Effetto Proust: 20 - Albertine scomparsa - ilRecensore.it
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Effetto Proust: 20 – Albertine scomparsa

ALBERTINE SCOMPARSA: tra la fuga, la morte e un messaggio arrivato troppo tardi, Proust trasforma l’assenza di Albertine in un labirinto di dolore, memoria e incredulità

Mademoiselle Albertine se n’è andata!” comincia così, con l’annuncio di Françoise, il penultimo volume della Recherche, il secondo postumo, edito nel 1925.

La storia editoriale del titolo è interessante. Negli appunti e nell’idea originaria di Proust, il romanzo avrebbe dovuto intitolarsi La fuggitiva, ma quando Proust scoprì che vi era un’imminente uscita di una raccolta di Tagore dal medesimo titolo, vi rinunciò. Si optò – fu lo stesso Proust? Fu l’editore!? – per il titolo di Albertine scomparsa. 

Attualmente vi sono edizioni che restituiscono al testo il titolo La fuggitiva, per evidenziare la complementarità con La prigioniera, fortemente voluta da Proust. Alre edizioni, invece, rimangono fedeli (in Italia Meridiani ed Einaudi) al titolo Albertine scomparsa, che ha il pregio – al di là dell’intentio auctoris di ricordarci la centralità di Albertine, il più enigmatico e sfuggente dei personaggi proustiani.

D’altra parte, come notava Citati, è innegabile che Albertine sia un essere in fuga, una fuggitiva, che muta costantemente forma, come l’acqua da cui è emersa ( e a cui tornerà, morendo). 

Così come Un amore di Swann è un capitolo inserito come una parentesi nella storia della Recherche, l’amore di Marcel per Albertine doveva essere un “momento” all’interno di Sodoma e Gomorra, ma poi il personaggio di Albertine reclamò più spazio, tanto che diede vita ai due volumi (La prigioniera e La fuggitiva).

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Spossato dalla propria gelosia e dai tormenti che il sospetto dell’omosessualità di Albertine gli provocava, Marcel aveva deciso di metterla alla porta.

Era convinto di non amarla; ma nel momento in cui Françoise gli dice: “Mademoiselle Albertine se n’è andata!” , scopre di non potere fare a meno di lei, avverte l’angoscia e il dolore del mondo concentrato dentro di sé; nelle prime pagine del volume, Marcel Proust effettua una straordinaria fenomenologia della sofferenza d’amore, riesce a descrivere con una logica estrema le illogicità dell’amante abbandonato, le sue cieche speranze e le sue acute disperazioni.

Passa dalla velleitaria certezza che Albertine tornerà la sera stessa, al tentativo di consolarsi con una ragazzina, all’incarico a Saint-Loup di cercare e di fare tornare la ragazza, all’idea di comprarle una Rolls Royce e darle soldi, purché lei torni.  

Proprio la scena della ragazzina adescata, ha suscitato queste considerazioni in Alessandro Piperno:

«Ero alle prese con un corso sul romanzo di Albertine quando m'imbattei nello strano passo in cui il Narratore rischia l'arresto per aver condotto una minorenne in casa e averle offerto dei soldi. La scena ha un epilogo, se possibile, ancor più bizzarro e surreale: il commissario, dopo aver fatto una bella ramanzina al Narratore, atta a rassicurare la madre della vittima sulle intenzioni serie della polizia, prende l'imputato in disparte e gli impartisce una lezione di tutt'altro tenore. "Un'altra volta" dice "siate più accorto. Diamine, non si fanno approcci così bruschi, si rischia di sciupare tut-to. D'altronde, ragazzine meglio di quella potete trovarne ovunque, e per meno. Era una somma follemente esagerata." Francamente stento a immaginare una scena meno proustiana di questa1». 

Che Proust sia una girandola di stili ed emozioni lo abbiamo sempre pensato, ma non possiamo che dare ragione a Piperno, quando afferma che ritrovare Marcel in un commissariato piuttosto che in un palazzo patrizio, in un hotel di lusso o in una cattedrale gotica.

Il fatto che Marcel Proust abbia messo questa scena, nel bel mezzo del dramma della gelosia e prima dell’atroce notizia del lutto, probabilmente gli è servito a ribadire, con la cattiva perversità di cui il pur gentile Marcel è capace, che l’opera d’arte non debba pagare pegno al moralismo. 

Se la prigionia di Albertine serviva a tenere a bada la gelosia del Narratore, la sua fuga ne centuplica le fantasie allucinatorie.

Tuttavia, non è la tematica strettamente amorosa ciò che mi interessa trattare, ma un altro tipo di fuga: quella che prepara  la rivelazione finale de Il tempo ritrovato. La fuga di Albertine prima e la sua morte dopo sono un passaggio necessario per l’illuminazione, per l’uscita dall’oblio. La prigioniera era stata una lunga (e vana) lotta contro la gelosia, questo volume è la narrazione della lotta contro la forza dell’oblio.  

«L’oblio è un mostro. Nessuno scrittore si è mai ribellato più di Proust contro la crudeltà dell’oblio, che divora le persone che abbiamo amato e i ricordi che abbiamo di loro. E nessuno ha compreso meglio di lui la sua forza benefica, che permette la salvezza della memoria involontaria e la continuità e le metamorfosi della vita2».

Così, comprendiamo il senso del  telegramma postumo di Albertine. C’è una parte della Recherche che mi è sempre sembrata un vecchio e trito trucco da romanziere, non degno di Proust.

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durante una passeggiata a cavallo. Il lettore non ha nemmeno il tempo di riprendersi, che entra Françoise allegra, portando in mano ben due telegrammi di Albertine, quelle notizie che lui aspettava da quando la ragazza era andata via da casa. Leggiamo le parole di Albertine, scritte poco prima che il cavallo la disarcionasse. Prima la fuga, poi la morte, poi il messaggio in cui lei prometteva di tornare. Troppe cose, credevo. Un trucco del mestiere per sedurre le emozioni del lettore.

Ma, Proust non vuole emozionarci, vuole indirizzarci verso una conoscenza. La scrittura è intrinsecamente legata alla morte, dice Derrida.

Essa è una forma di sopravvivenza, proprio come quella che Proust riconosce a Bergotte e che ricerca come fine ultimo della sua opera. La scrittura è traccia, spettro di un’assenza, ma al contempo apertura, soglia tra un passato da ri-scrivere e un futuro in cui l’autore non ci sarà più.

Che il telegramma di Albertine sia arrivato dopo la morte della scrivente non è una casualità ma è il destino di ogni scrittura.

 Solo dopo avere compreso l’indissolubilità della scrittura e della morte, il loro arrivo tardivo, che non lascia possibilità di risposta, solo allora Marcel, un essere solo, senza legami e senza amore, può correre verso la rivelazione finale.

Ritrovare il tempo. Scrivendo.


1 Alessandro Piperno, Proust senza tempo, Mondadori, Milano 2022, p. 59.

2   Pietro Citati, La colomba pugnalata, Mondadori, Milano 1995, p. 366.

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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