La tenda rossa di Anita Diamant e il divino femminile

La tenda rossa

Ne La tenda rossa, Dina rievoca le vicende della propria famiglia, quella del patriarca Giacobbe di cui è l’unica figlia femmina, riportando in vita i riti e le dinamiche segrete tra le donne della tribù – Lia, Rachele, Zilpa e Bila – che la Bibbia cita ma a cui non ha mai dato voce.

Patriarcato, contatto con la divinità, riti di iniziazione e potere femminile emergono attraverso le vicende della discendenza di questo personaggio straordinario.

A vent’anni dalla prima edizione, torna in Italia il bestseller mondiale che racconta la storia biblica da un altro punto di vista.

Il suo nome è Dina, e la sua esistenza attestata da poche parole tramandate nell’Antico Testamento, in un universo nel quale i personaggi femminili sono relegati a un ruolo prevalente di mute comparse.

Quella compiuta dall’autrice è un’operazione coraggiosa e, a proprio modo, sovversiva: ella porge finalmente il microfono all’unica figlia di Giacobbe, permettendole di raccontare una storia, tratta dal più famoso best seller di tutti i tempi, da un punto di vista inedito.

Veniamo così a conoscenza delle vicende delle quattro madri di Dina, dei loro diversi modi di essere donne, madri e mogli, e di come dalle loro mani si sia filato non solo la lana ma anche il destino della loro tribù.

Entriamo in punta di piedi nella tenda rossa, dove le donne si isolano nei primi tre giorni del novilunio, per riposare, celebrare sacrifici e, soprattutto, rinnovare il contatto con il proprio divino femminile.

La storia che scorre in queste pagine non ha niente da invidiare ai grandi poemi epici, dove le battaglie più eroiche si combattono nelle stanze delle partorienti, anziché sul campo di battaglia, con la morte che scruta maliziosamente da un angolo. Incontriamo vergini, madri, vecchie, e uomini che in relazione a queste scelgono il proprio ruolo, illudendosi di poter comprendere e contenere il potere che irradia dalle mani femminili, dalle parole e dagli sguardi di quel genere che da sempre è considerato “secondo”.

È la stessa Dina a dimostrarsi capace di ridursi in cenere e poi risorgere, rappresentando la ciclicità delle stagioni o del corpo di una donna, e a svelarsi al lettore, in una prima vita come figlia di quattro madri, in una seconda come vergine, sposa, madre e levatrice, e infine nella maturità, illuminata dalla capacità di ritrovarsi serenamente, nonostante il dolore e le ingiustizie subite.

Incontrerà nella sua lunga vita oracoli veri e falsi, creature morte che ancora camminano tra i vivi, divinità incarnate, amore e morte, e manterrà la capacità di raccontarlo al lettore con una prosa limpida e rinfrescante, che trasmette la suggestione di una storia tanto antica, senza lasciare spazio a pomposi lirismi.

Sarà proprio il linguaggio a trasportare il pubblico nell’universo nel quale si muovono i protagonisti, popolato di levatrici, pastori, carovane, schiavi e artigiani.

Tutte le figure presenti su questo sfondo, anche quando accennate con sole poche frasi, appaiono reali, quasi tangibili all’interno dell’alone mistico che permea l’universo nel quale esistono.

I dialoghi costituiscono spesso il mezzo attraverso cui si tramanda e si fa la storia, risultando sempre ben integrati al contesto narrativo.

Non sorprende che tale opera abbia appassionato per più di un ventennio lettrici di ogni età, non solo perché di enorme erudizione storica ed etnografica, ma anche perché portatrice di un messaggio universale di amore, di resistenza al dolore e alla paura e di sensibilità alla gioia e al semplice piacere.

La tenda rossa si colloca nel filone del romanzo storico, richiamando alla memoria altre autrici che, con un occhio di riguardo per la condizione femminile nella storia dell’umanità, si sono riferite a una spiritualità terrena, connessa con il corpo della donna e con la dimensione divina della Madre Terra.

Impossibile non citare, in quest’ottica, Marion Zimmer Bradley e lo spazio che ella crea per la manifestazione terrena del divino femminile, e per lo spostamento dell’equilibrio da una teocrazia dominata dal maschile al bilanciamento tra i due poli e la loro fusione in un’unità pluripotente. 

Nel complesso, si delinea come un romanzo estremamente piacevole nella lettura, appassionante per le vicende della vita di Dina, e leggibile nel contesto più ampio della condizione di donna all’interno della storia dell’umanità, al di fuori di ogni cliché e pregiudizio postumo.

La sensazione che rimane è di una freschezza degna di un thriller contemporaneo, con l’aggiunta di un confortante messaggio globale che accompagna il lettore per numerose settimane successive all’incontro con La tenda rossa. 

Voto: 🤩

Anita Diamant

È una scrittrice e saggista statunitense. Si è occupata spesso di storia e cultura ebraica. Il suo romanzo più recente The Boston Girl è stato un bestseller del New York Times. Fin dalla sua uscita, La tenda rossa, è stato un libro cult che ha ispirato la creazione di diverse di tende rosse in tutto il mondo e una serie TV, The Red Tent, uscita nel 2014.

Autore

  • Samira

    Samira nasce e cresce nella provincia fiorentina, fin da giovanissima vorace ma esigente lettrice, si interessa di numerosi generi e argomenti. In ambito lavorativo, si occupa di riabilitazione del linguaggio nell'età evolutiva e condivide con i bambini che frequentano il suo ambulatorio letture per i più piccoli. Ha conseguito un master in Linguistica Clinica, come coronamento di una formazione sia scientifica che umanistica. È impegnata nell'ambito sociale, in particolare nell'organizzazione di eventi culturali e nella gestione di spazi per la collettività.