Carissimo Dottor Jung - Abbiamo letto - ilRecensore.it
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Carissimo dottor Jung di Sandra Petrignani

Carissimo dottor Jung: luci e ombre di Carl Gustav Jung nel romanzo di Sandra Petrignani

 Un fiume da guardare alla finestra e un romanzo da scrivere è tutto ciò di cui Egle Corsani ha bisogno, da sempre. E ora, seduta nella veranda della sua nuova casa affacciata sul Tevere, è davvero pronta a tornare al libro che ha iniziato su Carl Gustav Jung.

La scintilla è scoccata dopo essersi imbattuta nella figura tormentata e conturbante di Christiana Morgan, paziente di Jung degli anni Venti e sua seguace.

Così immagina un ritorno di lei, trent’anni dopo la prima terapia, a Küsnacht, alla casa sulla sponda del lago di Zurigo che Jung stesso aveva costruito. Christiana vuole rivedere un’ultima volta l’uomo che aveva spento le sue paure, aiutandola a conoscersi e a perdonarsi. Lady Morgana, così la chiamava lui, lo trova come lo ha lasciato, la pipa fra i denti, lo sguardo arguto sopra gli occhiali cerchiati d’oro, solo la lieve curvatura delle spalle e il bastone a reggere il corpo ancora possente nonostante gli anni inesorabili. Perché, forse, ancora una volta, Jung saprà cambiare il suo destino.

Come in uno specchio d’acqua, che culla e annega, che dà vita e la sottrae, Egle si guarda riflessa nelle pagine che si riempiono: nelle domande esistenziali, nella solitudine, negli aneliti di felicità di Christiana; nella pacata sicurezza, nel distacco partecipe di Carl. E in quel passo a due, la scrittrice trova una chiave per affrontare la sciagurata nostalgia per ciò che non ha più.

Con il suo inconfondibile tocco narrativo, Sandra Petrignani mette in scena il folgorante incontro finale tra il padre della psicologia del profondo – contraddittorio, paterno, impavido e incosciente dietro il monumento edificato dalla fama – e la donna incurante delle convenzioni borghesi che ne avrebbe seguito le orme.

Nel centocinquesimo anno dalla nascita di Carl Gustav Jung, Sandra Petrignani torna in libreria con un omaggio al celebre psicoanalista. Sceglie la forma del romanzo biografico, come aveva già fatto in precedenza con Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar e Natalia Ginzburg e ci regala con Carissimo dottor Jung un ritratto crepuscolare di un uomo considerato una sorta di sciamano, amato e odiato in vita e in morte come solo le grandi personalità sanno fare. 

La narrazione si svolge su due piani temporali paralleli: il presente abitato dalla scrittrice Egle, alla prese con la stesura di un libro di Jung e amica di Lorenza, sua vicina di casa, lettrice accanita e piena di domande sulla vita del psiconalista. Le due figure risultano complementari: tanto ombrosa e complessa appare Egle, quanto esuberante e piena di vita, malgrado i suoi 85 anni, è Lorenza.

Il rapporto tra le due, improntato a una certa leggerezza nelle conversazioni, si rivela fonte di crescita e di confronto continuo, soprattutto quando le due decideranno di compiere un viaggio in Svizzera, nei luoghi abitati dallo stesso Jung. Tra questi sarà particolarmente suggestiva la visita alla casa-torre di Bollingen, concepita come il luogo dell’anima, la cui ultima torre, quella più grande, venne edificata dopo la morte della moglie Emma. 

Tra un aneddoto e l’altro prende forma un secondo livello della narrazione, che si volge al passato per ricostruire la figura del medico, immaginato in un incontro con una sua ex paziente, Christiana Morgan, la quale, attraversando un momento di profonda crisi esistenziale, desiderò rivedere il suo mentore.

Lo ritrova a Kusnacht, nella casa sulle sponde del lago di Zurigo, dove si erano conosciuti, ma dopo trentanni, lo psicologo non è più l’affascinante uomo, che intratteneva rapporti, non sempre professionali, con le sue pazienti, ma un “guaritore ferito”, alla fine del suo cammino esistenziale, che non nasconde le sue fragilità e che appare tormentato da presagi funesti sul futuro dell’umanità: “Ho paura solo di questo, ho paura dei pensieri della gente che trascura la parte spirituale del proprio esistere e si contagia con false sicurezze. Crede di agire in nome dell’umanità o per il bene di un popolo e non sa niente di niente, perché nulla sa di se stessa”. 

Christiana, Lady Morgana, come lui amava chiamarla, vorrebbe delle risposte dal maestro, è scissa tra il suo bisogno di indipendenza e il suo legame con un uomo sposato, Harry, che vorrebbe lasciare ma non ci riesce. Come in un gioco di specchi, il suo rapporto appare speculare a quello di Jung con la sua amante “storica”, Toni Wolff, conosciuta dopo la rottura da Freud e diventata poi una frequentatrice abituale di casa sua. In questo senso, Jung si dimostra un uomo figlio del suo tempo, amante dell’animo femminile, ma tradizionale nell’adesione al suo ruolo di marito e padre, che mai avrebbe compromesso il matrimonio per una sua amante.

La moglie Emma si dimostrerà, fino alla fine dei suoi giorni, una presenza comprensiva e inscalfibile: “Emma sapeva difenderlo da sé stesso”, ne dice giustamente l’autrice. Non c’è nulla di morboso in questi rapporti, si intravede piuttosto indulgenza verso le umane debolezze. 

Tutti i personaggi sono in una fase matura della propria vita, quella in cui si fanno i bilanci e i conti non sempre tornano: le loro esistenze si richiamano a vicenda, come fili in un arazzo, rimandandoci suggestioni ed echi di altre epoche.

Il Tevere e il lago di Zurigo, gli occhi di Egle e quelli di Jung, i cani di Lorenza e quelli di Jung, poi ereditati dalle sue assistenti, Barbara e Marie-Louise, tante tessere di un unico puzzle. Le parole si fanno impalpabili, i tempi ondeggiano dal passato al presente e viceversa, si viene cullati da una narrazione che segue le oscillazioni dell’anima e non nasconde le luci e le ombre dei personaggi.

Su tutti svetta Carl Gustav Jung, che più che il padre della psicologia del profondo appare qui come un anziano uomo, alle prese con i suoi stessi fantasmi, quelli con i quali aveva combattuto per tutta una vita e che forse proprio per questo aveva imparato a riconoscere nei suoi pazienti. Lo sentiamo vicino a noi, nella sua intelligenza e umanità.

A questo libro, Carissimo dottor Jung, va dunque il merito di averci svelato il volto meno noto del celebre psicoanalista, di averlo fatto scendere dal piedistallo su cui una certa narrazione stereotipata tende a relegarlo.

Di averci, infine, ricordato, al di là del caso esemplare, che si può essere forti e deboli, interi e spezzati, infantili e maturi contemporaneamente. 

Foto © Giliola Chiste’

 Sandra Petrignani è nata a Piacenza. Vive a Roma e nella campagna umbra.

Con Neri Pozza ha pubblicato: La scrittrice abita qui (2002), pellegrinaggio nelle case di grandi scrittrici del Novecento; i racconti di fantasmi Care presenze (2004); il libro di viaggio Ultima India (2006); il romanzo-documento Addio a Roma (2012) e la biografia romanzata di Duras, Marguerite (2014).

Da Beat è stato recentemente riproposto il suo secondo libro, del 1988, Il catalogo dei giocattoli.

Autore

  • Donatella Vassallo

    Insegnante di professione, con una lunga carriera come giornalista, coltivo da sempre l’arte del dubbio e del silenzio. I libri mi permettono di entrare nelle vite altrui e di esplorarne i confini. Quando non leggo, cammino, corro o medito, nel tentativo di gustare fino in fondo ogni attimo del mio tempo. Sono molto selettiva nei gusti letterari: se vi consiglio un libro, vuol dire che mi ha fatto vibrare l’anima. E lo stesso vorrei succedesse anche a voi.

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