La magica libreria dei ciliegi in fiore: quando un libro diventa il posto in cui qualcuno continua a vivere
SINOSSI
Seguite i ciliegi in fiore per trovare la magica libreria Sakura, lì vi aspetterà il libro giusto per ritrovare l’armonia e superare le fatiche dell’anima. Affrettatevi, perché tutto durerà solo finché i ciliegi saranno in fiore!
Tra i petali che danzano nell’aria c’è un luogo diverso da qualsiasi altro e un paradiso per gli amanti dei libri. Solo durante la fugace stagione della fioritura dei ciliegi appare la libreria avvolta nel mistero, dove le storie prendono vita e i ricordi si mescolano alla fantasia. Tra scaffali di legno pieni di volumi, melodie che riecheggiano nel silenzio e l’aroma rilassante del caffè appena fatto, una giovane e indecifrabile donna in abito bordeaux e la sua gatta tricolore Kobako attendono pazientemente l’arrivo di coloro le cui anime sono bisognose di conforto e guarigione. Mentre la tradizione giapponese si intreccia con il presente, i visitatori della libreria, grazie ai libri e al potere delle storie, porteranno pace nel loro passato e troveranno la direzione per il futuro con una rinnovata speranza. Un libro incantevole per ritrovare armonia. Un’avventura dolce e misteriosa, in cui le fioriture dei ciliegi scandiscono una rinascita. Un romanzo sulla magia delle storie che scegliamo di custodire e che, anche se nascoste, vivranno in noi per sempre.
RECENSIONE
Takuya Asakura costruisce una favola letteraria sulla memoria, sulla perdita e sul potere che abbiamo quando raccontiamo una storia
Un ciliegio in fiore, un gatto tricolore, una ragazza con una salopette color vinaccia e il Bolero di Ravel che gira su un vecchio giradischi.
L’indirizzo non serve.
La libreria Sakura non si trova sulle mappe e non è detto che si faccia trovare quando la si cerca. Compare quando qualcuno ha bisogno di ritrovare qualcosa che la vita gli ha portato via. Basta seguire un gatto, attraversare la fioritura di un ciliegio che sembra uscito da un sogno e lasciarsi condurre.
Dentro ci sono libri.
Ma soprattutto ci sono miracoli.
È da questa premessa che Takuya Asakura costruisce La magica libreria dei ciliegi in fiore, romanzo che arriva al lettore con l’apparenza di una storia fantastica e finisce per parlare di qualcosa di molto concreto: il nostro disperato bisogno di non perdere del tutto le persone che abbiamo amato.
La prima visitatrice della libreria è una giovane donna che ha appena perso la madre.
Durante il riordino della casa ritrova Il Piccolo Principe, un libro legato alla propria infanzia e, soprattutto, alla voce materna che glielo leggeva.
La ragazza si siede sotto un ciliegio in fiore e comincia a leggere.
Poi succede qualcosa.
Si ritrova davanti alla libreria Sakura e scopre che, all’interno, la ragazza che la accoglie sta leggendo esattamente lo stesso libro e lo stesso passaggio.
Non è una coincidenza.
Alla Sakura ogni visitatore trova un libro che sembra essere stato scelto apposta per lui. Sugli scaffali compaiono testi “riservati”, destinati a persone che hanno ancora una storia da risolvere con quelle pagine.
La proprietaria della libreria li avverte: sono arrivati lì per comprare un miracolo.
Il prezzo non è necessariamente economico, perché ciò che desiderano è quasi sempre qualcosa che il mondo reale non può più restituire.
Una voce, un volto, un incontro, oppure un’ultima conversazione.
Il miracolo consiste nel poterli riavere, per un istante.
I libri diventano porte
Da qui il romanzo – La magica libreria dei ciliegi in fiore – procede attraverso una serie di incontri, ciascuno legato a un libro e a una perdita.
Il Piccolo Principe apre la storia. Peter Pan accompagna quella di due gemelle legate al ricordo di un ragazzo conosciuto da bambine e morto troppo presto. Un altro incontro porta nella libreria un anziano malato di Alzheimer che vorrebbe ritrovare la moglie Misa.
Il meccanismo narrativo è abbastanza chiaro: un lettore arriva alla Sakura, il libro lo conduce verso il proprio passato e il miracolo gli permette di riaprire per un breve momento una porta che credeva chiusa per sempre.
Ed è proprio qui che il romanzo mostra il suo lato più efficace.
Asakura non racconta la lettura come un’attività astratta o come un semplice piacere intellettuale. Per i suoi personaggi il libro è un oggetto fisico che conserva qualcosa di vivo.
Una frase può contenere una persona, una pagina può custodire una voce e un romanzo può diventare il luogo nel quale torniamo a incontrare qualcuno.
È una delle idee più belle del libro e anche quella che gli permette di superare la superficie della favola.
La magia, però, ha un meccanismo ripetitivo
Il romanzo non è privo di difetti, e sarebbe un peccato nasconderli dietro la delicatezza della storia.
La struttura degli episodi tende a ripetersi. Cambiano i personaggi e cambiano i libri, ma il percorso è spesso simile: l’arrivo alla libreria, il malessere fisico, il desiderio, il miracolo, il ritorno e l’invito a non dimenticare quel luogo.
Dopo qualche incontro il lettore ha ormai compreso il funzionamento della Sakura e una parte dell’effetto sorpresa si attenua.
È un limite reale.
Ma c’è anche un rovescio interessante: proprio perché la struttura resta riconoscibile, diventano più importanti le storie personali di chi entra dalla porta.
Sono loro a dare un significato diverso allo stesso miracolo, infatti non tutti vogliono la stessa cosa quando chiedono di tornare indietro.
E soprattutto non tutti hanno lo stesso rapporto con ciò che hanno perduto.
La componente fantastica si innesta alla perfezione con l’identità giapponese del romanzo.
La si ritrova nei dettagli, nei nomi, nel rapporto con la natura e nelle stagioni, nella centralità dei ciliegi in fiore, ma anche nel modo in cui la storia osserva il tempo e la memoria.
Persino il nome della gatta, Kobako, nasce da un’immagine precisa: la posizione assunta dai gatti quando raccolgono le zampe sotto il corpo e sembrano formare una piccola scatola. Il termine giapponese richiama infatti la “scatola d’incenso”.
Kobako non è però soltanto un dettaglio grazioso. La gatta è una delle presenze che fanno funzionare il mistero della libreria e accompagna il lettore verso la parte più importante della storia.
Perché a un certo punto la domanda cambia.
Non è più: come funziona la libreria?
Diventa: chi l’ha creata?
La risposta arriva attraverso Kazuhiko, uno scrittore che non riesce più a scrivere.
E qui Asakura porta la storia su un piano diverso.
La libreria Sakura non è semplicemente un luogo incantato nel quale i lettori possono incontrare il passato. È nata dalla scrittura, dalla memoria e dall’amore per una donna che non c’è più.
Il suo funzionamento è legato a un’idea tanto semplice quanto potente: la realtà di un personaggio non dipende soltanto da chi lo ha inventato, ma anche da chi lo legge.
Quando leggiamo Il Piccolo Principe, il piccolo principe non è fisicamente davanti a noi, eppure lo vediamo.
Quando leggiamo Peter Pan, Neverland non compare fuori dalla finestra, ma sappiamo esattamente dove si trova.
La letteratura crea luoghi che non possiamo visitare e persone che non possiamo incontrare, ma che riescono comunque a entrare nella nostra esperienza.
Asakura prende questa intuizione e la trasforma nel motore fantastico del romanzo.
Se nessuno ti legge, dove finisci?
È la domanda che rende la parte finale di La magica libreria dei ciliegi in fiore molto più interessante della sua struttura episodica.
Kozue scopre progressivamente il legame fra la libreria, sua madre Sakura, il gatto Kobako e suo padre Kazuhiko.
La verità è più complessa di una semplice storia di fantasmi.
La libreria è uno spazio costruito dalla letteratura e dalla memoria. I personaggi che lo abitano possono continuare a esistere soltanto se qualcuno continua a raccontarli.
E allora il blocco dello scrittore diventa qualcosa di più serio di una difficoltà professionale. Kazuhiko non deve semplicemente tornare a scrivere, ma deve tornare a raccontare, perché scrivere significa dare una possibilità di esistenza a ciò che rischia di scomparire.
La magica libreria dei ciliegi in fiore parla continuamente di perdita, ma non vuole trasformare il dolore in spettacolo.
I suoi personaggi vorrebbero tornare indietro perché non hanno ancora finito di dire qualcosa, perché una voce manca, perché una persona è stata portata via troppo presto, perché la memoria si sta sgretolando.
La libreria concede loro un tempo sospeso, senza modificare ciò che è successo e senza restituire davvero il passato, ma permettendo soltanto di incontrarlo.
E forse questa è una delle funzioni più profonde della lettura: non cancellare ciò che ci fa male, ma trovare un modo per portarlo con noi e costruirci attorno nuovi ricordi, nuovi modi di viverlo.
Il romanzo insiste su una frase: non dimenticarti di questo posto.
All’inizio sembra una delle tante regole della libreria Sakura, ma diventerà il cuore della storia, perchè quel posto esiste soltanto finché qualcuno lo ricorda.
Esattamente come un personaggio.
Il ciliegio, la libreria, il gatto e tutti i suoi miracoli smettono pian piano di essere soltanto elementi di una favola fantastica e diventano una metafora della lettura.
Noi apriamo un libro e prestiamo la nostra immaginazione a qualcosa che non esiste.
Poi chiudiamo il libro, ma qualcosa rimane.
Un’immagine, una frase, una voce, un personaggio.
A volte rimane persino qualcuno che, nel mondo reale, non abbiamo mai incontrato.
E allora la domanda di Asakura diventa quasi una provocazione:
quanto è reale ciò che continua a vivere dentro di noi?
La magica libreria dei ciliegi in fiore non trova una risposta definitiva.
Preferisce lasciarci davanti a una libreria che appare soltanto in primavera, a un gatto che conosce la strada e a una montagna di libri capaci di aprire porte sulla memoria.
Forse il miracolo non consiste nel tornare indietro, ma nell’andare avanti senza dimenticare.
E per chi ama i libri, questa è una magia decisamente difficile da ignorare.
TITOLO: La magica libreria dei ciliegi in fiore
AUTORE: Takuya Asakura
EDITORE: Harper Collins
GENERE: romance, narrativa romantica.
AUTORE
Nato a Sapporo nel 1966, Takuya Asakura si è laureato all’Università di Tokyo. Nel 2002 ha vinto il primo Gran Premio del concorso “This Mystery is Amazing!” con Yokkakan no Kiseki (Il miracolo dei quattro giorni), opera che è stata successivamente trasposta sul grande schermo e ha venduto oltre 1,3 milioni di copie.
Takuya è anche traduttore e ha tradotto dall’inglese al giapponese The Midnight Library di Matt Haig.

