Mandorla Amara: un finale impeccabile che però non sorprende; l’ultimo caso di Vanina Guarrasi.
SINOSSI
È una calda mattina di luglio quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí, usciti per una gita in mare, ascoltano alla radio un avviso della capitaneria di porto: nelle acque in cui stanno navigando c’è una grossa imbarcazione che potrebbe trovarsi in difficoltà. Il loro tentativo di soccorso si rivela però inutile, a bordo di quello che è un vero e proprio panfilo sono tutti morti.
Calí, con la sua esperienza, ci mette poco a capire che a uccidere quelle persone è stata una dose di cianuro, forse mescolata a del latte di mandorla. E chiama subito l’amica vicequestore. Vanina, che si era allontanata per qualche giorno, rientra immediatamente nel capoluogo etneo per immergersi in un’indagine serratissima.
Com’è ovvio, non le mancherà il sostegno del commissario in pensione Biagio Patanè. L’anziano poliziotto stavolta potrà aiutarla solo per telefono: si trova a Palermo accanto all’amata moglie Angelina, che ha appena subito un delicato intervento al cuore.
RECENSIONE
Mandorla Amara arriva con il peso di un finale annunciato. È l’ultimo capitolo di una saga di successo che, senza dubbio, continuerà a raccogliere consensi.
Eppure, nonostante la scrittura sia ineccepibile, questa lettura non mi ha entusiasmato.
Il problema non è il valore dell’opera, ma forse l’eredità con cui si confronta. In una terra come la Sicilia, che ha dato i natali a Maestri della letteratura, a Giganti; allontanarsi dai canoni stabiliti richiede un atto di coraggio enorme. Tutto funziona ma resta la sensazione che, nel tentativo di onorare quei modelli illustri, si sia persa quella scintilla capace di coinvolgere davvero.
Mandorla amara parte già sapendo come vuole essere letto. Lo si capisce subito, l’incipit è forte, d’impatto, sette morti, un veleno preciso, un titolo che spiega sé stesso. Tutto è dichiarato, tutto è sotto controllo. E infatti la storia procede con attenzione, senza fretta.
L’indagine procede come su binari già tracciati. Si muove in uno spazio ristretto, domestico, dove le relazioni sono poche e riconoscibili. Si resta in attesa, ma è un’attesa che non mette a disagio. Piuttosto accompagna.
Il cianuro, legato al titolo e alla sua origine “mandorla amara”, attraversa il romanzo come un elemento elegante, decorativo e mai banale. È un filo conduttore che tiene insieme i pezzi. L’isola c’è, puntuale, con tutto il suo repertorio già noto, mare, sole, buon cibo. Una cartolina. Non sbaglia mai tono, non lo cerca.
La costruzione di tutto il racconto… esempi à gogo!
La scrittura è pulita, sempre corretta. I personaggi sono ben definiti, coerenti con il contesto. Ma restano esattamente dove ce li aspettiamo e come ce li aspettiamo, risultano quasi antipatici. Il testo non si espone mai, e non espone nemmeno chi legge.
Il romanzo si muove così dentro una tradizione che è diventata un brand. Più che una tradizione, un format ormai riconoscibile, fatto di ambienti, toni e soluzioni che il lettore individua immediatamente.
L’eredità di Camilleri non pesa solo come riferimento culturale, ma come sistema, un insieme di regole che orientano la scrittura prima ancora della trama. Lingua, sottofondo dialettale, caratterizzazione dei personaggi sono strumenti canonizzati.
È una lezione assimilata con attenzione e deferenza.
Mandorla amara sceglie consapevolmente questa strada, la successione ordinata, scolastica, è, quindi, un libro inappuntabile.
Ed è forse questo il suo limite più evidente.
Perché quando tutto fila così liscio, viene da chiedersi se non manchi qualcosa, un errore necessario che si allontani dall’originale, dal Maestro. Qualcosa che metta in discussione non tanto la trama, quanto la forma che la contiene.
La sensazione finale è quella di un libro che sceglie la sicurezza, e la percorre fino in fondo. Ma la letteratura, quando funziona, di solito nasce altrove. Fuori dal perimetro rassicurante della “regola” e, guardando oltre, ci si accorge che:
“ce sta ’o mare for”
(Matteo Paolillo)
Autrice

Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania.
Ha raggiunto il successo con i romanzi Sabbia nera (2018), La logica della lampara (2019), La Salita dei Saponari (2020), L’uomo del porto (2021), Il talento del cappellano (2021), La carrozza della Santa (2022), La banda dei carusi (2023), Il Castagno dei cento cavalli (2024) – tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero – che hanno come protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi; da questi libri, venduti anche all’estero, è stata realizzata una serie tv con Giusy Buscemi nei panni di Vanina.
Con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Nel 2025 con Delitto di benvenuto (Einaudi), inaugura una nuova saga con protagonista il commissario Scipione Macchiavelli.

