Nero come il mare: Charlotte McConaghy costruisce una storia in cui natura, amore e paura del futuro finiscono per intrecciarsi.
Sinossi
Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno.
Dal canto suo Rowan, abituata a badare a sé stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme?
Incredibilmente avvincente e scritto con una prosa evocativa, Nero come il mare è un thriller dall’ambientazione spettacolare; ricco di amore in tutte le sue forme, colpi di scena sbalorditivi e paesaggi di una bellezza vertiginosa, ci parla delle scelte impossibili che dobbiamo compiere per proteggere le persone che amiamo.
Recensione
Il mare di Shearwater è nero, profondo, imprevedibile, restituisce ciò che si credeva perduto e inghiotte ciò che si vorrebbe trattenere.
In Nero come il mare Charlotte McConaghy fa di questa distesa di acqua sconfinata molto più di un paesaggio, trasformandola nella presenza invisibile che attraversa ogni pagina, quasi fosse una creatura che osserva una famiglia che cerca disperatamente di restare a galla.
Shearwater è un’isola sperduta ai confini del mondo, magnifica e minacciosa, dove Dominic Salt vive con i suoi tre figli, Fen, Raff e Orly.
L’isola è immaginaria, ma ha radici molto reali visto che l’autrice si è ispirata a Macquarie Island – remota isola subantartica a metà strada tra la Tasmania e l’Antartide – e su questa geografia reale ha innestato un elemento altrettanto concreto, il Global Seed Vault di Svalbard, la grande banca di semi che custodisce il futuro della biodiversità.
È un incontro molto riuscito tra realtà e immaginazione, tra un luogo che esiste davvero e un luogo che potrebbe esistere, entrambi minacciati dalle conseguenze di un clima che sta cambiando troppo rapidamente.
Dominic ha scelto questa totale lontananza dal mondo “reale” per proteggere i propri figli, ha costruito intorno a loro una vita praticamente autosufficiente e ha dedicato la propria esistenza alla custodia dei semi di piante destinate all’estinzione, finendo per incarnare l’ideale di un novello Noè che costruisce un’arca per il futuro.
Ma il paradosso è terribile poiché, mentre Dominic cerca di salvare il futuro dell’umanità, non riesce a salvare la propria famiglia dal passato.
Dominic è un padre che ama attraverso il controllo e, nel tentativo di proteggere i figli, li ha tenuti lontani non soltanto da tutto ciò che potrebbe ferirli, ma anche dalla possibilità di scegliere autonomamente il loro futuro.
Nondimeno, è un personaggio che non si riesce semplicemente a condannare e, pur se la sua protezione rischia di trasformarsi quasi in una prigione per la sua famiglia, dietro la sua durezza si avverte continuamente il dolore di un uomo che ha trasformato la paura della perdita in una regola di vita.
Tra i suoi tre figli Fen è forse il personaggio che mi ha colpito di più.
È cresciuta sull’isola, conosce gli animali, il mare, i ritmi della natura e sembra appartenere a quel mondo più che a quello degli uomini, ma la sua libertà è soltanto apparente poiché non è stata lei a scegliere quella vita e porta dentro di sé una rabbia che nasce anche dal sentirsi prigioniera di una storia familiare che la precede.
Fen vuole essere libera, ma deve prima capire cosa significhi esserlo davvero.
Raff e Orly, in modo diverso, vivono la stessa condizione di figli che cercano un proprio spazio all’interno di una famiglia in cui il passato occupa ancora troppo posto e più si entra nelle loro vite, più diventa evidente quanto il vissuto dei genitori possa diventare, anche senza volerlo, il destino dei figli.
Poi il mare restituisce Rowan ed il suo arrivo cambia tutto.
È una donna ferita, misteriosa, apparentemente fragile, ma la sua presenza costringe Dominic a confrontarsi con ciò che aveva cercato di seppellire, il mondo esterno, il desiderio, il passato e, soprattutto, permette ai ragazzi di guardare oltre i confini dell’isola.
Da quel momento il mistero cresce, ma cresce soprattutto la complessità dei personaggi.
Nessuno è completamente innocente e nessuno è soltanto colpevole, ognuno ama come sa, protegge come può, nasconde ciò che non riesce ad affrontare.
La McConaghy costruisce un romanzo difficile da racchiudere in un unico genere, in quanto è insieme thriller, mystery, storia familiare, romanzo d’amore e, soprattutto, una feroce riflessione sul rapporto tra l’uomo e la natura.
La tensione e il mistero ci sono, ma sono il movimento esterno di una storia molto più intima in cui quello che conta non è tanto la ricerca della soluzione, quanto la tensione crescente nell’osservare ciò che accade ad una famiglia quando le sue certezze cominciano a sfaldarsi.
Proprio mentre la famiglia si scompone e ricompone, infatti, la natura in tutta la sua maestosità occupa sempre più spazio all’interno della narrazione e a poco a poco il confine tra il mondo umano e quello naturale si assottiglia sempre di più.
Le foche, le balene, gli albatros, la vegetazione non sono semplici dettagli, ma presenze vive descritte con uno sguardo in grado di evidenziare la loro dignità a prescindere dal genere umano, pur se sempre intimamente connesse con i personaggi, ciascuno a suo modo.
Per Fen le foche sono quasi una famiglia, per Raff le balene e il loro canto diventano una lingua da imparare, per Orly le piante e i semi rappresentano una forma di vita da custodire.
L’isola è il personaggio per eccellenza, con il mare che separa e protegge, ma che restituisce anche ciò che si credeva scomparso; gli animali hanno una presenza concreta, quasi emotiva e le descrizioni della fauna e dei paesaggi hanno una forza visiva straordinaria.
Anche i semi custoditi da Dominic ed i suoi figli assumono un fortissimo significato simbolico, incarnando la promessa di una vita che potrebbe sopravvivere alla catastrofe, ma anche la metafora della nostra illusione di poter mettere tutto al sicuro.
Conserviamo i semi mentre il mondo che li dovrebbe accogliere si sta consumando, perché noi stessi lo stiamo portando alla distruzione.
Sotto questo aspetto il tema del cambiamento climatico si fonde intimamente con quello della genitorialità perché se è vero che Dominic vuole proteggere i figli, non comprendendo che anche la protezione può diventare una forma di possesso, Rowan porta, invece il peso di una domanda ancora più spaventosa.
È giusto mettere al mondo un figlio quando non si è più sicuri del mondo che gli si potrà consegnare?
Questo interrogativo supera la trama del romanzo ed arriva dritto al cuore ed alla testa di ognuno di noi, obbligandoci a riflettere su cosa significhi essere genitori in un pianeta ferito, sulla effettiva possibilità di proteggere i nostri figli e sulla necessità di custodire ciò che ci è stato affidato senza pretendere di possederlo.
I semi contengono la possibilità di una vita in fieri che ancora non conosciamo, esattamente come i figli.
Possiamo proteggerli, nutrirli, creare le condizioni più idonee alla loro crescita, ma non possiamo decidere che cosa diventeranno.
Leggendo questo romanzo se ne percepisce immediatamente la forte vocazione visiva e non mi stupirebbe affatto vederlo trasformato in un film, anche in considerazione della formazione cinematografica della scrittrice e del suo particolare talento nel costruire immagini, atmosfere e scene di grande impatto.
Non è difficile immaginare una cinepresa che inquadri l’isola battuta dal vento gelido, il mare che avanza inesorabilmente, gli animali, le tempeste e quella famiglia minuscola dentro un paesaggio smisurato, che costruiscono nell’insieme una sceneggiatura emotiva già pronta ad essere tradotta in immagini.
Il mare, però, resta l’immagine più potente.
Nero come il lutto, come la paura del futuro, ma anche come ciò che ancora è ignoto.
Quel nero non è solo il colore della fine, ma anche quello della profondità degli abissi sotto cui la vita inesorabilmente continua, una profondità da cui ogni nuovo inizio deve trovare la forza di riemergere, con la consapevolezza che non è possibile salvare tutto.
Titolo: Nero come il mare
Autore: Charlotte McConaghy
Editore: Fazi
Traduzione: Stefano Tummolini
Genere: Thriller, Climate fiction
Autrice
Charlotte McConaghy è un’autrice australiana pluripremiata, le sue opere sono state tradotte in numerose lingue e sono in fase di adattamento televisivo e cinematografico.
Ha conseguito un master in Sceneggiatura e vive con i due figli e il marito a Sydney.
Nero come il mare, il suo terzo romanzo, è un bestseller in fase di pubblicazione in trentadue paesi; ha vinto l’Indie Book Award come miglior romanzo e miglior libro dell’anno e il premio Dymocks come miglior libro dell’anno; è stato finalista, tra gli altri, alle Andrew Carnegie Medals for Excellence, al Women’s Prize e all’Edgar Award.


