Guida per i perplessi: Werner Herzog e la ricerca dell’estasi

Guida per i perplessi: un libro-intervista

Regista, esploratore, poeta, visionario: tutti questi tratti si fondono in una delle figure più originali e irriducibili del panorama cinematografico contemporaneo. Famoso per i suoi film «estremi», in questo generoso libro-intervista Werner Herzog ne ripercorre la genesi, la lavorazione e l’impatto su critica e pubblico. Tuttavia quel che più conta, per lui, è individuare lo strettissimo legame tra i suoi film e la sua vita, tanto stretto da far sì che i primi appaiano un naturale prolungamento della seconda.

Questo libro – arricchito da nuovi contributi e aggiornato alla produzione più recente – getta luce sull’intricata rete di relazioni che lega Herzog ai suoi film e ai suoi protagonisti, offre uno spaccato sullo sguardo e le idee di un genio del cinema, e ci dona una preziosa occasione d’incontro con terre e popoli remoti. Ma soprattutto costituisce una riflessione ad oggi ineguagliata sul rapporto tra fiction e documentario, tra arte e vita, tra immaginario e realtà.

Guida per i perplessi è un libro ripetitivo.

Procede per canoni, reiterazioni, infinite permutazioni delle ossessioni del regista di Fitzcarraldo che, come un cavaliere di ventura, vive proiettandosi di volta in volta nel progetto successivo, viaggiando per il mondo con una troupe ridotta all’osso, dedicandosi a produzioni mainstream come a documentari indipendenti con identica passione e rigore.

Fin dal suo primo progetto, Herzog ha fatto suo il diktat di una indipendenza che diviene quasi autarchia, producendo, scrivendo e dirigendo ogni suo film, spesso investendo il proprio denaro, rischiando tutto ogni volta senza dedicare un solo pensiero al passato, alla carriera, al resto del mondo.

Nella sua non-scuola di cinema fondata anni fa, quella Rogue Film School che non ha calendari accademici, sede, orari, finanziamenti, Herzog non insegna come si dirige un film, piuttosto cerca di ispirare altri registi a quell’insieme di anarchia, duro lavoro e dedizione senza compromessi che costituiscono il suo approccio unico.

In Guida per i perplessi, che consiste in una serie di interviste con Paul Cronin appuntate nel corso di vent’anni, il giornalista trova l’unico modo possibile per realizzare la biografia di un uomo così poco incline alla celebrazione di sé, incentrando ogni capitolo su uno degli oltre settanta film che ha realizzato finora.

D'altronde parliamo dell'uomo che, colpito all'addome da un anonimo cecchino mentre stava registrando una intervista per la promozione di un film, nel 2005, volle immediatamente continuare a girare, dicendo che non si era trattato di un proiettile significativo.

Da questo insieme così frammentario di ricordi, aneddoti, curiosità e ossessioni, quella di Werner Herzog appare, più che una biografia, una qualità emergente, una sorta di ritratto automatico del regista che il lettore crea nella propria mente collegando i puntini del detto e, soprattutto, quelli del non detto.

Dalla attrazione gravitazionale della materia oscura che costituiscono le ossessioni che di volta in volta attirano l’autore, i suoi film traggono forza vitale ed il percorso artistico che ne esce è sorprendentemente coerente.

Quella di Werner Herzog è la ricerca dell’estatico.

È il momento in cui l’essere umano trascende i propri limiti per seguire la propria corrente più profonda, le proprie ossessioni, il proprio inconscio, la personale molla segreta che ci spinge ad agire al di là del bene, del male e, ovviamente, del razionale.

Che si tratti della Lunga estasi dell’intagliatore Steiner che si libra immobile come in volo sui suoi sci o l’ossessione che spinge Fitzcarraldo (ed Herzog stesso) a issare una nave a vapore su per le montagne dell’Amazzonia, che sia l’amore del Grizzly Man Timothy Treadwell per gli orsi che lo condurrà alla morte insieme alla fidanzata o quello di Reinhold Messner per la montagna o che si tratti invece del furore di Aguirre all’inseguimento della propria ambizione, lo sguardo di Werner Herzog è costantemente colmo di un interesse autentico, equanime, compassionevole per l’essere umano e per quei demoni che lo spingono oltre sé stesso.

Forse perché, di quegli inseguitori di ossessioni, è lui il primo.

La Verità, nel suo cinema, non è mai centrale e spesso alla esattezza filologica sostituisce immagini create ad arte; alle parole dei protagonisti, le sue.

Se riesce ad evocare quel particolare sentire in modo più completo di quanto potrebbe fare la realtà, la finzione è benvenuta nel suo cinema, che va visto come atto poetico, persino sciamanico, capace di svelare un senso che si rivela agli stessi protagonisti nel momento stesso della creazione artistica.

Scoprire questo regista straordinario, recuperarne la filmografia nonostante le difficoltà che sorgono quando si cerca un cinema libero da qualsiasi vincolo distributivo e interesse commerciale, è un imperativo per chi tiene a coltivare in sé quella ambizione all’assoluto che è destinata a rimanere inevitabilmente frustrata e che ciononostante, o forse proprio per questo, è quanto dovremmo avere di più caro.

Werner Herzog è il regista simbolo del «nuovo cinema tedesco». Tra le sue pellicole più celebri, Aguirre, furore di Dio (1972), L’enigma di Kaspar Hauser (1974), Nosferatu, il principe della notte(1978) e Fitzcarraldo (1982, vincitore al Festival di Cannes per la miglior regia). In Italia è uscito il suo storico diario di lavoro La conquista dell’inutile (Mondadori 2007) e, lo scorso anno, Ognuno per sé e Dio contro tutti (Feltrinelli).

Autore

  • Giovanni

    Scrittore, fotografo, Service Manager in una delle principali Software House italiane, è stato cofondatore del Blog Thrillerlife ed è socio fondatore della associazione culturale IlRecensore.it e della omonima rivista online.

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