Roberta Schira e la rinascita servita a tavola

Buongiorno a Roberta Schira e benvenuta tra le pagine de ilRecensore.it, la rivista letteraria pensata per tutti i protagonisti di questa meravigliosa passione che è la lettura.

Roberta Schira ha mille talenti: giornalista, cuoca, food consultant per trasmissioni televisive ed eventi culinari, critica gastronomica e scrittrice. 

Roberta Schira - A tu per tu con - ilRecensore.it

Vive tra Milano e la Riviera di Ponente e da oltre dieci anni scrive sul Corriere della Sera recensioni di ristoranti, tendenze e protagonisti della “cibosfera”, temi sui quali tiene master e corsi di alta formazione professionale. 

Filo conduttore dei vari ruoli ricoperti è l’amore per la parola e gli ingredienti che arricchiscono la vita di sapori ed emozioni. I fiori hanno sempre ragione, il recente romanzo pubblicato con Garzanti, sembra la sintesi perfetta di una vita dedicata a ricercare le ricette perfette.

1 – Rompiamo subito il ghiaccio con una domanda che racchiude mille possibilità: perché scrivi?

Potrei dirti, ma è una frase rubata, che scrivo perchè non posso farne a meno.

Ho sempre voluto dedicarmi alle mie grandi passioni: i libri, quindi la lettura, fin da ragazza, infatti ho fatto il liceo classico poi mi sono laureata in lettere con indirizzo psicologico e poi il cibo e il mondo della ristorazione. Fino a trent’anni fa, unire queste due passioni era impossibile, anche perchè scrivere di cibo era come scrivere di cultura di serie B, aveva sicuramente un prestigio minore.

Invece negli ultimi vent’anni è scoppiata questa passione, fin esagerata nei confronti degli chef, che sono stati divinizzati, nei confronti della cucina, spettacolarizzata, nei confronti degli ingredienti…insomma c’è anche una buona informazione in Italia, anche se devo ammettere che io non ho televisioni nelle mie case, né a Milano né in Liguria: il mio quartiere del pensare come direbbe Thomas Bernhard, infatti scrivo lì.

Scrivere è sempre stata la mia passione assieme al mondo della cucina. Sono riuscita a unirli e ho scritto dodici libri, ma sempre nella categoria editoriale: Varie.

La domanda che si adegua maggiormente alla mia vita in questo momento è cosa significa essere passata alla narrativa. 

Scrivo di narrativa, perché scrivere un romanzo è sempre stato il mio sogno da quando avevo tredici anni e scrivevo il mio diario. Diciamo che ho sempre rimandato, ma negli ultimi vent’anni ho raccolto tutte le storie più interessanti e poi nel 2020 il plot de I Fiori hanno sempre ragione, è piaciuto anche alla mia agente, Vicki Satlow, che ho da una decina d’anni e mi ha detto: «questa è la storia giusta!» Poi durante il lock down sono rimasta in Liguria, quindi mi sono potuta dedicare alla scrittura.

2 – I fiori hanno sempre ragione è un romanzo delicato e intimo, che si può tranquillamente tenere sul comodino e usare come strumento motivazionale o life coaching. Le ricette suggerite alla nipote Eleonora dalla nonna Ernesta sono ricche d’ingredienti essenziali per ognuno di noi. Consigli antichi per vivere al meglio il presente. L’intento iniziale del libro voleva essere questo oppure lo è diventato in modo naturale? 
Roberta Schira - I fiori hanno sempre ragione - A tu per tu con - ilRecensore.it
Abbiamo letto I fiori hanno sempre ragione QUI

Io volevo scrivere un romanzo di formazione, un romanzo che fosse un long seller, che contenesse dei temi importanti, come appunto il femminile, la solitudine, la vecchiaia, l’attesa, la resilienza, i bisogni, ma li volevo raccontare in modo originale.

 Il fatto che le ricette fossero fatte di parole è una cosa che è piaciuta molto anche a Garzanti,  proprio per il fatto che attualmente non esistono libri in cui ci sia questo tipo di narrazione. Attraverso il testamento spirituale di una nonna, quindi di una generazione diversa da chi può essere il lettore ideale, che è stato definito dai venticinque anni in sù, vi è un passaggio generazionale.

Una nonna che scrive alla nipote, una nonna modernissima e molto saggia, che lascia questo testamento, immaginando che la nipote debba entrarne in possesso in un momento di difficoltà. Arnaldo, il personaggio che fa da mediatore tra la nipote e la nonna, consegnerà queste lettere al momento giusto. Già di per sé le ricette sono da utilizzare in un momento di bisogno, in un momento di caduta, una caduta, come direbbe Camus, non soltanto fisica, come nel caso di Eleonora, ma anche una caduta di valori, di certezze, un precipitare aggravato dalla mancanza del gusto e dell’olfatto di Eleonora.

Quindi è tutto voluto.

Volevo fare il punto su quelli che per me sono dei valori, dei concetti, delle parole importanti e fare qualcosa che potesse essere d’aiuto terapeutico, infatti è il libro della rinascita.

Sono molto contenta che nelle prime presentazioni che ho fatto, a Milano, con Maria Giovanna Luini, oncologa e psicoterapeuta, mi ha detto che stava consigliando il mio libro alle sue pazienti. Questa cosa è molto gratificante, come credo per ogni scrittore, ma io sto già scrivendo il secondo romanzo e vedo che questa sta diventando la mia cifra: finire il libro con una luce di speranza e con il concetto base che se vuoi farcela, ce la farai.

Infatti l’esergo del libro non è casuale, è pensato: 

quando la tua anima è pronta lo sono anche le cose” di Shakespeare – Enrico IV

è il senso di questo libro! 

quando decidi di lavorare su di te e ricercare le risorse dentro di te per intraprendere un percorso, poi vedi che anche la realtà intorno a te si adegua quasi alla tua anima, quindi la realtà non esiste, ma esiste il tuo modo di guardarla.

3 – Per Eleonora «le domande la obbligavano a fare il punto sulla sua esistenza» ed ogni lettera della nonna recava inevitabilmente con sé una domanda, che fosse il suo rapporto con l’Attesa o con l’Amore. Raccontare la storia di Eleonora ha messo a nudo qualche punto debole nella trama della tua vita? 

Ma certamente!

Il mio esordio nella narrativa è stata una seduta psicanalitica con me stessa.

Ogni volta che sceglievo una parola significava per me intraprendere un percorso anche personale. Sono molto lontana dal dire: «vi do delle ricette di vita, adesso andate e applicatele» assolutamente no!

Il percorso è di tutti insieme, nel senso che è mio prima di tutto.

Faccio l’esempio dell’Attesa: io sono sempre stata abituata al tutto e subito e andare a vedere e ricercare quali fossero le parole giuste per l’elogio dell’Attesa mi è servito moltissimo.  Mi è servito molto anche parlare della Solitudine, capire quale fosse la differenza tra isolamento e solitudine e mi è servito anche fare il punto sulla condizione femminile. 

Roberta Schira - Le voci di Petronilla - A tu per tu con - ilRecensore.it

Mi ero già occupata della condizione femminile quando ho scritto il libro Le voci di Petronilla, che narra la storia di Amalia Foggia Moretti, la terza donna medico in Italia, importante tasello del movimento femminista italiano. Questa biografia romanzata, che ho scritto con Alessandra de Vizzi, mostra il mio interesse verso questo tema e sarà anche uno dei filoni del mio prossimo libro.

Quindi assolutamente un libro di Auto-Guarigione.

Sono contenta che questo libro possa aiutare anche altre persone a ritrovare il sentiero per la rinascita.

4 – Tra le righe del tuo romanzo si percepisce un’attrazione irresistibile verso le correnti sotterranee che governano il mondo invisibile, misteri  che si manifestano attraverso piccole increspature sul piano materiale. Questa apertura verso il soprannaturale è funzionale solo alla trama oppure ti appartiene?

Bella domanda, mi piace molto, perché è una parte importante della mia personalità. Non è assolutamente funzionale alla trama, infatti io credo profondamente in ciò che non è tangibile. 

Credo nei rituali, credo nei simboli, nel pensiero simbolico, quindi le cose per me non sono solo quello che sono, ma sono quello che rappresentano. Penso che non ci sia nulla di casuale, ogni incontro è un’incontro con il destino, ogni cosa che accade o è perché l’abbiamo voluto o perché il nostro inconscio, che è molto potente, voleva che accadesse.

Credo profondamente in tutto quello che sfugge alla ragione.

5 – Prepariamo insieme la ricetta per il Mondo Nuovo e poniamoci la stessa domanda a cui deve rispondere Eleonora: che cosa ti rende davvero felice?

Questa domanda non me la pongo da tanto, direi una quindicina d’anni, anche perchè prima ero piena di condizionamenti: mi sono sposata molto presto, ora sono al mio terzo marito, sposato nel 2018, con il quale sto benissimo, però era difficile capire cosa mi rendesse felice.

Adesso lo so: Stare all’aria aperta!

I miei figli, un maschio e una femmina, mi prendono in giro, perché io farei tutto all’aperto. Anche con la neve farei un pic nic, con un ombrello 😉  Stare all’aria aperta mi rigenera, anche se sono malata, ho bisogno di alzare gli occhi e vedere il cielo, ventoso,  nuvoloso… non m’interessa.  Questo mi rende davvero felice, anche se questa cosa forse mi ucciderà! 

Poi mi piace moltissimo leggere e cucinare.

6 – Ho sempre pensato che il cuore pulsante di ogni casa fosse la cucina e anche lo spazio che rappresenta al meglio il carattere del proprietario di casa. Entriamo nella tua cucina …

La mia vita è divisa a metà tra Milano e la Liguria.

A Milano non cucino quasi mai, perché sono in giro per il mio lavoro quasi tutte le sere, per scovare qualche ristorante nuovo, sia in anonimato, sia invitata, poi giro per l’Italia…  quindi la mia cucina milanese è ricca di piccoli doni mangerecci che mi mandano per avere un parere o chiedono la mia opinione soprattutto sui prodotti usciti da poco sul mercato, quindi c’è tanto cibo, ma non cucinato.

La mia vera cucina è nella mia casa in Liguria.

Una casa che ho ereditato da una zia importantissima per me ed è una cucina vecchiotta, con i fornelli a gas, che non cambierò,  e dove cucino e le cose mi vengono bene! Ho cambiato di recente il forno, con uno non troppo tecnologico, perchè non amo le cucine troppo tecnologiche, infatti non ho ancora le piastre. 

È una cucina su un dehor pieno di erbe aromatiche quasi tutto l’anno, che continuo a curare e a rinnovare, dove c’è tanta maggiorana perché adoro fare i ravioli in casa e le verdure ripiene; la maggiorana per me è un’ingrediente fondamentale.  Quindi la mia vera cucina è quella ligure, che viene sostentata anche dal mio orto, dove, in questo periodo dell’anno, crescono i cavoli, che non vedo l’ora di cucinare!

7 – L’universo della gastronomia è alla continua ricerca di un metodo nuovo per stupire il palato dei clienti più esigenti. Dai primi esordi pionieristici della cucina molecolare stiamo tornando all’integrità dei cibi tradizionali? Qual è la prossima frontiera dell’arte culinaria?

Parlando di cucina molecolare ti posso dire che in Italia non è mai stata capita,  se non da noi addetti al mestiere e sappiamo a cosa fa riferimento la cucina molecolare, che è stata un gran avanzamento per la cucina italiana.

L’ha snellita, ha dato più importanza all’impiattamento, le cotture sono diventate più brevi e lo chef ha cominciato ad entrare in sala, e avere così un rapporto diretto con il cliente. In più lavorare sulla molecola ci ha permesso di avere una persistenza più lunga e volta a rispettare tutti gli ingredienti, ma non è mai stata compresa.  Per l’italiano medio la cucina molecolare è sinonimo di conto salato e porzioni piccole.

Ma andando oltre, al momento la cucina italiana sta vivendo un periodo di grande splendore. Sto parlando di Alta Cucina, che sta riscoprendo l’Italia, sta riscoprendo la cucina tradizionale, anche se alleggerita. La nuova cucina viene definita la Cucina Contemporanea,  perché dà più importanza al prodotto che al tentativo dello chef di rivisitare il classico, la tradizione.

La nuova frontiera sarà di tipo etico e sociale, cioè andare a vedere quali saranno le proteine che serviranno per sfamare nove miliardi di persone. Le nuove sfide nutrizionali sono quelle che serviranno a risolvere il problema climatico, l’impatto ambientale di sostenibilità e di approvvigionamento delle materie prime. Come panorama generale vedo l’Italia in pole position e vedo sempre più l’attenzione sui prodotti buoni e meno sul narcisismo dello chef.

8 – Nel libro parli della cucina di nonna Ernesta e delle ricette tramandate alla nipote Eleonora. I ricordi d’infanzia legati ai nonni sono sempre molto preziosi. Ci vuoi raccontare qualche aneddoto legato alla tua infanzia e ai ricordi culinari? Che sapore ti è rimasto nel cuore?

In casa, da bambini,  mia madre non cucinava benissimo, ho sempre avuto delle governanti, anche perché mia madre insegnava e non aveva tempo di occuparsi di tutto. 

Io invece ho iniziato prestissimo a cucinare. Fin dal liceo classico e all’inizio lo facevo per sperimentare. Mio padre aveva un caseificio e lui mi ha insegnato la grande attenzione ai prodotti. A casa si faceva attenzione alla qualità del cibo. Una delle cose che mi ha fatto capire che avrei voluto approfondire i sapori è un episodio che vede mio padre come protagonista.

Mio padre portava spesso a casa un grande pacco con tutta la produzione della settimana dei prodotti della latteria del cremasco, e in uno dei nostri assaggi, mi ricordo che mangiai un pezzo di crescenza fresca e mi disse: «vedi Roberta per capire se la crescenza è buona, alla fine deve sapere di nocciola».

Questa cosa mi ha aperto un mondo!

Mi ha fatto capire che le cose non avevano solo un primo sapore, cioè la cosa non sa solo di quello che è, ma con attenzione e un po’ di consapevolezza, tu puoi andare a ricercare un secondo sapore, un terzo … tutto quello che oggi insegno ai miei master di critica gastronomica: andare a vedere quali sia la caratteristica della persistenza e quella del retrogusto, sia del vino che del cibo.

9 – Attingendo a piene mani dalle pagine del tuo romanzo e dalle riflessioni che inevitabilmente reca con sé: Dove ti immagini tra dieci anni?

Questa è una domanda che faccio spesso ai miei alunni e anche quando faccio le interviste per il Corriere della Sera. 

Mi vedo a scrivere.

Per me è una nuova vita questa; ho abbandonato, spero definitivamente, finchè non mi viene una grande idea, lo scaffale di Varie e voglio fare la romanziera da grande!

Voglio viaggiare, magari un pochino meno, scrivere altri libri, che abbiano sempre questo portato di positività, che non significa un lieto fine, ma che portino con sé un valore curativo e che ruotino sempre intorno al cibo, intorno alla convivialità e al cibo con tutto il suo simbolismo e la sua portata evocativa. 

Mi vedo a scrivere e dentro questo c’è anche un sogno: mi vedo più in Liguria, nel mio quartiere del pensare e mi vedo passeggiare tra le vie della Quinta Strada guardando la vetrina di una libreria completamente rivestita di uno dei miei libri tradotto nella lingua più importante, come per l’editoria, anche per gli affari, che è l’inglese.

10 – Infine chiudiamo con due inviti che rivolgiamo a tutti. Si dice che ogni buon scrittore è prima di tutto un buon Lettore, ci puoi citare tre libri che secondo te dovrebbero leggere tutti e un autore da scoprire o riscoprire?

Sì leggo molto e li ascolto volentieri, perché viaggiando moltissimo riesco ad arrivare anche a sette, otto libri al mese, poi quelli che ho ascoltato e meritano uno spazio, che nelle mie case è sempre meno, li acquisto. 

Amo molto Thomas Bernard, mi piace Perturbamento, lo considero un libro in grado di misurare la crescita come lettore, perché a venticinque/trent’anni non ne capivo il messaggio, invece dai quanta in poi ho cominciato ad apprezzarlo di più.  Un altro libro che amo moltissimo è La caduta di Albert Camus, che è un libro che tengo sempre sui miei comodini ed è anch’esso un testo di formazione, che continuo a rileggere, inframezzandolo con altre scritture. Poi c’è un autore affascinante e misterioso: Romain Gary, con La vita davanti a sé, libro importante, che dovrebbero leggere i ragazzi e trovo che sia un autore da riscoprire. 

Recentemente ho apprezzato molto La trilogia della città di K di Ágota Kristóf: un libro molto forte, sulla guerra, che fa riflettere sulle relazioni e su questo clima di guerra che ancora ci pervade. C’è ancora un libro che mi è molto piaciuto, che consiglio e spero diventi un classico:  Ferrovie del Messico, di un autore ancora nuovo, per me un ottimo scrittore, Gian Marco Griffi.

11 – “Non abbiate timore dell’assurdo; non indietreggiate dinanzi al fantastico” diceva Karen Blixen.  Il secondo invito è quindi questo: Lasciaci con un pensiero che ci aiuti a mettere in fila i nostri passi anche domani.

Ritorno all’esergo del libro: 

quando la tua anima è pronta lo sono anche le cose ”: che racchiude tutto il senso del libro.

Solo dopo aver fatto un buon lavoro su di sé, la realtà intorno a noi risulta positiva.

C’è un’altra frase che mi piace molto e che uso spesso:Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” di Eleanor Roosvelt

Questo è un monito per lavorare su di sé, sulla propria autostima.

Grazie mille per la disponibilità Roberta :-))

Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi

Ferrovie del Messico - Marco Griffi - Un consiglio ben accetto - ilRecensore.it
Editore: Laurana Editore
Collana: Fremen

Libro incluso tra i dodici candidati al Premio Strega 2023

Vincitore del Premio Libro dell’anno di Fahrenheit, del Premio Mastercard Letteratura e del Premio letterario Mario La Cava 2023

Ferrovie del Messico è un romanzo epicod’avventuracorale e tentacolare, che sviluppa per oltre 800 pagine le tematiche più disparate: dalla guerra all’amore, passando per la religione e la morte. Insomma, un libro difficilmente riassumibile in poche righe senza incorrere in una banalizzazione del contenuto(ilLibraio.it)

Se cercate dell’avventura, in questo romanzo ne troverete a bizzeffe. Se cercate della letteratura, con questo romanzo ne farete una scorpacciata. I luoghi e i tempi: Asti, Repubblica Sociale Italiana, febbraio 1944; su e giù per le ferrovie del Messico, tra gli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso.

Con Ferrovie del Messico Gian Marco Griffi ci ha dato un grande romanzo corale, spassoso e commovente, giocoso e profondo, realistico e fantastico, avvincente senza tregua, scritto con una lingua quasi parlata, sempre cordiale tanto nel registro comico quanto in quello drammatico, e tuttavia letteratissima.

Se i numi tutelari di Griffi sono senz’altro Jorge Luis Borges e Carlo Emilio Gadda (e fanno capolino qua e là Roberto Bolaño, Thomas Pynchon e – com’è logico – i Monty Python), il risultato è del tutto originale.

Autore

  • Patty

    Socia fondatrice della Rivista ilRecensore.it SEO Content Creator, traduttrice, ex responsabile della rubrica Interviste di Thriller Life, Blogger e firma di recensioni su vari siti letterari. Cresciuta a Goethe e cioccolata, ho trascorso gran parte della vita tra l’Italia, la Germania e la Francia, apolide nel Dna tanto quanto nel Pensiero. Gli studi classici prima e Scienze Politiche poi, hanno sviluppato il mio senso critico, sfociato poi nella mia vita da BookBlogger. Sono sempre in cerca della storia perfetta. In borsa porto Joyce e Jackson, le penne che compro in giro per il mondo e tanta passione.