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 Il vestito di mia madre: storia di Teresa Mattei, antifascista di Sara Rattaro

 Il vestito di mia madre: una vita di lotta per la libertà e l’uguaglianza

Firenze, 1938. Teresa ha diciassette anni quando, tra i banchi di scuola, si alza in piedi per contraddire un professore che difende le leggi razziali. In un’Italia che pretende silenzio, la sua voce è troppo libera per restare muta. Il prezzo è l’espulsione da tutti gli istituti del Regno.

Ma Teresa non ha mai saputo piegarsi.

Cresciuta accanto a un padre apertamente antifascista, in una famiglia già impegnata nella militanza, sceglie presto la lotta clandestina. Nella Resistenza diventa “Chicchi”: staffetta ribelle tra viaggi in treno, documenti nascosti nell’orlo della gonna e notti passate a stampare volantini proibiti. È così che scopre che la libertà non si eredita: si conquista.

Dopo la Liberazione sarà la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, e porterà nella nuova Italia la voce delle donne e di una generazione che ha scelto di non restare in silenzio. Una storia di coraggio, dissenso e fedeltà alle proprie idee senza compromessi.

Con una scrittura calda e coinvolgente, Sara Rattaro ripercorre la vita di Teresa Mattei dall’infanzia al fuoco dei primi anni dell’età adulta, restituendo con sensibilità e attenzione il ritratto di una donna straordinaria e trasformando la sua esistenza in un grande romanzo.

Come spiegato dall’autrice stessa, Il vestito di mia madre è una biografia fedele, ma romanzata, di parte della vita di Teresa Mattei.

Con queste pagine si è voluto rendere non solo un pezzetto della storia d’Italia, ma la quotidianità pubblica e privata di una figura importante, una Madre costituente, partigiana, parlamentare comunista, dirigente dell’UDI, insegnante, attivista per i diritti delle donne e dei bambini. 

La storia di Teresa, nome di battaglia “Chicchi”, inizia con la sua nascita, e la sua infanzia in una famiglia benestante e numerosa, già segnata, lei e i suoi fratelli fin da piccoli, dall’attivismo politico del padre, grande amico dei fratelli Rosselli.

Nella loro grande casa a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, vedono sfilare personalità come Calamandrei, Natalia Ginzburg, Olivetti, Levi, La Pira e tanti altri.

Teresa comincia la sua carriera come staffetta antifascista a soli sedici anni per non fermarsi mai più, combattendo le tante ingiustizie e disparità del nostro mondo attuale, dai bambini morti a Sarajevo al G8 di Genova del 2001, dalla lotta come partigiana durante la battaglia di Firenze, alle battaglie per la parità e l’uguaglianza fra uomini e donne (come le leggi a tutela delle lavoratrici madri, per la parità salariale, contro le clausole del nubilato, per l’ammissione delle donne in magistratura e tanto altro), rese possibili grazie all’introduzione in costituzione degli articoli 3, 29, 31, 37, 48 e 51  che sancirono la parità tra uomini e donne, voluti dalle ventuno Madri costituenti, tra cui appunto Teresa Mattei. 

Il libro narra solo parte della storia personale e politica di questa figura gigantesca: la sua infanzia e gioventù a Firenze, i suoi studi e le sue prime ribellioni alle imposizioni delle leggi fasciste, la sua appartenenza politica, il suo amore per Bruno Sanguinetti, sposato con uno stratagemma perché già ammogliato, e soprattutto la sua famiglia, numerosa e avvolgente.

In nome del fratello Gianfranco, suicidatosi dopo le torture inflittegli dai nazisti, testimonierà nel 1994 contro Erich Priebke ed è su questo episodio che termina la biografia. Resta fuori tutto il periodo fecondo e attivissimo di Teresa Mattei, dagli anni ‘50 fino alla sua morte nel 2013, anni che la videro tra le prime dirigenti dell’Unione delle donne italiane (sua la scelta di fare della mimosa il fiore simbolo dell’8 marzo), in prima fila con il suo impegno civile come pedagogista in progetti a difesa dell’infanzia, fondatrice e dirigente di svariati enti e fondazioni volti a tale proposito, aiutata in questi programmi dai suoi figli… (e un lungo eccetera che in una recensione diventerebbe un noioso elenco di attività e progetti).

L’autrice preferisce concentrarsi sul periodo giovanile e se anche si adagia un po’ troppo su descrizioni leggermente mielose dei rapporti familiari di Teresa (una famiglia evidentemente molto unita), se a tratti prevale una componente un po’ leziosa nella descrizione di certe mattine fredde, di serate estive o di certi moti dell’anima, la grandezza di Teresa non ne risulta del tutto soffocata.

Soprattutto nella seconda parte della biografia, si scopre finalmente la forza di una figura storica ribelle, disobbediente, anticonformista che passa attraverso la guerra, lo stupro, la morte del fratello e poi del marito poco più che quarantenne, la nascita di 4 figli e un secondo matrimonio, il suicidio di una figlia, le sue rivendicazioni e il suo attivismo su più fronti.

Una donna che rivendica il diritto di essere ragazza madre senza vergognarsene, che lotta insieme ad altre donne di diversa visione politica per la “questione femminile”, con una solidarietà trasversale che vorremmo tanto vedere nei politici di oggi, che sopporta a testa alta e respinge al mittente le misere battutine maschili sulla sua presenza in parlamento. Butta i semi del femminismo italiano, avendo la fortuna di veder germogliare i suoi fiori (dell’arrivo dei frutti ne dobbiamo ancora, in parte, parlare).

E’ come se autrice e protagonista si fossero finalmente incontrate su un terreno comune, quello delle battaglie per l’uguaglianza e delle rivendicazioni femministe, e camminando su un terreno familiare la sua narrazione diventa più incisiva e concreta.

Sara Rattaro qui ricorda spesso che le donne durante la resistenza imbracciarono i fucili e combatterono a fianco degli uomini, morirono e uccisero, furono torturate, soffrirono la fame e il freddo come loro e furono anche violentate, Ma presero pure decisioni importanti, a capo di cellule partigiane e poi nella politica, con il diritto al voto e alla rappresentanza in parlamento.

Le donne si ingegnarono, sottolinea l’autrice, per racimolare cibo, vestiti, medicinali, per portare messaggi, armi, conforto: “… l’esercito dei partigiani non lo fecero solo i fucili e i canti notturni. Lo fecero anche le nostre mani”.

L’autrice non spiega, nella sua nota, il perché di questo salto temporale, dal 1950 al 1994, tralasciando tutto il periodo dell’attivismo sociale e civile, il secondo matrimonio e la nascita degli altri due figli. Diverso periodo storico sicuramente, una vita troppo piena per essere raccontata in un romanzo biografico, certo, ma rimane pur sempre amputata una parte importante della vita di una grande donna (quasi sessanta anni di attivismo ininterrotto), e sulla quale bisogna sopperire con consultazioni di altre fonti.

Mi piace infine riportare, concludendo, un monito di Teresa Mattei che purtroppo è ancora preoccupantemente valido:

Noi donne non resteremo più ai margini. Saremo noi a insegnare ai nostri figli cosa significa libertà. Saremo noi a ricordare agli uomini che giustizia non esiste senza uguaglianza.”
Sara Rattaro autrice di Il vestito di mia madre: storia di Teresa Mattei, antifascista. ilRecensore.it

Sara Rattaro è nata a Genova nel 1975. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla scrittura.

È autrice di diversi romanzi: Sulla sedia sbagliataUn uso qualunque di teNon volare via (Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi (Premio Rapallo Carige 2016), L’amore addossoUomini che restano (Premio Cimitile 2018), Andiamo a vedere il giorno (Sperling & Kupfer 2018), Il cacciatore di sogni, il suo primo libro per ragazzi, Sentirai parlare di me (Mondadori 2019), La giusta distanza (Sperling & Kupfer, 2020), Una felicità semplice (Sperling & Kupfer, 2021), La donna che salvò la bellezza (Mondadori, 2023), Io sono Marie Curie (Sperling & Kupfer, 2024), Due cuori in tempesta (Sperling & Kupfer, 2025).

Ha curato la raccolta di racconti La vita vista da qui (Morellini 2018). È docente di Scrittura creativa presso l’Università degli studi di Genova.

Autore

  • Silvia Chessa

    Ispanista, femminista, ailurofila, non necessariamente in quest'ordine.
    Laurea in lingue e un'altra mezza laurea in biblioteconomia e bibliografia nel tentativo di far incrociare due delle mie fissazioni, lo spagnolo e i libri
    Una vita professionale travagliata, passando da libraia a insegnante. Polemica, inquieta e solitaria, trovo pace nella lettura facendo mia la frase di Daniel Pennac: "Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso".
    Ho tanti sogni nel cassetto. Per adesso nel mio futuro vedo un corso di ballo flamenco.

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