Il Manoscritto: l’IperThriller di Franck Thilliez

Il Manoscritto Il romanzo capolavoro che ha consacrato Franck Thilliez come maestro del thriller cervellotico.

Léane Morgan è considerata la regina del thriller, ma firma i suoi libri con uno pseudonimo per preservare la propria vita privata, che ha subito un profondo sconvolgimento: sua figlia Sarah è stata rapita quattro anni prima e la polizia ha archiviato il caso come omicidio a opera di un noto serial killer, pur non essendo mai stato ritrovato il corpo della ragazza.

Dopo la tragedia, del suo matrimonio con Jullian non è rimasto che un luogo, la solitaria villa sul mare nel Nord della Francia che Léane ha ormai abbandonato da tempo; ma quando il marito viene brutalmente aggredito subendo una perdita di memoria, lei si vede costretta a tornare in quella casa, carica di ricordi dolorosi e, adesso, di inquietanti interrogativi: cosa aveva scoperto Jullian, perso dietro alla ricerca ossessiva della verità sulla scomparsa della figlia?

Intanto, nei dintorni di Grenoble, viene ritrovato un cadavere senza volto nel bagagliaio di una macchina rubata: potrebbe forse trattarsi di un’altra vittima del presunto assassino di Sarah.

Le intuizioni del poliziotto Vic, dotato di una memoria prodigiosa, permetteranno di incastrare alcuni tasselli del puzzle, ma altri spaventosi elementi arriveranno a confondere ogni ipotesi su una verità che diventa sempre più distante, frammentaria e, inevitabilmente, terribile.

È questo il thriller che ogni lettore, cresciuto ad anagrammi e Bartezzaghi, aspetta da sempre.

Una vera opera di criptografia mascherata da thriller psicologico.

Un IperThriller, come lo definisce Roberto Iasoni.

Ha una controindicazione: la fastidiosa consapevolezza che si palesa al lettore a fine lettura, di essere stato bellamente preso in giro per tutto il tempo. 

Sempre se ha capito il codice! altrimenti verrà colto dalla smania che lo costringerà a setacciare il web in cerca di risposte. 

Il Manoscritto ha dato infatti vita a centinaia di forum, soprattutto in Francia, dove si spacciano soluzioni come nel darkweb e si propongono interpretazioni della storia al limite del bislacco, tutto questo per non abbandonarsi a istinti peggiori.

Credo sia naturale avere un rapporto un po’ conflittuale con i lettori: in fondo, io cerco di ingannarli con le mie storie, mentre loro provano a scardinare il meccanismo narrativo cercando di capire chi è il colpevole o trovando la soluzione dell’enigma”, dichiara Franck Thilliez. 

Ok…chiamiamolo rapporto conflittuale

L’architettura narrativa che sostiene il thriller disseminato di codici, palindromi, enigmi, è semplice e già visto: un romanzo nel romanzo.

Con la classica tecnica della mise en abyme (un’opera che contiene in sé un’altra opera, la quale tratta gli stessi argomenti dell’opera che la contiene) il senso di smarrimento si moltiplica, rendendo ancora più impalpabile il confine tra realtà e immaginazione.

Ma il metaromanzo qui si fa triplo, quadruplo.

Tutto inizia prima dell’inizio.*

Il gioco è servito.

Attenti ai trabocchetti e buona fortuna!

J-L. Traskman, figlio del noto scrittore Caleb Traskman, trova tra le carte di suo padre, suicidatosi pochi mesi prima, un romanzo, uno dei più contorti e angoscianti di sempre, e decide di pubblicarlo.

C’è un problema: manca il finale.

“Come se quella non-fine facesse parte della trama, del mistero “ Caleb Traskman”. Un ultimo colpo di scena prima della sua morte”

Sarà la editor di Caleb a suggerire LA soluzione e J-L. scriverà le ultime dieci pagine de Il Manoscritto, il romanzo che leggeremo dopo un prologo decisamente criptico. 

La storia che ci terrà incollati alle pagine è una storia nera, nerissima, ricca di colpi di scena, intrisa di sangue, violenza e distorsioni psicologiche, innervata da tinte horror e pulp.

Il Manoscritto narra la storia di Léane, nota scrittrice di thriller, di suo marito Jullian e della figlia Sarah, rapita e probabilmente uccisa da un serial killer.

Léane scrive con lo pseudonimo Enaël Miraure (da notare subito: il nome è Leane  scritto al contrario e il cognome è simile a alla parola miroir, specchio in francese) vive a Parigi e cerca di dimenticare… il marito Jullian invece consuma anima e tempo dietro una risposta, un indizio, qualsiasi cosa possa portarlo a capire se sua figlia sia veramente morta oppure no, unico suo indizio è una ciocca di capelli ( 512 per l’esattezza ).

Nel frattempo viene trovata una ragazza senza volto nel bagagliaio di una macchina rubata e  il berretto di Sarah.

Vic, poliziotto dalla memoria portentosa, avrà il compito di incastrare i pezzi del puzzle, con l’aiuto di Vadim, il suo braccio destro.

Diabolico il gioco psicologico che si svolge tra Vic e “Il Viaggiatore”, il serial killer ossessionato dall’Immortale di Kasparov ( consiglio: se avete intenzione di leggere altri libri di Thilliez, ricordatevi questa partita a scacchi tra Kasparov e Topalov, denominata Immortale per il colpo di genio di Kasparov, che vinse la partita inscenando una mossa suicida).

Tema ricorrente nelle storie di Thilliez, è la memoria e tutte le sue possibili deformazioni. 

Visto che in questa storia ogni elemento presuppone il suo opposto: l’ipermnesia di Vic si contrappone alla perdita di memoria di Jiullian, avvenuta dopo una brutale aggressione e la criptomnesia, un processo psicologico attraverso il quale ci si può appropriare di idee altrui in modo inconsapevole, vedrà Léane fare i conti con le pagine nascoste della sua memoria.

Il canovaccio criminale è pronto e da qui si diramano molteplici percorsi investigativi.

Labirintico e asfissiante, il romanzo ci strattona e ci conduce per strade senza via d’uscita ( attenti! Sono quelle che dovremo ripercorrere in altri luoghi, per altre pagine…) verso le stanze degli orrori, senza risparmiarci nulla, anzi, attingendo a piene mani dal catalogo delle bassezze umane.

Stratagemma narrativo che rende la lettura de Il Manoscritto un percorso a ostacoli è l’utilizzo, al limite del criminale, che Thilliez fa della misdirection; cioè l’arte di distogliere l’attenzione. 

Nomi sottolineati, palindromi, numeri, lettere da decifrare, briciole di Pollicino da seguire. 

E bisogna stare attenti, perché la soluzione del Manoscritto è affidata alla nostra capacità di osservazione.

A rendere Il Manoscritto un iperthriller sinestetico è l’ambientazione mozzafiato che fa da cassa di risonanza alle sensazioni d’angoscia e smarrimento emotivo.

Corre sempre parallela alle varie situazioni, sostiene, evidenzia e accentua la suspense.

I paesaggi incontaminati del Nord della Francia, tra falesie e dune sabbiose, facilitano il meccanismo d’immedesimazione del lettore.

È nettamente percepibile l’arrivo dell’alta marea che rende inaccessibile il Forte di Ambleteuse, è facilissimo familiarizzare con lo spazio rassicurante dell’Ispiratrice, così come tattile è la nebbia che annulla i pensieri.

Il manoscritto è un romanzo che ha segnato il passo nella narrativa di genere, anche al di là delle previsioni dell’autore stesso, che ha concepito questo thriller come stand alone, per poi decidere di dare un seguito alla storia di Caleb Traskman in C’era due volte e Labirinti.

Ci siamo, abbiamo finito il libro, ultima frase… e la fine non è una fine!

È qui che Thilliez cambia le carte in tavola e stravolge le regole del thriller classico, deus ex machina di un disegno diabolico, che ora pretende dal lettore uno sforzo in più, quello le-ta-le.

Tutto è lasciato in sospeso, la soluzione affidata alla nostra memoria… eh sì, si tratta sempre di memoria e capacità di mettersi in gioco.

Unica e meravigliosa la sfida intellettiva che Thilliez lancia al lettore. 

Abbiamo avuto modo di mettere sotto torchio ogni sua pagina, scovando fastidiose similitudini ( Il sogno fa da cavallo di Troia nel paese degli scopiazzatori) ma il gioco enigmistico che Thilliez c’invita a decodificare è stimolante, divertente e merita tutto il nostro plauso.

Per chi avesse voglia di portare a termine l’avventura cominciata con Il Manoscritto, l’aspetta C’era due volte, thriller che rivolta l’umanità come un guanto…in senso fisico e non letterale, per poi continuare con Labirinti, il romanzo che chiude il cerchio, fornendo al lettore la spiegazione finale.  

E per chi è rimasto intrappolato nel girone infernale dedicato a chi non trova la soluzione … ci pensiamo noi de ilRecensore.it! 

Siamo arrivati alla fine e leggiamo:

Poi il vincitore riprese la direzione della terraferma ed evaporò nel sentiero. 

E l’essenza aleggiava nell’eterno

Eh??? 

Quindi chi sopravvive

Vi ricordate l’intuizione di Vic a pag. 375? 

Sherlock Holmes insegna.

La chiave per decifrare il messaggio è quello di mettere insieme le prime lettere di ogni parola.

Ora provate a farlo con l’ultima frase del libro. 

E lessenza aleggiava nell’eterno

È Léane !!

Bene, la chiave per decifrare i messaggi l’avete trovata, ora vi sorge il dubbio che ci siano altri messaggi nascosti nel testo. 

Disseminate tra le pagine ci sono:

XANAX

DVD

ABBA

LAVAL

Sono palindromi la cui funzionalità è la famosa misdirection, distrarvi, distogliere l’attenzione. Non solo. Vi suggeriscono che le storie che state incrociando siano tutte storie allo specchio e ogni cosa può essere il suo contrario, ma anche a suggerirvi l’idea del doppio, del Giano bifronte.

A proposito del doppio, per giocare con il tema dei gemelli, basta leggere la targa della Ford all’inizio del romanzo: JU(llian) 202 MO(rgan), i numeri si riferiscono al doppio. 

Certo è che tutti i suggerimenti sono riferiti in francese e se non masticate questa lingua è normale che certe sottigliezze vi possano sfuggire.

Ma arriviamo al colpo di genio.

Tutto inizia prima dell’inizio.

Ve l’avevo suggerito… cosa inizia prima dell’inizio in un libro? 

L’esergo!

«Juste un mot en avant: un xiphophore»

Oramai il trucco l’abbiamo scoperto, quindi prendiamo tutte le lettere iniziali della frase e abbiamo: JUMEAUX = Gemelli 

Ma all’inizio del libro non abbiamo anche delle citazioni? 

Sholmes: «Vedete, Wilson, ci siamo sbagliati sul conto di Lupin. Bisogna ricominciare da capo»

Wilson: «Anche più che a capo»

Voilà! Thilliez l’aveva suggerito dall’inizio, anzi più che dall’inizio, dall’esergo!

Ma leggete bene…

«Prima, solo una parola: xifoforo»

Non vi sembra sibillina? 

Andate oltre e chiedetevi perché questa frase vi risulta dissonante.

Semplice, perché contiene un altro codice!

La parola che precede (prima) la parola xiphophore, nel dizionario francese qual è?

XIPHOPAGE: Nel linguaggio medico, anomalia fetale doppia simmetrica costituita da due corpi completi uniti per il torace a livello dello sterno.

Chapeau Monsieur Thilliez!

Autore

  • Patty

    Socia fondatrice della Rivista ilRecensore.it SEO Content Creator, traduttrice, Blogger e firma di interviste e recensioni su vari siti letterari. Cresciuta a Goethe e cioccolata, ho trascorso gran parte della vita tra l’Italia, la Germania e la Francia, apolide nel Dna tanto quanto nel Pensiero. Gli studi classici prima e Scienze Politiche poi, hanno sviluppato il mio senso critico, sfociato poi nella mia vita da BookBlogger. Sono sempre in cerca della storia perfetta. In borsa porto Joyce e Jackson, le penne che compro in giro per il mondo e tanta passione.

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