Ci sono viaggi che si fanno con la valigia in mano e altri che iniziano sfogliando una pagina. Entrambi hanno il potere di portarci altrove, di farci respirare mondi nuovi e ritrovare pezzi dimenticati di noi stessi. In questo articolo speciale, ilRecensore.it vi invita a salire a bordo di un itinerario unico: quello percorso da recensori, scrittori e bookbloggers che hanno intrecciato i loro ricordi di viaggio con le letture che li hanno ispirati. Ne nasce una mappa fatta di rotte reali e immaginarie, dove ogni libro diventa compagno di strada e ogni luogo si illumina di nuove parole.
Un invito a partire due volte: una con i piedi, l’altra con il cuore.
In viaggio con Luca de Vincentiis verso l’Australia
Ci sono viaggi e viaggi, mete e mete, arrivi che non sono mai definitivi approdi. Si parte convinti, ci si ritrova a dover rimescolare tutto, a prendere in considerazione l’eventualità di un’esperienza fuori dal comune.

Per fortuna o no, non capita spesso di ritrovarsi completamente spaesati e spogliati di tutto ciò che fino a quel momento eravamo. A Marlo Morgan, giornalista e autrice di un libro che per la sua unicità è intramontabile, in E venne chiamata due cuori è accaduto qualcosa di veramente incredibile. Si tratta di un viaggio nel viaggio, di un viaggio concreto e astratto allo stesso tempo, di un’esperienza che ti forma e ti cambia per sempre.
Morgan racconta la sua esperienza tra gli aborigeni in Australia, immersa completamente in una realtà che si cela sotto le miriadi di impalcature che costituiscono la società per come la conosciamo noi. Si tratta di un viaggio verso l’essere, al di là del tempo e dello spazio per come lo viviamo quotidianamente. E analizzando, o per lo meno cercando di analizzare nella maniera più chiara possibile, che cos’è il viaggio? Qual è il suo vero significato? Perché viaggiamo? Davvero desideriamo viaggiare per il solo scopo di staccare la spina dalla quotidianità fatta di casa-lavoro e lavoro-casa?
È non aspettandosi nulla e rimanendo veramente aperti, con pochi bagagli a mano se non nulla, che forse possiamo veramente compiere il viaggio — che forse, una volta pronti, possiamo comprendere meglio la nostra Itaca.
In viaggio con Donatella Vassallo verso l’Islanda
Paradiso e Inferno di Jón Kalman Stefánsson

“Paradiso e Inferno” è una poesia in prosa. Racconta dell’amicizia tra due ragazzi sullo sfondo di un villaggio islandese dell’Ottocento battuto dai venti gelidi. Oltre all’amicizia, centrale è il tema è dell’amore per le parole, quelle che faranno perdere la vita a Bárður, uno dei due protagonisti: rapito da un verso del “Paradiso Perduto” di Milton, che ha voluto leggere prima di imbarcarsi, dimenticherà a terra la cerata che avrebbe potuto salvarlo dall’assideramento.
Non mancano la morte, l’amore, il rimpianto, i grandi topoi dell’epica, come epico è il tono di tutto il romanzo. E poi la natura dell’Islanda, che troneggia da indiscussa protagonista: un’isola di pietra e di lava, fatta di pianure innevate, di antichi vulcani che sovrastano i fiordi e di un mare infido e scuro.
Qua e là baracche di pescatori esposti agli alti e bassi della vita. Il tutto raccontato con quella lingua elegiaca e musicale che caratterizza lo stile di Stefánsson fin dai suoi esordi. Uno scrittore, che prima di consacrarsi all’arte del romanzo, ha pubblicato diverse raccolte di poesie. E l’incedere poetico conta, in questo libro, più della trama: non stupisce che “Paradiso e Inferno” sia stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.
In viaggio Sabrina de Bastiani verso Chicago
… adora quelle sere in cui il caos cessa, la città si ammansisce e ammutolisce per una tempesta che fa cadere la neve più grossa e lenta che lui abbia mai visto, e le macchine sono seppellite accanto ai marciapiedi, e il cielo è una nebbia arancione per il riflesso dei lampioni…

Chicago non è solo skyline e vento gelido: è il palcoscenico complesso e stratificato di Wellness, il secondo romanzo di Nathan Hill. Attraverso la storia di Jack e Elizabeth, la città si svela nelle sue contraddizioni: da un lato la promessa di un futuro brillante nei loft post-industriali del West Loop, dall’altro il peso di una cultura iper-performativa fatta di terapie, yoga e algoritmi relazionali. Hill descrive Chicago non come semplice sfondo, ma come personaggio vivo, che cambia con i suoi protagonisti.
Camminare con loro nei quartieri in trasformazione è un viaggio dentro le illusioni moderne: la felicità è un obiettivo o un prodotto? Un romanzo che fa riflettere sull’amore, sull’ossessione contemporanea per il benessere e su come le città ci influenzano, anche quando pensiamo di dominarle. Chicago e Wellness mi hanno stregata così: con la loro voce ruvida e cristallina, e la poesia che si nasconde nel rumore.
In viaggio con Patrizia Picierro verso Vienna

Vienna è un respiro sospeso tra l’eco dell’impero e la delicatezza di una città che sa ancora proteggere la sua intimità.
Camminando tra i giardini di Schönbrunn o nei salotti colmi di specchi e velluti, si ha l’impressione che l’Ottocento non sia mai davvero tramontato. La figura di Sissi aleggia ovunque, come un sogno fragile che continua a raccontare eleganza e malinconia.
Ma Vienna non è soltanto memoria imperiale: è confidente e accogliente, un luogo in cui ci si sente al sicuro, come se la violenza non potesse scalfirne la quiete.
È fatta di musica che abita le sue cattedrali gotiche, di stupore davanti a Klimt al Belvedere, di passeggiate nel Quartiere dei Musei, fino alla dolcezza di una Sacher Torte gustata da Demel.
Un viaggio nella capitale austriaca è anche un viaggio nella letteratura e poche pagine sanno raccontarla meglio di Il mondo di ieri di Stefan Zweig: un’autobiografia che diventa romanzo collettivo, specchio di un’epoca di splendore e fragilità.
Tra quelle parole ritroviamo l’anima di Vienna: la città che vive di arte, di sogni e di una memoria che, come una musica segreta, continua a vibrare in ogni suo angolo.
In viaggio con Laura Gobbo verso la Corea del Sud
Siete amanti del k-pop e divorate k-drama anche a colazione? Sognate di passeggiare per i mille quartieri di Seoul o sulle spiagge di Busan? Ma un aereo per la Corea del Sud è ancora un miraggio…

Niente paura! Ci pensa Noemi Pelagalli in arte @CookingWithTheHamster, con Made in Korea: dalle origini al k-pop, a farvi scoprire tutta la magia – e tutte le contraddizioni – de “La terra delle Tigri” attraverso un testo che è molto più di una semplice guida a questa nazione ancora oggi culla di arte e bellezza ma anche di lati oscuri e idiosincrasie.
Con questa Guida, Pelagalli, ci porta alla scoperta della storia coreana dalle sue origini, passando per la dominazione nipponica, la divisione della sua sorella del nord, attraversando movimenti culturali, lotte civili, momenti bui della storia contemporanee per arrivare a oggi, al boom del fenomeno “Hallyu” ovvero la cosiddetta “onda coreana” che sta invadendo il mondo a suon di tormentoni e drama di successo (vedi il clamore di gruppi come BTS e Blackpink o il successo planetario di Squid Game).
Pelagalli non manca di analizzare in dettaglio la cultura coreana andando a toccare anche gli aspetti negativi di questa nazione come il fenomeno saeseng, la chiusura nei confronti della comunità LGBT+ (anche se le cose stanno pian piano cambiando), passando per il bullismo scolastico – ancora oggi un problema che sembra endemico al contesto socio culturale – fino al ruolo della donna nella società.
Ma non è tutto, si parla anche di cibo, di influenze straniere e di Corea del Nord per citare solo alcuni degli altri temi, che sono davvero tantissimi e molto variegati. Senza perdere di vista gli aspetti più luminosi, positivi e magici di questa nazione.
Insomma un viaggio a 360 gradi per scoprire un paese pieno di luci e ombre destinato a imporrei sulla scena globale.
Siete pronti a partire con me e immergervi in questa cultura affascinante e seducente?
In viaggio con Ambra Devoti verso Charleston, Inghilterra

Charleston in Firle, East Sussex, BN8 6LL. La meta che vi propongo è l’indirizzo di una specifica casa di campagna, la “Charleston Farmhouse” e il motivo per cui lo faccio è perché questa casa è appartenuta alla pittrice Vanessa Bell, la sorella maggiore di Virginia Woolf, e al suo amante Duncan Grant.
I due artisti vi si stabilirono nel 1916 per allontanarsi dalla guerra e fecero della dimora un rifugio aperto a tutti i loro amici, figli, fratelli e amanti.
In questa casa si svilupparono i molteplici talenti di un gruppo di persone che ebbe un peso capitale nella cultura occidentale del “900; mi riferisco a scrittori del calibro di Lytton Strachey, Virginia Woolf, E.M. Foster, T.S. Eliot, all’economista John Maynard Keynes, alla ballerina Lydia Lopokova, oltre che a storici, poeti, illustratori, antiquari che si distinsero tutti nei loro campi d’azione.
La casa e il giardino sono il frutto collettivo di tutti questi talenti messi insieme; ogni parete,
angolo, siepe sono stati progettati da questo collettivo libertario e caotico, un luogo in cui l’arte e la vita
andavano a braccetto, un’opera d’arte totale che divenne la celebrazione visiva della loro amicizia. Il libro
di Mario Fortunato, “Il giardino di Bloomsbury” è il racconto appassionato di questa casa e di queste vite
speciali, per cui potrete visitare questo luogo anche solo con la mente se non potrete farlo dal vivo per il
momento… Buon viaggio!
In viaggio con Ambra Ravalico verso Trieste

Siamo diretti verso la città di Trieste, quella che fu dimora di Ettore Schmitz; culla asburgica affascinante e magnetica, nonché casa natale appunto di Italo Svevo, pseudonimo del benestante scrittore ebreo, molto spesso dimenticato e trascurato.
A Trieste soffia la bora da nord-est, sì, anche ad agosto, rendendo i suoi castelli e i suoi molteplici musei godibili anche nei giorni più afosi dell’anno.
Invece, passeggiando, si potrà seguire un interessante itinerario letterario: dai caffè storici, dove bazzicava non soltanto lo stesso Svevo, ma anche l’amico Joyce; al museo dedicato a quest’ultimo e fino ad arrivare alla casa del primo.
Nel mentre, la lettura di un grande classico del Novecento, come “La coscienza di Zeno” risulterà alquanto appropriata e da voi verrà sicuramente apprezzata nel migliore dei modi.
Il signor Cosini, come uno spettatore, narra le dinamiche più significative della sua esistenza, dalla morte del padre fino al suo personale diario in cui mette la parola fine alla sua personale psico-analisi.
“La vita non è né brutta né bella, ma è originale!”
…un po’ come Trieste!
Relax, cultura e psicoanalisi: rientrerete dalle vacanze rinnovati e certamente “diversi”.
In viaggio con Laura Salvadori verso la Norvegia
La Norvegia di Harry Hole, dalla penna di Jo Nesbo.
Il primo è il personaggio.
Il secondo è l’autore. Come spesso accade, confondere l’uno con l’altro è facile. Forse perché a forza di scriverne le gesta si finisce per trasferire sul personaggio molto di sé stessi.
Harry Hole è un poliziotto dannato e spudorato. Nemico giurato dell’ordine costituito, una vita segnata da molti traumi e da altrettante perdite. Un gigante biondo, dal volto segnato da una cicatrice. Ai piedi le eterne Doctor Martens, in mano una bottiglia di Jim Beam, Hole conosce bene l’animo umano e sa sempre cogliere i dettagli cruciali di una indagine. Un personaggio discutibile ma acutissimo e perspicace e molto affascinante.

La sua terra gli assomiglia: dura e inospitale ad un primo sguardo ma capace di dispensare pace ed estati, racchiuse nei suoi panorami ineguagliabili.
Nesbo tuttavia racconta una Norvegia piena di contrasti, ben lontana dal luogo idilliaco che abita il nostro immaginario. La Norvegia di Nesbo è perfetta solo in superficie. Sotto esiste un sottobosco rigoglioso in cui disagio sociale, diseguaglianza e violenza prolificano. Una nazione in bilico tra il suo passato da ultima della classe e il presente, opulento ma anche disseminato di contraddizioni.
Gli ambienti dei romanzi di Nesbo sono prevalentemente Oslo, ordinata, moderna, senza fronzoli e le zone rurali circostanti, remote, quasi fiabesche, ben distanti dalle sacche di povertà che Nesbo sa rappresentare.
Ho avuto la fortuna di calcare per due volte il territorio norvegese: ogni volta la ricerca delle eco dei romanzi di Nesbo è stata potente.
Ho vagato tra le statue iconiche del Frogner Park a Oslo alla ricerca delle tracce del Killer de Il leopardo. Mi sono persa tra i panorami dolci e brulli del Telemark.
Ho camminato per le strade di Oslo cercando di cogliere perdizione e cinismo dentro ad una delle società più civili e avanzate al mondo.
E la neve che spolvera i monti introduce la brutalità dell’inverno norvegese, dove il buio artico ti inghiotte: ecco le vibes terrificanti de L’uomo di neve.
In Norvegia il viaggiatore si sente schiacciato dai riverberi di una natura potente e selvaggia ma anche protagonista assoluto di un film dal finale aperto.
L’occhio si perde negli orizzonti sconfinati e gioisce della scarsa presenza umana. Tutto, dai colori alla potenza del creato, pretende attenzione e restituisce quell’esaltazione che solo un viaggio un po’ fuori dalle righe sa dare.
E nell’esaltazione l’eco delle storie di Jo Nesbo è molto più che un rimbombo.
È nostalgia per chi rimane intrappolato nella carta. È desiderio di condividere un’esperienza con il tuo personaggio preferito, quello che hai tante volte immaginato e che per te ormai ha un volto ed un odore.
E ti perdi pensandolo e immaginando ogni volta uno spicchio di vita da spendere proprio lì, in quelle terre così estranee ma al tempo stesso anche familiari.
In viaggio con Gabriel Uccheddu verso Roma
Roma non è solo una città da visitare, ma un luogo da vivere attraverso la letteratura.

Nel romanzo Hamartía di Rossana Soldano, edito da Mondadori, le strade della Capitale diventano lo scenario di un amore impossibile che nasce e si intreccia con alcune canzoni simbolo degli anni ’60/70.
In queste pagine Roma si rivela magica, sospesa in un tempo che sembra non appartenere al presente, ma che resta vivo nei dettagli e nelle emozioni: una Roma misteriosa e – a tratti – malvagia. I protagonisti, Lucas e Cristiano, sono due figure indimenticabili: pieni di sfumature, autentici, raccontati con una forza tale da sembrare amici di lunga data.
Leggendoli si ride, si sogna, si soffre con loro, come accade con ogni grande storia che lascia un segno. La scrittura della Soldano è intensa e avvolgente, capace di rendere la città quasi un personaggio a sé, testimone silenzioso delle passioni e dei conflitti che animano la tormentata storia d’amore di Lucas e Cristiano.
Assolutamente da leggere!
In viaggio con Enza Spinapolice verso l’Etiopia
Da molti anni, più di un decennio, passo la maggior parte della mia estate in Africa orientale, e in particolare in Etiopia, ma spesso anche in Kenya, nel deserto del Turkana. Mi è successo molte volte di tentare un approccio sdoppiante per i miei viaggi nel deserto: leggere libri ambientati in India, o nell’Europa della Riforma, o in pieno inverno.
Per questo consiglio di viaggio invece, ho scelto di abbinare il viaggio in Etiopia a qualcosa che risuoni con il nostro passato coloniale. Non il classico Il tempo di uccidere, di Ennio Flaiano, che probabilmente avete già letto, ma il recente Sangue Giusto, di Francesca Melandri.
Questo libro riesce a unire con un filo, rosso sangue, il passato coloniale ed il presente post-coloniale. Attraverso la storia di una singola persona, Attilio Profeti, e della sua famiglia, il legame non sempre chiaro tra noi e la nostra storia recente diventa cristallino, e quindi difficile da ignorare.
Francesca Melandri è bravissima nel trasformare l’eccellente documentazione storica in un affare di famiglia, con tutte le implicazioni del caso. Per questo vi consiglio questo libro, andando in Etiopia, una terra bellissima e che amo appassionatamente, ma anche seduti sul divano di casa, per viaggiare nei meandri del passato recente della nostra storia.
In viaggio con Samanta Giambarresi verso le isole Eolie
Isole Eolie, le sette sorelle, un arcipelago unico e affascinante che non comprende solo le sette isole ma tanti altri isolotti e scogli di origini vulcanica così diversi e unici.
Come Vulcano. La riconosci dal suo odore di zolfo, le acque caldee e i tramonti alla Baia Negra. E quella via dedicata ad Anna Magnani che soggiornò proprio nell’Isola quando girò Vulcano (1950), anche se il film fu girato a Lipari e Salina. Ci spostiamo di poco e troviamo proprio Lipari, la sorella maggiore, vivace e piena di risorse.
Panarea elegante con le sue buganvillee che rallegrano la costa: dal porto si ammirano la suggestiva isola di Basiluzzo e, tra le altre, Lisca Bianca, dove approdò Monica Vitti alla ricerca della sua amica in L’avventura (Antonioni, 1960).
Salina, romantica e retrò: Massimo Troisi girò alcune scene de Il Postino. La selvaggia Stromboli: i suoi abitanti lo hanno abbracciato e sono orgogliosi di aver avuto ospite Ingrid Bergman e Rossellini per le riprese di Stromboli – Terra di Dio (1950). Da Stromboli si erge solitario lo Strombolicchio.
Alicudi e Filicudi, le più lontane, incontaminate e misteriose. E ad Alicudi successe qualcosa di strano all’inizio del ‘900, la gente cominciò a vedere strane presenze e donne che volavano. La causa? un fungo allucinogeno presente nella farina di segale con cui si preparava il pane. Il famoso pane di Alicudi. Ce lo racconta Marta Lamalfa nel suo L’isola dove volano le Femmine (Neri Pozza).
In viaggio con Nicoletta verso Madrid
Madrid è una città spettacolare, complessa e stratificata; dalla sua storia millenaria legata all’inquisizione, al Generalissimo Franco, fino ad arrivare alla capitale moderna e mentalmente aperta che conosciamo oggi.
La Madrid di Franco era una città in lutto, dove il rigore morale del franchismo governava con forza, una società dominata da un cattolicesimo ultraconservatore. Il moralismo imperante soffocava ogni forma di espressione individuale, imponendo una vita pubblica e privata rigidamente controllata.
La paura era onnipresente. La repressione era spietata. Ogni angolo poteva nascondere un delatore, ogni conversazione poteva essere un pericolo.
È proprio in questa Madrid che è ambientato Crudele è la notte, un noir-thriller, un romanzo che si distingue per diverse qualità, che ne fanno una lettura decisamente coinvolgente.
La trama tocca il nostro cuore per la malvagità e l’orrore che si compie in questa città crudele, un racconto che, seppur stratificato, riesce ad avere un filo conduttore incredibile.
Crudele è la notte è una storia nella storia. In questo quadro tridimensionale e intrigante, gli autori danno vita ad un personaggio che, spero, avremo modo di incontrare di nuovo. Florentino Abedes, Ispettore di prima classe, un uomo che mal si piega al potere, ma che purtroppo deve accettarne le regole. Un uomo chiuso al mondo, che vive in una casa alla periferia con il vecchio padre malato, che la mattina si sveglia con una Peninsulares parlando con i suoi uccellini chiusi in una grande voliera dei quali si prende cura. Un uomo che soffre, un uomo isolato dal sistema, ma che il sistema stesso riconosce le grandi abilità. Il contraltare è Uriarte, il suo superiore, pragmatico, ligio al dovere e al potere. Un uomo che per la carriera farebbe qualsiasi cosa.
Questo dualismo tra l’integrità morale di Abedes e il cinismo di Uriarte non è solo un conflitto di ruoli, ma lo scontro tra due diverse visioni del mondo, una resistenza silenziosa contro il compromesso. La speranza di incontrare nuovamente Abedes, un personaggio così bello e complesso, è una delle prove più grandi del successo narrativo del libro.
Crudele è la notte offre un’esperienza di lettura trascinante e un viaggio affascinante nella Madrid più conosciuta e più oscura.





