Bambini lupo di Vera Buck

Bambini lupo di Vera Buck

Il piccolo insediamento di Jakobsleiter non compare su nessuna mappa e i suoi abitanti raramente scendono a valle. Qui si vive secondo i dettami del vento, della pioggia e delle stagioni, a stretto contatto con gli animali e rifuggendo qualsiasi tipo di modernità.

È un luogo governato dalle leggi della natura: dure e spietate, ma coerenti. Almeno così è sempre sembrato a Jesse, che è nato lì. A lui e agli altri bambini è stato insegnato che tutto ciò che è cattivo vive in città.

Ma la sua amica Rebekka non ci crede e sta cercando un modo per lasciare il villaggio una volta per tutte. Finché un giorno scompare. E non è l’unica. Negli ultimi anni sono state diverse le donne sparite senza lasciare traccia.

Eppure solo la giovane giornalista Smilla è convinta che in quelle zone si aggiri un serial killer, forse lo stesso che dieci anni prima le ha portato via la sua migliore amica. Ben presto, però, si diffondono voci che fanno ricadere i sospetti sugli abitanti della isolata comunità montana.

Qual è il mistero che si cela dietro Jakobsleiter? Che cosa lega queste sparizioni? Può una bugia, una volta raccontata, diventare la verità?

Spoiler

Eccoci qui, ancora una volta a parlare di un serial killer.

Cos’è che mi ha spinto a comprare il libro (mi fido poco degli entusiastici commenti che accompagnano le nuove uscite)? LA COPERTINA

Facciamo un passo indietro. Per REKULAK la copertina e le illustrazioni (mi riferisco a Teddy) hanno avuto una parte determinante nel successo del libro che, per me, rimane un piccolo gioiellino con un finale sorprendente.

Vera Buck, o chi per lei, ripropone una copertina simile ma, per quanto mi riguarda, siamo lontani dal colpo di genio:

COPERTINA – STILE FLUIDO – BUONA SUDDIVISIONE DEI CAPITOLI

non bastano e, prendendo ancora come paragone TEDDY, il gioco sembra fatto ma… non è così.

I capitoli sono ben strutturati (hanno il nome dei vari personaggi) e lunghi quanto basta, non ci sono flashback che tanto vanno di moda, solo i ricordi di Smilla; così il libro scorre lento, non affatica le menti.

Su tutto il romanzo un’atmosfera cupa che non tende ad allentarsi, mai!

Il leitmotiv… la montagna. Un luogo impervio, freddo, gelido, ed il nulla, a parte forse il panorama, ma l’autrice ne parla poco. C’è solo ostilità, paura, diffidenza, buio. 

Il libro ha una sola nota. Questa.

Oltre 400 pagine, forse un po’ troppe per una storia che, come ho già detto, seppur ben scritta ne avrebbe richieste, a mio parere, meno. È il caso di dire less is more

Il contenuto così si riassume: donne che scompaiono – un villaggio misterioso – bambini (pochi in verità, per gli amanti della precisione si contano due adolescenti ed una bambina) misteriosi ma molto intelligenti – il serial killer (sin dal primo capitolo si capisce che si ha a che fare con un essere poco empatico).

I protagonisti sono i pochi abitanti di un piccolo villaggio svizzero, Almenen, toponimo di fantasia, e quelli della piccola comunità di Jakobsleiter, un villaggio arroccato in cima ad una montagna, completamente isolato, con un sacerdote a capo della stessa. Che sia una setta? Così potrebbe sembrare.

L’autrice sceglie due luoghi fittizi e un nome simbolico, JAKOBSLEITER la scala di Giacobbe.

Il paese, come già accennato, è locato in cima ad una montagna, distante dal villaggio. Vi si accede attraverso un sentiero improponibile, un percorso disseminato di cartelli che sottolineano la pericolosità del luogo. Perché? Semplice… nessuno deve salire a Jakobsleiter. Che la scala possa servire? Sì. La scala è un simbolo, almeno penso che lo sia, altrimenti la Buck avrebbe potuto scegliere un nome meno biblico e, magari, più ameno. Le montagne svizzere sono la patria di Heidi, la bambina delle caprette, che trasmette gioia e bontà.

“un nucleo di poche capanne minuscole e basse che si accalcano contro una parete rocciosa scoscesa, facendosi piccole come se volessero nascondersi” Finestre come feritoie.

In questo villaggio non ci sono case, tante grotte intorno, tanti cunicoli, tanti posti misteriosi. 

Jakobsleiter è nascosta!!

Chi vive a Jakobsleiter? Gli abitanti: 

“non sono come noi. Hanno una storia diversa alle spalle. E la storia ci plasma più di quanto immaginiamo”

Ad un certo punto arriva un’antenna, il simbolo del male, la città è il male, quindi totale chiusura verso l’esterno, verso il sociale. Solo i due adolescenti, Jesse e Rebekka, possono scendere in paese per frequentare la scuola. Poi c’è lei: Edith, una bambina silenziosa, non parla. Vive con il padre, un essere “immondo”. Non è un demone nel vero senso della parola, ma la bambina è stata allevata come un animale, è un essere che vive sulle montagne, che non va a scuola, che non parla con nessuno.

Per Edith ci sono 2 regole:

  • Non puoi parlare con nessuno
  • Nessuno ti deve vedere

Ma, nonostante tutto, Edith sa leggere, è intelligentissima. Chi è Edith? Un miracolo.

Rebekka è una ragazzina sveglia, curiosa, vuole una vita diversa. Poi scompare!

Jesse è un ragazzo introspettivo, geniale. Si è preso cura di un lupo, Freigeist, dopo che il padre ne ha ucciso la madre per proteggere le sue capre.

La Signorina Blender è la nuova maestra della scuola dove da poco è arrivato internet e il computer, e la brava maestra tiene ai suoi alunni, vuole il meglio per loro. L’insegnante è solare, lontano dai canoni di Almenen. Poi scompare! 

Veniamo a Smilla, non indigena, apprendista giornalista, è una giovane donna figlia di una scrittrice di gialli. Vive di sensi di colpa, tormentata dalla scomparsa dell’amica Juli avvenuta dieci anni prima, nei pressi di Almenen e Jakobsleiter. Venuta a conoscenza della scomparsa di alcune donne vicino ai luoghi suddetti inizia le sue indagini e, OVVIAMENTE, arriva alla verità.

FREIGEIST (“spirito libero”) è UN LUPO BUONO, è il lupo allevato da Jesse, è l’animale amico dei bambini.

Traendo le fila, chi sono questi bambini/adolescenti lupo?

Non c’è Cappucetto Rosso, non c’è Heidi. C’è la signorina Rottenmeier alias il killer.

Il legame tra il lupo e il bambino è un tema ricorrente, la connessione tra due esseri tanto diversi (mi viene in mente LA RAGAZZA DEI LUPI una bellissima favola di Katherine Rundell, una novella con tanti sentimenti e spunti di riflessione).

Uno dei simboli del male per eccellenza in questo caso  è buono. Freigeist è un lupo “perbene”.

I bambini di Jakobsleiter sono buoni, diffidenti, impauriti, resilienti ma buoni. Lupi perché vivono nascosti, adolescenti alla stregua di animali che abitano nelle grotte come lupi, una condizione umana.

La trama si dipana fondamentalmente su due punti: i villaggi e le bugie.

Almenen è capitanata da una “dinastia” di sindaci, la famiglia Hofer, e Jakobsleiter è la loro creatura. Oserei dire una dinastia di psicopatici, leggendo capirete perché!

JAKOBSLEITER è claustrofobico, è preistorico, è inaccessibile quindi un altro quesito: perché “La scala di Giacobbe”?

Questo è un termine con un profondo significato simbolico. Nella Bibbia (Genesi 28:11-19) si narra del sogno di Giacobbe in cui vede una scala che raggiunge il cielo e dalla quale gli angeli di Dio salgono e scendono. 

Diverse sono le interpretazioni, i vari esili del popolo ebraico prima della venuta del Messia, i gradi della perfezione cristiana raggiunti dalle anime, un ponte tra Dio e l’umanità. Non vogliamo tuttavia entrare in un mondo che non ci appartiene anche se molto affascinante. 

Nel contesto del libro “Bambini Lupo” quindi il toponimo potrebbe essere visto come un simbolo di questa connessione tra il cielo e la terra, tra il divino e l’umano. Potrebbe anche rappresentare un luogo di trasformazione e redenzione. 

FORSE NO, E’ UN DO UT DES

JAKOBSLEITER È UN ESPERIMENTO, UNA pseudo”COLONIA PENALE” CREATA da un pazzo. 

“È un covo di criminali, popolato da ex delinquenti. Una prigione in mezzo alle montagne. Per vivere quassù basta che uno venga e dica un nome!”

Solo poche persone vengono accettate, per “riabilitarsi” (… così si dice) o per nascondersi (… meglio) dietro pagamento, si garantisce l’anonimato, gli abitanti hanno nomi biblici (sono veri i loro nomi?). Beh, sicuramente in tema con il villaggio. L’ideatore è un visionario? Si!

Tanto si parla di bugie, BUGIE alias la VERITA’.

Le bugie possono sembrare “reali” per diverse ragioni: Se una bugia viene ripetuta più volte diventa credibile, il fenomeno è noto come “effetto di verità illusoria”, per i bambini di Jakobsleiter queste bugie sono la verità. La manipolazione emotiva, le bugie che suscitano forti emozioni possono essere particolarmente persuasive. Le emozioni possono offuscare il giudizio razionale, rendendo più difficile distinguere la verità dalla menzogna. Le persone tendono a conformarsi alle opinioni del gruppo. Quindi, se una bugia è ampiamente accettata in un gruppo sociale, gli individui possono accettarla come verità. 

La bugia che si racconta: gli abitanti sono i discendenti degli anabattisti, così vengono definiti, relegati lì per essere protetti. Questo si asserisce. I “figli”di Jakobsleiter non conoscono la verità. Non sanno, credono, semplicemente credono alle bugie!

Topoi letterari

Vera Buck è classe 1986, giovanissima, ma la letteratura che la precede è tanta, e non molto lontana nel tempo.

Alcuni ricordi:

Papillon (Celebre film del 1973), il nome del protagonista deriva dalla farfalla che porta tatuata sul torace. Papillon viene condannato all’ergastolo per un omicidio che non ha commesso e sconta la sua pena nella colonia penale dell’isola del Diavolo nella Guyana francese.

1997: Fuga da New York (1981 – J. Carpenter) Nel 1997 l’intera isola di Manhattan è stata trasformata in un enorme carcere, dove i detenuti vivono secondo le loro regole e chi vi entra non potrà più uscirne vivo.

Allucinazione perversa,  (A. Lyne, 1990, titolo originale Jacob’s Ladder) un grande film, un interessante viaggio tra realtà e illusione. Jacob, il protagonista, è un reduce del Vietnam che deve fare i conti con il suo passato e i suoi demoni personali.

Ritorna la Scala di Giacobbe e i chiari riferimenti al filosofo M. Eckart (teologo dominicano tedesco del XIII- XIV sec.), così come il nome dei vari personaggi tutti (o quasi) biblici. (titolo suggeritomi da Giovanni, esperto del genere)

Curiosità: Allucinazione perversa è stato il primo film a utilizzare l’effetto speciale che aumenta la velocità di movimento della testa degli attori, effetto poi ripreso in altre pellicole come The Ring, Scream e La morte ti fa bella…

Alien 3 (1992 – D. Fincher) terzo capitolo della saga iniziata da Ridley Scott nel 1979, film di fantascienza ambientato in una colonia penale ai confini dell’Universo conosciuto.

The Experiment – Cercasi cavie umane (2001), tratto dalla storia vera dell’esperimento carcerario del professor P.  Zimbardo di Stanford.

Ricordi letterari

Creando Smilla, la giovane praticante giornalista, la Buck mi riporta alla mente un thriller, non un grande thriller, ma sicuramente recente, “La ragazza di neve” (J. Castillo – Salani 2022), Bambini lupo sembrano un po’ progettati sulla falsa riga di questo romanzo non-originale. 

SMILLA ancora, la ragazza in questione ha una più illustre omonima, nata, precedentemente, dalla penna di Peter Hoeh ma che, sicuramente, non può essere dimenticata.

Mi riferisco a IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE (1994 – Mondadori), dove Smilla Qaavigaaq Jaspersen si trova ad indagare sulla morte dell’amico Esajas. Smilla non può credere alla versione della polizia, e comincia la sua indagine personale, ricorrendo a ogni mezzo pur di comporre il puzzle che la porterà alla verità. Un bellissimo libro, da leggere.

Quindi? Di cosa stiamo parlando!

Un titolo ben pensato e la copertina  la fanno da padrone su una trama esile.

Le mie osservazioni: Bambini Lupo è ben scritto, eccessivamente lungo, in alcuni punti pesante, si poteva trovare un altro nome per la giornalista praticante Smilla.

E poi il bellissimo finale… (si fa per dire) e vissero (quasi) tutti felici e contenti sulle montagne, anche il lupo!

Niente di nuovo sul fronte delle montagne. Cosa ci resta? … IL MIRACOLO EDITH, lei mi è rimasta in mente di tutta la storia, uno spirito libero, un Freigeist. Forse è lei il vero lupo, una randagia, una selvaggia, cresciuta in cattività, cresciuta nelle caverne. Sicuramente un capobranco.

TITOLO: BAMBINI LUPO

AUTORE: Vera Buck

EDITORE: Giunti Editore

TRADUZIONE: Gaia Bartolesi

Genere: thriller psicologico

Vera Buck è un’autrice tedesca. Ha studiato giornalismo, letteratura e sceneggiatura in Europa e alle Hawaii e lavorato come autrice freelance a Zurigo.

Bambini lupo, pubblicato in Italia da Giunti nel 2024, è il suo esordio nel campo dei thriller, un successo di critica e di vendita in Germania.

Autore

  • Nico

    Socia fondatrice della rivista Il Recensore.it, LA NEMESI nella redazione di IlRecensore.it è un po' il cane sciolto. La parte cattiva e sarcastica, se vogliamo dirla tutta. Non tollera gli scopiazzatori letterari! Oltre ai libri, tra le sue passioni, ci sono i ferri circolari.