L’ultimo pinguino delle Langhe e l’esordio di Orso Tosco nel Crime

L’ultimo pinguino di Orso Tosco

Lo sta per imparare a proprie spese il potente broker svizzero Rufus Blom, quando durante la solita corsa all’alba tra le colline delle Langhe si imbatte nel cadavere di una ragazza. Sulla schiena l’assassino le ha tracciato col sangue una svastica e un cognome, il suo: Blom.

Poche tracce lì intorno e tanti problemi per il commissario Gualtiero Bova, che tutti chiamano il Pinguino, da poco trasferito a Mondovì: in un posto dove di norma tutti sanno tutto di tutti, nessuno sembra invece avere idea di chi sia la ragazza, né tanto meno perché sia stata usata come messaggio minatorio verso Blom, che ha scelto il Piemonte per sposarsi con la bellissima fidanzata Rose Bellamy.

Quello del Pinguino è stato un trasferimento punitivo, un esilio mascherato da promozione, ma lui non è il tipo che si perde d’animo: accompagnato dalla fedele bassotta Gilda e dal tabacco della sua pipa deve capire chi è la vittima e qual è il legame che la unisce alla famiglia Blom, sulla quale sembra pesare più di un segreto.

Orso Tosco irrompe sulla scena del noir italiano insieme a un personaggio indimenticabile, che porta su di sé umanissime e irresistibili contraddizioni: cinico e sensibile, ruvido e premuroso, violento e dolcissimo, tragico e involontariamente comico, con un’intelligenza sopraffina che lo guida dove nessun altro può arrivare.

"Non c'è miglior posto per nascondere una foglia di un prato autunnale"

Dopo aver letto Aspettando i naufraghi (Minimum Fax, 2018) e London Voodoo (Minimum Fax, 2022) ed averne apprezzato colori, ritmo, potenza e linguaggio, è con una certa trepidazione che abbiamo atteso questo L’ultimo pinguino delle langhe, chiedendoci come avrebbe fatto Orso Tosco a coniugare l’immaginazione visionaria, il linguaggio evocativo e la potenza poetica che caratterizza i suoi lavori con il manierismo del giallo all’italiana.

La risposta, sorprendente, è che la scelta compiuta dall'autore si potrebbe apparentemente inquadrare come una rinuncia.

Chi come me si aspettava il ritmo percussivo di London Voodoo o il nitore spietato che permea l’attesa di Aspettando i naufraghi, resta spiazzato da questo gioco mimetico in cui l’autore si specchia in se stesso a partire dal titolo.

Fin dalle prime pagine appare infatti chiaro che l’impianto narrativo e la messa in scena rispetteranno ogni aspettativa di chi ama il giallo all’italiana: c’è il commissario, c’è la provincia italiana, c’è la cucina tipica, c’è un amore impossibile, c’è un mistero antecedente che nella serialità prevista, prevedibile e augurabile pretenderà prima o poi una soluzione.

Ma non basta: il commissario è bizzarro ma brillante, ha abitudini discutibili e rituali poco ortodossi, non si separa mai da Gilda gildina, una femmina di cocker a cui è impossibile non affezionarsi, è stato trasferito da poco a Mondovì con intenti punitivi per una certa propensione a non seguire le regole e la squadra che lo affianca è un manipolo di perdenti che comprende un donnaiolo propenso all’azione, un tonto buono di cuore cui affidare il sorriso e una donna severa ma competente.

Siamo insomma in un territorio tanto classico che Orso Tosco può permettersi di chiamare semplicemente Piccola città antica il luogo in cui vive una Nemesi che le indagini di questo primo capitolo neppure sfiorano.

Orso Tosco è un autore geniale.

Perfettamente consapevole dei rischi che la contaminazione col manierismo del genere potevano rappresentare per la sua scrittura, sceglie di evitare la strada della commistione.

Saggiamente, decide di non usare gli stereotipi consueti come spezie da aggiungere alla sua scrittura potente e onirica, forse convinto che si tratti di sapori troppo diversi per poter convivere.

Normalizza invece, almeno in parte, il proprio linguaggio, per immergersi completamente nelle Acque Regie dei tópoi del giallo italiano protetto soltanto, come il Pinguino con la sua muta, da un sottile strato di consapevolezza e coraggio.

La scrittura da onirica si fa funzionale ma senza mai rinunciare alla eleganza, al gusto della metafora azzeccata, della immagine evocativa. Così, L’ultimo pinguino delle Langhe mantiene forma e funzione del giallo italiano senza involgarirsi, riesce ad essere familiare senza essere sciatto e ad apparire rassicurante senza essere scontato.

Tra le migliaia di commissari di provincia amanti del cibo e dai rituali bizzarri, il Pinguino adotta una strategia mimetica che fa apparire disinnescata una scrittura che non lo è affatto, e Orso Tosco riesce persino a permettersi di citare Tolstoj e Borumir Hrabal, Pasolini e Danil Charms senza che il lettore inconsapevole avverta scricchiolii o forzature.

Un libro che scorre via liscio anche senza soffermarsi su livelli e suggestioni psichedeliche che pure ci sono, e a cui è impossibile muovere critiche senza muoverle a uno dei generi più amati e inflazionati di sempre.

In attesa del prossimo capitolo non ci resta quindi che recuperare il suo saggio Nanga Parbat (66thand2nd, 2023) e tentare in qualche modo di leggerlo come leggeremmo un giallo.

Orso Tosco è scrittore, poeta e sceneggiatore. Ha pubblicato il romanzo Aspettando i Naufraghi (2018), la silloge Figure amate (2019) e, insieme a Cosimo Argentina, Dall’inferno. Due reportage letterari (2021).

London Voodoo (2022) è il suo secondo romanzo cui seguono il saggio Nanga Parbat (2023) e L’ultimo pinguino delle Langhe (2024).

Vive a Ospedaletti, nel far west ligure. 

Autore

  • Giovanni

    Scrittore, fotografo, Sales Executive di una delle principali Software House italiane, esperto di informatica, è stato cofondatore del Blog Thrillerlife ed è socio fondatore della associazione culturale IlRecensore.it e della omonima rivista online.