Labirinti di Franck Thilliez e il canone circolare

Labirinti

Una giovane poliziotta, Camille Nijinski, si trova nello studio del dottor Fibonacci, uno psichiatra che si accinge a raccontarle una storia incredibile di cui è l’unico depositario. Si tratta della testimonianza raccolta da una paziente, la quale è stata trovata priva di sensi e di memoria in un bosco accanto al cadavere di un uomo.

Camille, incaricata di seguire le indagini, ha bisogno di capire di più riguardo a questa improvvisa perdita di memoria, ma lo psichiatra ha molto altro da rivelarle. Prima di dimenticare tutto, la sua paziente ha condiviso con lui i fatti del suo passato: una storia lunga e complessa, senza dubbio la più straordinaria che Camille ascolterà in tutta la sua carriera. Le protagoniste sono cinque. Tutte donne. La giornalista, la psichiatra, la rapita, la scrittrice… E la quinta? La quinta donna è il filo del labirinto, è colei che fornirà le risposte a tutte le domande e, forse, anche una via d’uscita.

La mente geniale dell’autore ha dato vita a un vero e proprio labirinto infernale cosparso di tranelli e vicoli ciechi, in cui il lettore verrà intrappolato insieme ai protagonisti.

Diciamolo subito e leviamoci il pensiero: una volta concluso Labirinti, non potrete non convenire che Thilliez sia oggi il miglior costruttore di trame nel panorama del genere: in questo sta la sua forza e, forse, anche il suo limite.

Thilliez infatti non concede nulla alla letterarietà: lo stile è scarno, le descrizioni ridotte al minimo e i personaggi particolarmente piatti. Una scelta che, se in questo caso particolare può essere giustificata dalla trama, in altre pagine si può spiegare soltanto parzialmente con la volontà di non distrarre il lettore.

Labirinti riesce a concludere perfettamente la trilogia iniziata con Il Manoscritto e proseguita con C’era due volte, aggiungendo una dimensione ulteriore e riempiendo quelle che, leggendo in ordine di pubblicazione, potevano apparire scelte discutibili se non veri e propri buchi di trama: operazione lodevole se la trilogia fosse stata pensata fin dall’inizio come tale ma geniale se, come pare, Il Manoscritto fosse effettivamente nato come romanzo unico e C’era due volte e Labirinti fossero stati concepiti solo successivamente e innestati sull’impianto del primo volume.

Thilliez mantiene le proprie ossessioni: il doppio, la memoria, gli inganni che la mente gioca a sè stessa, l’idea stessa che un sè esista davvero.

Il richiamo agli splendidi saggi di Oliver Sacks, a partire da L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, è evidente e per chi ha amato gli aneddoti del neurologo inglese sarà più facile accettare le premesse mediche che sostengono il plot.

Thilliez mantiene anche la passione per il dettaglio granguignolesco che personalmente ho trovato anche stavolta eccessivo al punto del compiacimento morboso, cosa che può essere sia un limite di scrittura, sia un effetto ricercato per accentuare il legame identitario tra l’Autore ed il suo alter ego e villain del romanzo, Caleb Traskman. Così, quella che ad una prima lettura può sembrare una morbosità sconveniente può essere sia un effettivo limite dell’autore, sia un autentico colpo di genio.

Rispetto al passato, comunque, Thilliez appare aver rinunciato alla tentazione della premessa implausibile, meccanismo che funesta, secondo il modestissimo parere di chi scrive, altri suoi scritti a partire da Il sogno, in cui il continuo oscillare della protagonista tra realtà e fantasia, memoria e sua assenza diventano rapidamente implausibili, e proseguito purtroppo con C’era due volte, in cui la ricerca della soluzione con cui l’autore giustificherà le prime pagine del libro rischia di prevalere immediatamente sul piacere della lettura.

In Labirinti, Thilliez sembra aver allestito una zona di comfort per il lettore, abituato a personaggi come La Poliziotta che, taccuino alla mano, si dedica ad ascoltare dalla voce di uno psichiatra la storia di cinque donne, così come narrata dalla Assassina, omicida rea confessa che ha massacrato un uomo a colpi di attizzatoio e che sembra riposare, ormai sedata, nella stanza 21.

Così parte un antefatto che alterna rapidamente il punto di vista de La Giornalista, La Rapita, La Psichiatra e La Scrittrice. La quinta, L’Assassina insomma, si disvelerà solo nell’ultimo capitolo con un colpo di scena che, più che un Labirinto, ricorda un uroboro, il simbolo sulla maglietta che La Scrittrice indossa  come ennesimo indizio sulla sua vera natura di agente del cambiamento.

Ed è nelle pagine finali di quello che appare come un vero e proprio canone circolare, che Thilliez riprende il tema iniziale cambiando però punto di vista e svelando, dietro la quinta, il complesso meccanismo teatrale allestito a beneficio del lettore.

Dire di più, in questo caso, rischierebbe di rovinare la lettura e la più che probabile rilettura che il finale quasi impone, per quello che personalmente considero il capolavoro di Thilliez.

Franck Thilliez (Annecy, 1973) è un ingegnere e scrittore francese. È nato ad Annecy e vive nel Pas-de-Calais, nell’estremo Nordest della Francia. Ingegnere informatico, è appassionato di tecnologie telematiche. Nel 2004 pubblica il suo primo libro Train d’enfer pour Ange rouge. È un grande appassionato di film thriller, e il suo film preferito è 8mm – Delitto a luci rosse di Joel Schumacher.

Ha vinto i premi Prix des lecteurs Quai du polar 2006 e Prix SNCF du polar français 2007 con il libro La chambre des morts.

Nei suoi romanzi la sua ispirazione a questo genere di film è evidente, che aggiunto alla sua fantasia ha portato a romanzi molto coinvolgenti. In Italia la Casa Editrice Nord pubblica quattro dei suoi romanzi: La stanza dei morti nel 2007, Foresta nera nel 2008, La macchia del peccato nel 2009 e L’Osservatore nel 2011

In seguito, la Casa editrice Fazi ha pubblicato sei suoi romanzi: Il manoscritto (2019), Il Sogno (2020), C’era due volte (2021), Puzzle (2022), Labirinti (2023), Vertigine (2023). Attualmente[quando?] vive tra Pas-de-Calais, Antille e Guyana.

Autore

  • Giovanni

    Scrittore, fotografo, Sales Executive di una delle principali Software House italiane, esperto di informatica, è stato cofondatore del Blog Thrillerlife ed è socio fondatore della associazione culturale IlRecensore.it e della omonima rivista online.