The History of Sound: Shattuck intreccia racconti che attraversano epoche e paesaggi, dove nulla va davvero perduto
SINOSSI
Boston, 1916. Un pub frequentato dagli studenti del conservatorio è il luogo in cui David e Lionel si incontrano per la prima volta. Lionel, che studia canto, non ha mai conosciuto un musicista tanto eccezionale, lui che non soltanto ha l’orecchio assoluto ma può anche vedere il colore della musica, sentirne il sapore.
Tavoli e bicchieri, ma soprattutto il pianoforte su cui David suona con passione A Dead Winter’s Night, sono i testimoni del momento in cui il loro mondo cambia per sempre: l’aurora di un amore. Si ritrovano tre anni dopo, in un’estate nel cuore del Nord americano, alla ricerca della cosa più fugace di tutte. David vuole fissare su cilindri di cera le canzoni popolari di cui è appassionato; Lionel lo accompagna, caricandosi sulle spalle le cinghie del pesante fonografo per miglia e miglia di cammino.
Una stagione di idillio, in cui i suoni migliori sono quelli che David e Lionel non hanno registrato: l’ululato del vento, il coro della pioggia, le loro voci intrecciate nel buio della notte.
Poi arriva l’autunno, e tutto finisce. Fino al giorno di moltissimi anni dopo in cui i cilindri tanto faticosamente incisi riemergono dal passato, e con loro una voce, quella di David, che canta ancora A Dead Winter’s Night. Niente è davvero perduto per sempre; nessuna bellezza, per quanto fragile, è davvero effimera, sembrano dunque dirci le dodici storie luminose di Ben Shattuck, allacciate a due a due come in un’antica ballata.
Dalla Nantucket del Settecento ai paesaggi contemporanei del New Hampshire, The History of Sound rivela con grazia gli inaspettati legami che si nascondono tra le pieghe del tempo, il modo in cui la storia degli uomini e del mondo continua a risuonare.
RECENSIONE
… cosa significhi scrivere di storia oggi: come narriamo le vicende del nostro passato? Abbiamo l’autorità per farlo? Ma soprattutto: perché decidiamo di farlo?
The History of Sound di Ben Shattuck, edito da Neri Pozza, è un volume di rara eleganza che racchiude più storie unite da un filo rosso, talvolta limpidamente presente, altre volte appena accennato.
Fin dalle prime pagine, il libro si configura come un’indagine sulla possibilità stessa di trattenere ciò che per natura sfugge: la musica, l’amore, la giovinezza, il tempo. In questo senso, l’opera si inserisce in una linea narrativa che non rappresenta semplicemente il reale, ma ne esplora le tracce invisibili, i residui emotivi, ciò che resta quando tutto sembra ormai dissolto.
È una raccolta di racconti che narra di storie dal sapore atavico, ancestrale, onirico, in cui il collante sono i rapporti umani e il legame tra uomo e natura, che diventa non solo sfondo o ambiente ma parte integrante della trama: i paesaggi della East Coast americana, dalle coste del Massachusetts alle foreste del New Hampshire, non sono semplici ambientazioni, ma veri e propri agenti narrativi.
Il vento, la pioggia, la sabbia, il mare: tutto contribuisce a creare una dimensione sonora che attraversa le storie. La natura non accompagna i personaggi, ma li modella, li assorbe, li restituisce come parte di un movimento più ampio.
È qui che il titolo del libro acquista un ulteriore significato: la “storia del suono” non è solo quella degli esseri umani, ma quella del mondo stesso.
… La nostra casa era in balia del vento, che ogni notte scrollava il parafuoco e i battenti, gettando sabbia sulle finestre e fra le assi che mi sforzavo invano di sigillare. La sabbia scendeva dal camino, si accumulava sulla pietra del focolare, filtrava dall’assito e si depositava ovunque. Si raccoglieva ai piedi del tavolo. Mi penetrava nei vestiti, fra i capelli, sotto le unghie, nel letto. Prima di addormentarmi dovevo togliermela dagli occhi. Le scarpe erano come due badili. Spazzavo la casa ogni santo giorno, ma non serviva a niente.
Partendo dal racconto più noto, da cui è tratto il film omonimo con Paul Mescal e Josh O’Connor, diretto da Oliver Hermanus, Shattuck traccia un viaggio immaginario all’interno dei territori legati alla East Coast statunitense, muovendosi in un territorio pastoso che accompagna il lettore avanti e indietro nel tempo; tra i primi del Novecento e il nostro presente.
… non pensavo che a lui. A volte mi svegliavo con l'immagine del suo volto negli occhi e tendevo la mano cercandolo nel letto. Il mio corpo ricordava il suo, mio malgrado.
A unire il tutto, piccoli dettagli disseminati qua e là che rischiano di passare inosservati ma che, se notati, mostrano la straordinaria maestria che si pone alla base della composizione di questa raccolta.
Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la sua struttura: formalmente una raccolta di racconti, ma costruita secondo una logica profondamente unitaria. Le storie sono disposte a coppie, come in una ballata antica, e dialogano tra loro attraverso rimandi sottili, immagini ricorrenti, echi tematici.
Raccolta che, tra le altre cose, si compone di storie accomunate da un elemento che torna: il finale aperto, dove il lettore viene lasciato proprio all’apice, quando il climax narrativo è al suo massimo. È una scelta coraggiosa che mostra l’assoluta padronanza della parola di Shattuck e permette al lettore di divenire parte integrante di ciò che legge, immaginando scenari.
Cuore emotivo del libro è il rapporto tra due protagonisti, David e Lionel, e il loro viaggio, che li vede impegnati a registrare canzoni popolari su cilindri di cera, fatto che si inserisce in un momento storico preciso: quello delle prime tecnologie di registrazione, che promettevano di salvare dall’oblio la tradizione orale.
Il progetto dei protagonisti appare quasi paradossale: tentano di conservare l’effimero attraverso uno strumento che, per sua natura, lo trasforma. E così il romanzo suggerisce che ogni archivio è anche una perdita, ogni memoria una riscrittura.
I richiami che collegano i vari racconti di The History of Sound, sono sorretti da piccoli snodi che creano una sorta di effetto matrioska mai banale, sublime e letterario.
Come se ci si trovasse di fronte al quadro di uno dei pittori fiamminghi più noti, Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini. Lì era uno specchio a svelare misteri e verità, qui l’autore sceglie, attraverso la sua penna, di raccontare una storia per poi aprire le infinite porte che si trovano all’interno di essa, approfondendo elementi, tralasciando dettagli, mostrando vite nascoste.
Il vento batteva sulle finestre. La pioggia gorgogliava fra le tegole. L’acqua cadeva a catinelle in un mugolio costante. Un vento umido aveva trovato il nostro tetto e lo stava rosicchiando.
Grazie alla stesura di racconti con un registro narrativo mai uguale, Shattuck passa dalla narrazione classica al racconto dialogico, riportato attraverso la radio; dalla forma epistolare di un diario promesso, al racconto a tinte cupe e gotiche di un mistero rimasto irrisolto.
… dopo essermi allontanato di un centinaio di passi dalla baita, sono stato attorniato dalle falene. Tutte bianche e grandi come un’unghia. Ce n’erano a migliaia, come se fossero sbucate dal terreno.
The History of Sound è un volume non banale, umano, delicato, dove racconti dal forte impatto emotivo si avvicendano ad altri più neutri e placidi, in un sali scendi di tensione che mantiene il lettore agganciato alle pagine, affascinato da ogni piccolo scorcio che gli viene offerto e regalato.
Mi sentivo in colpa perché nessuno di noi si era mai reso conto del freddo che aveva dovuto patire la nonna. Mi chiedevo se le mancasse quella casa, ora che era all’ospizio, se ne avesse nostalgia a dispetto dell’umidità e degli spifferi.
Le persone si alternano, protagonisti della loro storia, testimoni di quella di altri, mere comparse delle vite di individui appena accennati.
Le persone mutano ma restano fedeli alla loro tempra e al loro carattere, così come il vento soffia sulle terre descritte, mutandone la forma ma mantenendo intatta la sostanza. Sostanza fatta di solida terra e fango, di coste scoscese e umide spiagge che caratterizza il territorio della costa orientale statunitense, non importa quando essa venga descritta.
Intorno alla casa, le dune si spostavano, un granello di sabbia per volta, nel vento incessante.
Titolo: The History of Sound
Autore: Ben Shattuck
Editore: Neri Pozza
Genere: Narrativa straniera – Short Stories – Racconti – Narrativa Americana
AUTORE
Ben Shattuck è laureato all’Iowa Writers’ Workshop e ha vinto il PEN/Robert J. Dau Short Story Prize for Emerging Writers e il Pushcart Prize.
The History of Sound, il suo esordio nella narrativa, vincitore dello Story Prize Spotlight Award, selezionato per il Pen/Faulkner Award for Fiction e per l’Andrew Carnegie Medal Excellence in Fiction, è stato uno dei dieci migliori libri del 2024 per Chicago Tribune, Kirkus Reviews e NPR.
Da questo libro è stato tratto anche il film The History of Sound – Sulle note di un amore, per la regia di Oliver Hermanus, con Paul Mescal e Josh O’Connor.
Shattuck vive con la moglie e la figlia sulla costa del Massachusetts, dove gestisce il più antico emporio d’America.


