Il coltello della memoria: un’indagine nel cuore irrisolto del Sessantotto
Sinossi
Sullo sfondo di una Milano che cambia volto a ogni pagina, l’indagine diventa per Pietro un sofferto viaggio alla scoperta di sé, della sua rinuncia ad amare e di una generazione che ha creduto di cambiare il mondo ma che ancora oggi fatica a fare i conti con la storia.
Ironico e disincantato, Il coltello della memoria è un romanzo sorprendente per la sua capacità di illuminare una stagione controversa e vitale del nostro passato. Che continua a pesare sul nostro presente, forse più di quanto non immaginiamo.
“Conveniva a tutti” sta scritto nel biglietto di addio che viene ritrovato accanto al cadavere di Alberto Novelli, nel salotto del suo appartamento in Porta Venezia.
Un colpo di pistola alla tempia. La polizia non ha dubbi: il critico cinematografico – un tempo celebre ma ormai dimenticato dai vecchi compagni di militanza del Sessantotto – si è ucciso. Incuriosito e insieme attratto dal messaggio, il vicecommissario Peppuccio Loporto si appassiona alla storia di Novelli, nella quale rivede le promesse mancate della propria giovinezza. E accanto a lui Pietro, il figlio di Alberto, da sempre un estraneo per quel padre che non aveva mai accettato di fare il padre.
Ora Pietro è costretto ad affrontare ciò che ha sempre evitato: l’enigma di chi fosse davvero Alberto Novelli e della sua eredità politica e intellettuale, in grado di far tornare a galla ideali traditi e segreti che nessuno ha interesse a riesumare.
Recensione
Omicidio o suicidio? Che cosa vuole dire il biglietto trovato accanto ad Alberto Novelli? Eppure, nonostante questo inizio, non siamo qui a parlarvi di un thriller.
Franco Currò esordisce con questo romanzo dalle tinte noir ma dal cuore storico, attuale e narrativo. Il coltello della memoria, edito Rizzoli, già nel titolo contiene un indizio su cosa troveremo una volta che avremo deciso di affrontare la lettura (quando si dice “l’immagine vale più di mille parole”).
Ma questo si farà più chiaro soltanto col tempo. Al principio abbiamo Alberto Novelli, storica voce di quel ’68 in Italia che portò una ventata di rivoluzione, di novità, che viene trovato morto l’indomani mattina dalla sua colf. Se la polizia in un primo momento non ha dubbi, Peppuccio Loporto, il vicecommissario, e Pietro Brusa Novelli, il figlio estraneo e forse mai voluto, si trovano coinvolti in una storia a più diramazioni: da una parte c’è quella di un padre che non si è mai curato del proprio figlio e di un figlio che non conosce il passato di un padre che fu molto attivo sul piano politico e intellettuale.
Dall’altra c’è l’immagine affascinante di un uomo che portò avanti idee e battaglie in un periodo di fermento giovanile. In tutto questo, sullo sfondo, troviamo una Milano che guarda al futuro ma è ancorata sempre più al presente e ai problemi che l’attanagliano come città e come Italia.
«E nella sindrome maniacale dell'aperitivo, che vedeva ripetersi a ogni passo nonostante fossero ormai le dieci passate, gli sembrò di cogliere la metafora di Milano: una metropoli orgogliosamente arrivata all'aperitivo, in tutte le sue declinazioni, anche le più lussuriose, ma inchiodata lì, senza i mezzi, le energie, le capacità per fare il salto al livello superiore, passare alla cena vera e propria. E il dilagare della via di mezzo rappresentata dall'apericena gli sembrò una sorta di compromesso al ribasso, il segno di una rassegnazione.»
Pietro Novelli, un giovane italiano che ha trovato casa e lavoro fuori dall’Italia, si ritrova catapultato in una Milano molto diversa rispetto a quand’era piccolo. Chiamato in veste di unico figlio a sistemare le volontà del padre, Pietro si troverà immerso in una storia che farà emergere molti personaggi legati a lui e ad Alberto.
Per esempio: il potente banchiere e “amico di famiglia” Rinaldi, figura di spicco dell’alta società e dal passato controverso; la madre di Pietro ed ex moglie di Alberto, Clotilde Brusa, una donna molto affascinante e forse con qualche segreto di troppo, ma quasi priva di carattere; e incontriamo soprattutto Chiara, quel passato mai definitivamente chiuso.
Ma sono molti i personaggi che hanno gravitato attorno ad Alberto Novelli e che soltanto ora escono alla luce del sole, chiamati a fornire l’identikit di un uomo ormai da molto tempo ritiratosi nella propria solitudine (in parte, possiamo dire, anche per colpa sua) ma che fu personaggio di spicco di quella stagione che ancora adesso, ogni tanto, pesa un po’ sulle spalle.
«La cultura, l'informazione, la giustizia, l'insegnamento, parecchi tra i gangli più delicati attraverso i quali si articola la società sono stati molto influenzati da quelle idee e da quelle battaglie.»
Franco Currò debutta con un romanzo notevolmente curato: ironico, ricco di colpi di scena e attraversato da riflessioni che non interrompono il flusso narrativo, ma al contrario lo ampliano e lo rendono più denso.
Gli stessi personaggi sono molto riflessivi, s’interrogano sulla crisi che pervade la società, su quello che fu il ’68 e su quello che ha lasciato. Protagonista è la Milano immersa nella globalizzazione e in continuo mutamento. In ogni pagina si respira questa continua tensione tra ciò che è stato e ciò che è, tra i sogni e la realtà dei fatti.
Vale la pena sottolineare come Franco Currò eviti di imporre una propria visione: da osservatore lucido della realtà sociale, restituisce piuttosto i pensieri ricorrenti e le inquietudini diffuse, quelle che attraversano il nostro tempo e una società sempre più segnata dalla nostalgia di un passato idealizzato.
«I risultati del totale fallimento educativo» insistette Rinaldi «sono di una evidenza spaventosa, guarda la modestia, per essere generosi, di gran parte delle generazioni seguite alla mia. Sai quale è stata in fondo una delle grandi fortune che abbiamo avuto? Siamo stati l'ultima leva che ha studiato prima che il Sessantotto iniziasse la progressiva demolizione del sistema scolastico, tra la demenzialità di consigli di circolo, consigli di istituto, decreti delegati, tutta paccottiglia che spacciava per democrazia quella che semplicemente era la demagogia più ottusa.»
Titolo: Il coltello della memoria
Autore: Franco Currò
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Narrativa italiana, romanzo storico, Italia nel ’68
Autore

Franco Currò, genovese, giornalista professionista, ha lavorato presso numerosi quotidiani e periodici come cronista, inviato speciale, caporedattore.
Da trent’anni è impegnato nella comunicazione d’impresa a livello strategico, di cui è considerato tra i maggiori esperti italiani.
Il coltello della memoria è il suo primo romanzo.

