Un luogo soleggiato per gente ombrosa - ilRecensore.it
Un luogo soleggiato per gente ombrosa - ilRecensore.it

Un luogo soleggiato per gente ombrosa di Mariana Enriquez

Un luogo soleggiato per gente ombrosa: l’orrore della vita contemporanea

«Tutte le leggende di maschi trasformati in animali riguardano la competizione. Le donne, invece, vengono semplicemente condannate. Tutti conoscono la storia di Anahí, diventata il fiore dell’albero del corallo. L’hanno bruciata. Gli uomini non li bruciano mai.»

Donne visitate dai fantasmi perché sono le uniche in grado di accoglierli; donne che si trasformano in uccelli perché si sono rifiutate di obbedire (o perché hanno amato perdutamente); donne con la pelle putrida, che lasciano sul pavimento brandelli di sé; donne ammazzate che ritornano; donne senza volto come quadri pasticciati; donne che si abbandonano alla pazzia.


Sono loro le protagoniste di questa raccolta di racconti di Mariana Enriquez, signora delle tenebre, regina del gotico, voce potentissima dell’horror contemporaneo, che fin dal suo esordio ha dimostrato di conoscere la lingua della sofferenza, e grazie a questo di riuscire ad avvicinarla, a parlarci, a guardarla negli occhi

Il risultato, ancora una volta, è un’escursione negli abissi della notte, nelle cavità più buie del presente e dell’anima, in un’Argentina violenta e violentata, strangolata dalla crisi economica, dagli abusi del potere e dalla paura dell’altro, del diverso, del marginale; un paese popolato di strane creature, che però non è difficile trovare familiare; un universo perturbante in cui sono proprio le donne, come vestali non addomesticate, a portare dentro il fuoco del futuro.


Partendo da una tradizione in cui si riconoscono gli echi di Jorge Luis Borges e Stephen King, Julio Cortázar e Shirley Jackson, l’autrice più celebrata della nuova letteratura di lingua spagnola continua a reinventare il genere e spinge i suoi confini oltre la semplice fascinazione per il mostruoso e il sovrannaturale. La sua esplorazione dei nostri timori e desideri reconditi si combina a un’analisi spietata delle minacce che la società capitalista muove verso i più fragili, dando corpo a un’esperienza di lettura illuminante e profonda, mai consolatoria, di eccezionale qualità letteraria.

Se un tribunale assolutamente parziale e fortuitamente presieduto dalla sottoscritta dovesse eleggere un genere deputato a incarnare il rapporto tra letteratura e politica sarebbe senz’altro l’horror; se, allo stesso modo, dovesse essere nominata un’autrice per rappresentare questa congiunzione d’intenti troppo spesso dimenticata, chi meglio di Mariana Enriquez?

In questa agile raccolta di racconti, che va ad unirsi ad altre pubblicazioni di successo, portate in Italia da Marsilio, la regina dell’orrore latino–americano recupera tutti i temi portanti della sua produzione e, con un’eleganza da vera sovrana, li sviluppa in maniera innovativa, raccontando al lettore del proprio Paese, della propria condizione di donna, della sofferenza umana e della fascinazione delle altre dimensioni.

Proprio l’Argentina è una dei protagonisti ricorrenti di queste pagine ricche di atmosfere e riferimenti: un popolo vittima di un trauma collettivo come quello della dittatura e della repressione che ne è conseguita, con decine di migliaia di desaparecidos, diventa il terreno di coltura ideale per fantasmi, sguardi verso l’aldilà e in generale, artistiche degenerazioni di ferite mai curate, forse mai curabili.

Se talvolta gli accenni ai luoghi di detenzione, tortura e sparizioni sono espliciti, quello che non manca mai è il clima di indefinitezza che ispira nel lettore la paura dell’ignoto, di una potenziale atrocità, passata, ma forse anche prossima nel futuro, benché soltanto appena immaginabile. Così come in un Paese dal governo tirannico, la libertà del cittadino è possibile all’interno di confini invisibili e indicibili ma ben netti, allo stesso modo la felicità, la serenità, la vita dei protagonisti dei racconti è pensabile solo fino a che, banalmente, non lo è più. Non è necessaria una colpa, reale o immaginaria, per diventare vittime, anzi, talvolta l’orrore colpisce proprio i migliori, i veri innocenti, i più benintenzionati (Occhi neri).

 «Ci sono diversi tipi di fantasmi. Mi chiedo se l’immagine provenga da loro stessi o da noi che li vediamo. Se sono una costruzione collettiva oppure no.»

Non perdonano, i fantasmi di Enriquez, talvolta dimenticano, semmai, ma il perdono è un’altra cosa.

Soprattutto non dimenticano quando ciò che li ha uccisi, assieme a un colpo di pistola sparato da una mano inesperta, è l’indifferenza della gente comune, che si crede “bene” e non esita a sacrificare un giovane, ammazzato come un cane su un marciapiede, in nome della propria comodità (I miei tristi morti). Così tornano a bussare, i defunti poco più che adolescenti, e a chiederci cosa è più disturbante, se il loro volto devastato dalle ferite mortali o le sicurezze in cui ci trinceriamo, certi di non poter mai essere in fallo, sempre dalla parte dei buoni, sempre dietro le porte blindate delle nostre belle case.

Protetti, finché ciò che ci separa dalla quiete di un riposo senza tormenti è una pazza di mezz’età, capace di calmarli, i fantasmi, ma consapevole del fatto che, in qualche modo, la tranquillità ce la dobbiamo meritare. 

«Va bene. Ma poi il male passa?»

«Per adesso no.»

«Dura tanto?»

«Può durare un mese oppure non andarsene più. Ma ti abituerai.»

Un altro tema ricorrente nella spirale di orrore dei racconti raccolti in Un luogo soleggiato per gente ombrosa, è il corpo.

Non si tratta di un corpo neutro, in quanto sempre femminile (mentre, si sa, il normale è maschio per definizione), spesso capace di mutare in modo fisiologico, patologico o prodigioso, e che trova nelle sue proprietarie una strenua resistenza (La sventura in faccia), una creativa capacità di guarigione e accettazione (Metamorfosi) o un totale abbandono al sovrannaturale, che non sa di resa ma di ribellione a un’aspettativa sociale che più della possessione ultraterrena ingabbia, ferisce, circoscrive (Julie).

D’altronde, citando Azelie Fayolle in Scrivere femminista (NERO, 2024): «la pubertà, le mestruazioni, la gravidanza, la malattia, la vecchiaia sono esperienze con un potenziale orrorifico incredibile di abbandonare il corpo in quanto «strumento di presa sul mondo», come scrive Beauvoir, soprattutto quando la possibilità di questa presa ci sfugge. Le scritture della repulsione, dello spavento che il corpo e le sue trasformazioni possono suscitare, raccontano il disgusto interiorizzato, la paura di vedere il proprio corpo cambiare, malgrado sé stesso, e l’impotenza che ne risulta».

Il grande rimosso della società, il corpo femminile non come complemento d’arredo (come molte agenzie pubblicitarie vorrebbero farci credere), ma come entità prodigiosa in grado di procreare, sanguinare, nutrire, mutare fin quasi all’annullamento del sé e poi rinascere in una nuova forma, è il vero protagonista di queste pagine estremamente evocative.

Parlando dei topoi dell’horror, non può mancare (e infatti non manca) la casa: questione prototipica della scrittura cosiddetta femminile, essa storicamente è sia rifugio che trappola, amato focolare e teatro della più straniante violenza. È capace di ospitare molteplici realtà, che spesso si sovrappongono turbando tutte le protagoniste, a prescindere dalla materialità delle stesse (La donna che soffre), oppure contiene più punti di vista, trascorsi o metaforici, capaci di dilaniare nelle carni il presente (Gli inni delle iene).

Se fino ad adesso vi siete fatti l’idea che Un luogo soleggiato per gente ombrosa sia una specie di pamphlet filosofico, travestito da raccolta di racconti come un gotico cavallo di Troia, nato per infiltrarsi nelle vostre letture e radicalizzarvi, ancora una volta dovrete cambiare idea

Mariana Enriquez riesce a trattare queste grandi tematiche, aggiungendovi un inconfondibile e autentico sapore latino – americano, e mantenendo un’atmosfera senz’altro glam, fatta di tessuti lucidi, melodie pop – rock e luci al neon nel buio della pampa. Un delizioso esempio di ciò è senza dubbio il racconto-manifesto Diversi colori fatti di lacrime, dove, nella scanzonata vita di un negozio di abiti usati gestito da un gruppo di ragazze trasgressive e alla moda, irrompe improvvisamente l’odio patriarcale, la misoginia, la violenza più cupa, immotivata ed efferata. Naturalmente in forma di luccicanti tessuti di lusso e mantelline frivole.

In sintesi, se cercate un viaggio originale, dal distinto sapore latino, che vi porti in un luogo imprecisato tra l’Argentina e la dimensione ultraterrena, permettendovi di salutare spettri e creature non più umane come amici di vecchia data, capace di tenervi incollati alle pagine ma anche di farvi riflettere sugli orrori della vita contemporanea, partite immediatamente per Un luogo soleggiato per gente ombrosa. L’imbarco è appena iniziato.

Mariana Enriquez (Buenos Aires, 1973) è considerata una delle scrittrici più talentuose della scena latinoamericana contemporanea. Laureata in giornalismo, dirige il supplemento culturale del quotidiano argentino Página/12.

I suoi racconti sono apparsi su prestigiose riviste internazionali, tra cui Granta e il New Yorker.

Di Mariana Enriquez Marsilio ha pubblicato Le cose che abbiamo perso nel fuoco (2017), bestseller internazionale tradotto in trenta lingue, il pluripremiato La nostra parte di notte, suo primo romanzo, e I pericoli di fumare a letto (2023), finalista all’International Booker Prize

Autore

  • Samira

    Samira nasce e cresce nella provincia fiorentina, fin da giovanissima vorace ma esigente lettrice, si interessa di numerosi generi e argomenti. In ambito lavorativo, si occupa di riabilitazione del linguaggio nell'età evolutiva e condivide con i bambini che frequentano il suo ambulatorio letture per i più piccoli. Ha conseguito un master in Linguistica Clinica, come coronamento di una formazione sia scientifica che umanistica. È impegnata nell'ambito sociale, in particolare nell'organizzazione di eventi culturali e nella gestione di spazi per la collettività.

    Visualizza tutti gli articoli

ilRecensore.it non usa IA nelle recensioni

X