Il concetto di organizzazione in Edgar Morin - ilPensatore - ilRecensore.it
Il concetto di organizzazione in Edgar Morin - ilPensatore - ilRecensore.it

Il concetto di organizzazione in Edgar Morin di Fabiana Russo

Il concetto di organizzazione in Edgar Morin: un viaggio nel cuore del pensiero di Edgar Morin, dove l’organizzazione diventa la chiave per comprendere la complessità del vivente

«Se c’è un concetto che prima degli altri può essere indagato e attraversato in quanto rete concettuale che caratterizza tutto il pensiero complesso e, in maniera particolare, il Metodo di Edgar Morin — inteso non soltanto come titolo dell’opera ma anche come strategia della conoscenza — questo è senz’altro il concetto di organizzazione». 

Il testo di Fabiana Russo analizza il pensiero di Edgar Morin mettendo al centro il concetto di organizzazione, considerato il principio fondamentale dell’intero pensiero della complessità e il filo conduttore della sua epistemologia. In tre capitoli densi, il saggio ci conduce all’organizzazione del metodo, attraverso una vicenda editoriale curiosa e avvincente, legata alla perdita prima e al ritrovamento poi del manoscritto de Il metodo del metodo, di cui l’autrice è anche stata curatrice per l’edizione italiana.

Gli altri due capitoli ci conducono sulle tracce dell’organizzazione, nelle Scienze della Natura e poi nelle Scienze dello spirito. Comprendere l’organizzazione significa infatti comprendere come si formano i sistemi viventi, la società, il pensiero e la conoscenza stessa. L’organizzazione è quindi il principio che unisce unità e molteplicità, stabilità e cambiamento, autonomia e dipendenza. 

L’autrice ha analizzato in particolare una delle tematiche fondamentali del sistema filosofico moriniano, l’auto-organizzazione, determinante nel passaggio dal riduzionismo, incentrato su una visione deterministico–meccanicistica della realtà, ad un orizzonte di senso in cui è la metafora dell’organismo ad ispirare le idee fondamentali per comprendere il reale a tutti i suoi livelli. Volendo mostrare le ragioni per le quali quello di organizzazione può essere inteso come concetto comprensivo di tutto il vivente, è necessario seguire il percorso che ha condotto Morin a riconoscere proprio in esso la natura della natura. La scienza nuova di Morin si fonda sul concetto di organizzazione, proprio perché essa è l’antidoto a ciò che l’autrice definisce «i nemici dichiarati di Morin, che ha combattuto per una vita», vale a dire i principi di ordine, riduzione e disgiunzione.  

Il principio di organizzazione o sistema, dicevamo, consente di  «pensare insieme l’uno e il molteplice, l’unità e la diversità, senza dissolvere il molteplice nell’uno e l’uno nel molteplice». Partendo dall’analisi della biologia, ad esempio, cogliamo l’unità data dal patrimonio ereditario della specie, ma anche la diversità biologica che rende ogni essere unico. Proprio per questo, ogni  entità auto-organizzata è sempre qualcosa in meno e in più della somma delle sue parti e va decifrata con l’idea sistemica di emergenza e con l’idea cibernetica di retroazione.  

«La scelta di indagare l’organizzazione come metodo in Edgar Morin  ha preso avvio dall’esigenza di riconoscere nell’organizzazione una complessa rete concettuale che, in quanto tale, attraversa tutto il pensiero moriniano e ne caratterizza il cammino. In tal senso l’intenzione di comprendere le implicazioni ontologiche, logiche ed epistemologiche di questo macro–concetto ha modellato il presente lavoro facendo sì che si proponesse di costituire una sorta di originale ripercorrimento del “viaggio” epistemico del pensatore francese che, benché non abbia segui-to un itinerario prestabilito né un rigido programma, è giunto a conclusioni che hanno senz’altro rigenerato il panorama culturale contemporaneo».

L’intento del saggio di Russo è quello di attraversare dal di dentro il Metodo di Morin, non immaginando che tale percorso abbia una conclusione, ma immaginando tale cammino come un percorso a spirale.

L’autrice sottolinea che il concetto di organizzazione non deve essere trasformato in una teoria assoluta o in un nuovo riduzionismo (“organizzazionismo”), ma dece restare un macro-concetto aperto, che permette di comprendere il vivente, la società, il pensiero e la conoscenza senza ridurne la complessità. Questo cammino a spirale deve necessariamente tenere conto dell’elemento che distingue l’organizzazione dall’ordine: cioè il disordine.

Uno dei punti centrali del pensiero di Morin è proprio il superamento dell’opposizione tra ordine e disordine. Il disordine non è un’anomalia da eliminare, ma una condizione indispensabile della vita e della creatività. 

«Ho capito radicalmente che tutto ciò che non reca il segno del disordine elimina l’esistenza, l’essere, la creazione, la vita, la libertà, e ho capito che ogni eliminazione dell’essere, dell’esistenza, del sé, della creazione è demenza razionalizzatrice» 

scrive Morin nel primo volume del Metodo, ricordando che l’ordine è, lui usa un’espressione molto forte, un bulldozer, se non viene mitigato dal concetto di disordine è l’asservimento assoluto. Morin ci ricorda che più del disordine bisogna temere il timore del disordine. Ogni organizzazione vive grazie a un equilibrio dinamico tra organizzazione e disorganizzazione, perché la vita è un continuo processo di riorganizzazione, espresso dalla formula moriniana “vivere di morte, morire di vita”, che indica come ogni essere vivente si mantenga trasformandosi continuamente. 

Ne viene fuori una physis, ossia una Natura vivente, contro l’universo disincantato e desolato lasciatoci dalla scienza classica.

Dal momento che il disordine ha anche un ruolo fecondo, Morin non può che confrontarsi – e il libro di Fabiana Russo ne tiene ampiamente conto – con colui che aveva messo la contraddizione come anima del proprio sistema: Hegel. Attraverso un’analisi puntuale e preziosa del manoscritto perduto e ritrovato, che diventa una sorta di officina della creazione del metodo di Morin, Fabiana Russo segue il farsi della concettualizzazione dialettica dell’organizzazione.

La razionalità cui fa riferimento Morin è, come quella hegeliana, una razionalità che non espelle la  contraddizione dalla realtà.

Ripensare la razionalità e il pensiero non può che condurre a ripensare al soggetto pensante. Il terzo capitolo del saggio, Organizzazione, soggetto e conoscenza, si occupa delle ricadute gnoseologiche del concetto di organizzazione. 

«Se nella prospettiva della scienza classica e, quindi, del paradigma tradizionale il mondo è stato sempre inteso in maniera astratta come oggetto statico della conoscenza che, in quanto tale, poteva essere compreso a partire dalla ripetitività dei suoi meccanismi e dalla determinazione delle sue leggi, il soggetto non poteva che essere esiliato in quanto fonte di perturbazione e rumore, insieme al tempo»

l’emergere del nuovo metodo non può che abbattere ogni presunta scissione fra il soggetto e l’oggetto. Verso un “nuovo” soggetto è infatti il titolo del primo paragrafo del capitolo, in cui la riflessione sulla differenza tra il pensiero computazionale delle macchine e quello autopoietico e quindi creativo della mente umana si mostra quanto mai utile e necessario nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.

Come scrive Fabiana Russo «l’accadimento — il termine non è scelto in maniera casuale — dello smarrimento de Il metodo del metodo può dirsi a ragion veduta la prova concreta di quella che l’autore ha chiamato ecologia dell’azione», difatti, grazie alla riscrittura prima e poi alla riedizione del volume ritrovato, si è avuto l’esempio più proficuo dell’aleatorio gioco di inter-retroazioni.

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

    Visualizza tutti gli articoli

ilRecensore.it non usa IA nelle recensioni

X