ballo in maschera, la stessa che indossano tutti i protagonisti, dietro la quale si celano verità non svelate, sentimenti mai espressi e mai provati. Il ballo in maschera diventa così metafora della società borghese, mascherata.
Per tutte queste ragioni, cari lettori, mettetevi comodi sulla vostra poltroncina di velluto rosso e godetevi lo spettacolo, pagina dopo pagina.
Titolo: Gli Indifferenti
Autore: Alberto Moravia
Editore: Bompiani
Autore

Alberto Pincherle Moravia (Roma, 1907 – 1990), è stato scrittore, giornalista, saggista, reporter di viaggio e drammaturgo.
È uno dei più importanti romanzieri italiani del XX secolo. Collaborò con giornali come La stampa, Corriere della sera e L’Espresso.
Tra i suoi libri più noti e tradotti in tutto il mondo Gli indifferenti, La ciociara, La romana, Racconti romani e La noia.
Nel 1952 venne insignito del premio Strega per I racconti, messi all’Indice. Dai suoi romanzi sono stati tratti numerosi film, tra i quali La ciociara di Vittorio De Sica, Il disprezzo di Jean-Luc Godard e Il conformista di Bernardo Bertolucci.



