Guerra!

Guerra!

Non vi sia esitazione veruna nell’appoggiarsi al compagno in momento di difficoltà, durante la battaglia.

Non è ammessa vergonza o verecondia che dir si voglia.

Ci si affiderà al più prossimo dei commilitoni come ad un fratello – anzi: meglio che ad un fratello. Come ad una madre e ad un padre.

Nel macello delle sciabolate e lanci di frecce si tenga comunque sempre la parte tenuta dai familiari e dai commilitoni fino all’estinzione dei medesmi: poi l’imperativo è difendere l’Imperatore. A costo di torture inaudite, a costo della vita. 

Dopo la guerra si terrà un rinfreschino con prodotti locali. Vi aspettiamo nombreuses. Sei talleri l’ingresso.

Tanti tanti formaggi puzzoni.

Scusami,

è che stasera non mi va di parlare, non mi viene niente, nemmeno quando faccio finta di essere un giapponese e ti inondo le recchie di sillabe indecise, roboanti, retroflesse e ritorte come le radici della mangrovia, non viene nulla a parte questo silenzio carico di menzogne antiretoriche, perché è vero che la retorica serve a riempire il silenzio assoluto, come lo zero assoluto dell’azoto quando si trasforma e tracima liquido come la Fanta, ma a parte la retorica vorrei sapere cosa c’è, che a tratti mi viene in mente che non ci sia nulla a parte la forma, a parte le figure.

Ma forse anch’io son parte di questa farsa, io tutto, comprese le mutande lerce che non mi cambio dalla Quaresima del settantasette, io iperbole, climax, io litote e sineddoche, io hapax legomenon, tutto anafora perifrasi epiteto e sinatra

Ecco, ora cosa cazzo c’entra Sinatra

Autore

  • Francesco Simoncini

    Nasce, io, a Volterra, Pisa, Toscana. Riesce, sempre io, a diplomarsi a stento in ragioneria. Si iscrive a Lettere a Pisa, ma forse avrebbe preferito Testamento, o al limite Fare. Non si laurea affatto, perché intorno ai venticinque anni si trasferisce a Berlino, ci rimane tre anni, e a cinque esami dalla laurea smette di studiare. O bravo. Comincia a girare per ristoranti e bars, cameriere, cuoco, commesso, giardiniere, imbianchino, falegname, manovale e scrittore dalle sei a mezzanotte. Fa anche il libraio, a Pisa. Attualmente vive di sussidi vari e lavoretti saltuari. Un pezzente, per farla brevina. Spera, anche per quest'anno, di trovare un lavoro stagionale in un qualche ristorante sulla via del mare. Ma si accontenterebbe anche di un camerierato ai piani in uno dei settecento alberghi dei dintorni. Mi dimenticavo: è tornato, io, a Volterra nel 2001, dopo aver vissuto a Berlino, ma s'è già detto, poi a Pisa, a Livorno e anche in altri posti che ora, io, non si ricorda. E' nato il 4/10/66, per S.Francesco. Ha quindi cinquattotto anni, anzi no, cinquantasette e quattro mesi. Grazie. Ma grazie di che?