Treno infernale per l’angelo rosso: alle origini dell’orrore. Franck Thilliez, alias Franck Sharko e la nascita di un’ossessione
SINOSSI
Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto.
Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz’aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale.
La scena del crimine è stranamente pulita e gli unici microscopici indizi conducono in Bretagna, dove il commissario scoprirà un sordido sottobosco di depravazione. Con l’aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell’informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un’anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino, uno spirito vendicatore che sembra voler ricostruire l’inferno in Terra.
E mentre l’indagine si fa sempre più intricata e pericolosa, un dubbio assillante tormenta il commissario: riuscirà mai a ritrovare Suzanne?
RECENSIONE
Parlare della genesi letteraria – Treno infernale per l’angelo rosso – di Franck Thilliez significa immergersi in un’origine che non è solo cronologica, ma ontologica, l’esordio è semplicemente la conferma di un destino già scritto.
Thilliez si è imposto come un maestro dell’inquietudine, un’eccellenza. In ogni sua opera, dall’inarrivabile Il manoscritto alle produzioni, per così dire, “minori”, è sempre presente quella percezione disturbante che è diventata il suo marchio di fabbrica. Non è solo scrivere per il lettore, Thilliez scrive anche per sé stesso.
Anche quando la trama sembra concedere un attimo di tregua, come in questo caso specifico, si avverte sempre lo spettro della paura più vera e del dolore.
La genesi si trova nella lettera che Thilliez scrive direttamente a noi lettori.
In quelle righe non c’è solo un saluto, ma l’intero perimetro del suo pensiero, la dichiarazione d’intenti di un autore che non cerca di rassicurarci, ma di mostrarci quanto sia sottile il confine tra la realtà e l’abisso. In quella missiva, Thilliez ci consegna le chiavi del suo universo.
Questo libro è rimasto in attesa, un seme maligno piantato prima ancora che il prequel (1991) vedesse la luce, descrive esattamente la forma mentis dell’autore.
Il legame tra Franck Thilliez e il suo commissario Franck Sharko, protagonista assoluto, non è solo una coincidenza onomastica, sembra quasi un esperimento di reincarnazione letteraria. Scegliere di dare il proprio nome al protagonista è un atto di auto-investitura. Non è solo un vezzo, è come se Thilliez avesse voluto creare un avatar per esplorare quegli abissi che, per fortuna, può immaginare. Thilliez è la mente che crea l’orrore, Sharko è colui che deve percorrerlo e toccarlo con mano.
“Quella quotidianità coperta da un velo di sangue, costellata di lampi di metallo che tranciavano nervi e tendini, scorticando la pelle fino all’osso, quelle anime nere e misteriose che vorticavano in stanze insanguinate erano la linfa profonda della mia vita”
Esiste un termine che, lontano dall’essere un‘offesa, diventa il più alto dei complimenti nel perimetro del thriller, “mente deviata”.
È in questo spazio di deviazione creativa che Franck Thilliez costruisce i suoi deliri, usando la scienza, la tecnologia, la psichiatria (parole sue). Ciò premesso, la figura di Sharko è la sua estensione. Autore e personaggio condividono la medesima ossessione per l’abisso malefico,
Thilliez possiede una padronanza enciclopedica del lato oscuro dell’essere umano. Il Darkweb, le manipolazioni mentali, le psicosi, per l’autore non sono espedienti narrativi, sono linfa vitale, clorofilla. Esiste in lui una sorta di attrazione verso l’abisso, Thilliez è un osservatore che non distoglie lo sguardo mentre l’uomo compie mostruosità. Thilliez adotta e abita il male. Sharko è la parte buona.
Se l’inferno dantesco era regolato da una legge di contrappasso e da un ordine divino, quello di Thilliez è orrore. Già dalle prime pagine il lettore viene scaraventato in un’aberrazione tale che i Gironi della Commedia appaiono come semplici architetture ordinate, quasi rassicuranti. Qui l’Inferno è reale, tangibile, umano. La crudeltà non è solo una punizione ma una condizione con cui Sharko deve interagire senza la guida di nessun Virgilio.
Treno infernale per l’angelo rosso è un libro che gioca con l’oscurità più buia, con il male che ogni essere umano ha dentro di sé a livelli più o meno diversi.
Questa visione ha echi letterari importanti, sicuramente l’autore ha presente Dostoevskij che ha mostrato come l’uomo porti in sé sia l’angelo che il demone, o T. Harris che vede il male non come una malattia ma come una parte della natura umana. Tutti noi siamo dei potenziali Caino.
A rafforzare l’orrore, Thilliez inserisce l’elemento ancestrale e spiritico, la figura di Dudù Camelia, la vicina di casa di Sharko originaria della Guyana Francese. Dudù è un portale, attraverso le sue trance, diventa un ponte tra il mondo reale e “aberrante” e un altrove, dove l’orrore ha già preso forma. Le sue visioni non sono profezie ma avvertimenti per Sharko. Dudù Camelia percepisce l’energia potente del male. Questo legame con il sovrannaturale non è una novità. Già in 1991 Sharko aveva già visto l’irrazionale, un mondo sotterraneo che la sua razionalità non può spiegare.
Questo aspetto ha come contraltare la rivoluzione tecnologica di Sibersky e di Thomas Serpetti, colleghi di Sharko. Siamo lontani dall’epoca del Minitel che avevamo conosciuto in 1991. Internet è un ecosistema che ridefinisce i confini dell’indagine, cui si aggiunge l’aspetto forense e la figura del profiler con Élizabeth Williams.
E poi arriviamo a Sharko-Thilliez. Raramente assistiamo a una simbiosi così importante tra creatore e creatura. Leggere Treno Infernale per l’angelo rosso alla luce del prequel 1991, è un viaggio alle origini di un’ossessione.
Se in 1991 abbiamo conosciuto l’origine, il “numero 6 della brigata”, adesso vediamo il compimento della sua evoluzione. Sharko ama l’orrore, ne è attratto. Sharko cerca il male, il male cerca lui. È una legge non scritta che porta con sé un prezzo altissimo.
Arrivati all’ultima pagina resta la conferma che Thilliez sia un’eccellenza assoluta, un maestro indiscutibile capace di maneggiare l’orrore con una competenza che pochi possiedono. La sua capacità di edificare cattedrali (cit. Ken Follet) di perversione rimane fuori discussione.
Tuttavia, proprio la sua grandezza rende più evidenti alcune piccole crepe in questo romanzo d’esordio (anche se probabilmente rivisto). Molte sono le descrizioni eccessivamente minuziose e didascaliche, quasi ridondanti, che finiscono per appesantire il ritmo anziché alimentarlo. Anche sul fronte della trama la sensazione del “già letto” è persistente; nonostante essa sia portata all’ennesima potenza, il copione di fondo risuona come qualcosa di già sentito nel panorama del thriller contemporaneo.
Vi aspettate il colpo di scena finale? Beh, certamente sì. I lettori più attenti potranno forse intravederlo tra le righe della narrazione o immaginarlo, poiché i segnali sono seminati con la consueta cura. Eppure, nonostante la prevedibilità di certi ingranaggi, vi invito ad entrare in questo orrore. Perché al di là dei limiti dovuti all’inesperienza giovanile, ciò che salva l’opera è proprio Sharko. È lui il pilastro che permette di perdonare le lungaggini.
Thilliez rimane un gigante e il viaggio che ci propone resta, comunque, un’esperienza necessaria per chiunque voglia sperimentare il “buio” che nelle mani di Thilliez rimane un luogo profondamente disturbante.
TITOLO: TRENO INFERNALE PER L’ANGELO ROSSO
AUTORE: Franck Thilliez
TRADUTTORE: Daniela De Lorenzo
EDITORE: Fazi (collana Dark Side) 2026
AUTORE
Franck Thilliez è un ingegnere e scrittore francese. Informatico, è appassionato di tecnologie telematiche. Nel 2004 pubblica il suo primo libro Train d’enfer pour Ange rouge. Ha vinto i premi Prix des lecteurs Quais du polar 2006 e Prix sncf du Polar franc¸ais 2007 con il libro La Chambre des morts.
Tra le sue pubblicazioni in Italia si ricordano: Foresta nera (Nord, 2008), La stanza dei morti (TEA, 2009), Il manoscritto (Fazi, 2019), C’era due volte (Fazi, 2021), Puzzle (Fazi, 2022), Labirinti (Fazi, 2023), Vertigine (Fazi, 2023), Norferville (2024), 1991 (2025) romanzo che inaugura la serie di Franck Sharko.


