Quando eravamo lupi - abbiamo letto - ilRecensore.it
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Quando eravamo lupi di Charlotte McConaghy

Quando eravamo lupi

Inti Flynn arriva nelle Highlands scozzesi con il vento contro e una missione precisa: guidare la reintroduzione di quattordici lupi grigi in quella terra remota e ferita. Con lei c’è Aggie, la sorella gemella che ha portato via dall’Alaska, trascinandola attraverso l’oceano nella speranza di strapparla al vuoto in cui sta sprofondando. I lupi si muovono nel paesaggio con un’urgenza antica, come se stessero tornando a casa.

E mentre loro trovano il proprio posto tra le foreste e le valli, qualcosa dentro Inti si allenta, la tensione si scioglie, il corpo si adatta ai ritmi della natura. Perfino l’amore, che aveva smesso di aspettare, comincia a sembrarle possibile. Poi un uomo viene trovato morto. Inti sa già cosa accadrà: la città punterà il dito contro i suoi lupi. Non può permetterlo.

La paura si muove più veloce della verità, e Inti è disposta a tutto per proteggerli. Ma la scelta che fa la spinge sull’orlo di qualcosa di pericoloso, che potrebbe travolgere tutto, anche lei. Perché se i lupi non c’entrano, allora chi è stato? E come può fidarsi di ciò che sente, se l’uomo di cui si sta innamorando è il primo sospettato?

C’era una volta… il LUPO

Così iniziano tutte le storie….

La trama di Quando eravamo lupi, si snoda attorno a Inti, una biologa americana a capo di un ambizioso progetto di reintroduzione dei lupi nelle Highlands scozzesi. Tuttavia, come spesso accade quando l’intervento umano si scontra con la natura e le tradizioni locali, il percorso si rivela irto di ostacoli. 

Il personaggio di Inti traccia tutta la trama. La sua identità, umano alfa, non è semplicemente ispirata al lupo, ma ne diventa un’estensione letterale e metaforica. Il suo “branco” è la sua famiglia, in particolare la gemella Aggie, e chiunque si guadagni la sua fiducia.

Tuttavia, se la storia non innova il genere, il suo epilogo dimostra che non è l’originalità degli eventi a fare un buon racconto, ma il modo in cui questi si risolvono, chiudendo il cerchio. Un finale riuscito può riscattare l’intero percorso narrativo, persino quello più convenzionale.

Eppure, il libro ha un suo perché, e la risposta si annida nel titolo stesso.

Quando eravamo lupi cattura l’attenzione perché evoca un passato remoto, in cui la nostra relazione con la natura era sicuramente diversa. Chi erano i “noi” che eravamo lupi? Erano i nostri antenati, che vivevano a stretto contatto con il predatore? O siamo noi stessi?

Il lupo, animale iconico e centrale nella trama del libro, non è solo un predatore da reintrodurre in un ecosistema ma un potente simbolo. La vastissima letteratura sul lupo, che spazia dalle fiabe classiche ai saggi scientifici, dimostra quanto questo animale sia centrale nell’immaginario umano. 

Il lupo è il predatore cattivo, affamato, che distrugge le greggi. È questo che ci hanno insegnato e tramandato, è il frutto del cattivo rapporto fra uomo e natura. Il lupo ha una fama che lo precede e che giustifica la sua caccia spietata, demoniaca. Una caccia che ha le sue origini nel nostro passato più remoto, in cui si cacciava per necessità NON per brama.

Il lupo non è questa storia moderna, ma la nostra storia più antica.

Il lupo è un animale puro, regale, indomito, silenzioso, la sua vita è regolata da principi di equilibrio e rispetto che l’uomo fatica a comprendere e a mettere in atto. 

Riflettere sul lupo significa riflettere sulla nostra stessa esistenza e, soprattutto, permanenza

La storia umana è un susseguirsi di conflitti, guerre e divisioni, che dimostrano la nostra incapacità di convivere anche con i nostri simili. Siamo una specie che traccia confini immaginari, erige muri e si scontra in nome di ideologie, religioni o nazionalismi. Siamo suprematisti per natura, convinti che la nostra tribù, la nostra razza, il nostro credo sia superiore. Questo ci rende incapaci di comprendere il concetto di interdipendenza, che deriviamo da un numero infinito di fattori!

Per poter esistere, abbiamo bisogno di quel “nemico” che abbiamo cacciato e cerchiamo di eliminare; abbiamo bisogno di ossigeno, abbiamo bisogno di foreste.

C’è un profondo senso di trionfo nel suo ritorno, una vittoria che non è solo sulla razza umana, ma sul nostro ottenebramento. La conclusione è agghiacciante. 

La parola al lupo.

“Io, il predatore, sono l’equilibrio che voi avete cercato di spezzare. Avete provato a estinguere la mia linea di sangue. Ma la foresta non può esistere senza di me. 

Voi non potete esistere senza di me!

Aspetterete, silenti, la vostra estinzione. Perché ciò avverrà. Non ho rabbia, ma una fredda certezza. Non minaccio vendetta, perché so che non ce n’è bisogno. Vi state condannando da soli. Non sarà una guerra, un’apocalisse o un evento catastrofico a porre fine alla vostra storia. Sarà la vostra stessa prepotenza, la vostra incapacità di accettare il vostro posto nel mondo. Sarete voi a farvi sparire. Io, il lupo, o quello che ne rimarrà, sarò ancora lì a testimoniare la fine del vostro ciclo.

Rimarrò ad ululare alla luna, un canto che celebrerà la vostra fine. Il mio canto di sopravvivenza è la vostra condanna”

Avete scritto la mia storia a modo vostro.

Sbagliando”

Aggiungo… come sempre!!!

Il protagonista di una storia diversa, un animale che è stato ingiustamente demonizzato.

Un libro consigliato per il suo forte messaggio, per CHI NON CREDE NELLE FAVOLE E NELLE FIABE.

Charlotte McConaghy è una scrittrice e sceneggiatrice australiana - autrice di Quando eravamo lupi - ilRecensore.it

Charlotte McConaghy è una scrittrice e sceneggiatrice australiana. “La ragazza che seguiva gli stormi“, il suo romanzo d’esordio, è stato un caso editoriale internazionale, miglior romanzo del 2020 per il Time, tradotto in 30 Paesi

Autore

  • Nico

    Socia fondatrice della rivista Il Recensore.it, LA NEMESI nella redazione di IlRecensore.it è un po' il cane sciolto. La parte cattiva e sarcastica, se vogliamo dirla tutta. Non tollera gli scopiazzatori letterari!

    Oltre ai libri, tra le sue passioni, ci sono i ferri circolari.

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