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DEVI ANDARE, Nì di Antonella Carta

DEVI ANDARE, Nì: la storia di un uomo che cerca il proprio nome oltre il peso delle origini.

«“El niño del santo? chiese suor Consuelo sorridendo al piccolo anonimo che la fissava in silenzio. Così Niño Del Santo fu il suo nome, ma per tutti, tranne che per lei, da allora soltanto Nino

Nino è figlio della vergogna.

Abbandonato in uno scatolo e portato al convento da un angelo sconosciuto, viene accolto da una famiglia rude e numerosa. Ancora bambino scopre brutalmente la verità e inizia a cercare il proprio posto nel mondo. L’incontro con Dela gli fa credere che tutto sia possibile.

La vita che costruiscono insieme rischia però di frantumarsi quando il passato torna a chiedere il conto. Nino si trasforma in qualcuno di cui aver paura, ma Dela lo difenderà fino alla fine dimenticandosi di sé.

Va oltre il tempo, questo racconto. Quando sembra concluso, torna indietro: un passo nel tramonto, per ritoccarlo d’alba.

Ci sono voci letterarie che, quando tornano a bussare alla porta della nostra anima, portano con sé il sapore rassicurante e potente delle storie destinate a restare nel tempo.

Conosco bene la scrittura di Antonella Carta; dopo aver letto e amato altri due suoi libri, sapevo che aprire questo nuovo volume edito da Mursia, Devi andare, Nì, non sarebbe stato un semplice passatempo per riempire le ore, ma l’inizio di un cammino profondo, talvolta doloroso, eppure straordinariamente luminoso.

Libri che ti toccano l’anima nel profondo e ti lasciano solchi emotivi profondi. E non mi smentisco affatto. Il potenziale più grande e prezioso di questa straordinaria autrice risiede proprio nella sua capacità unica di fare una vera e propria archeologia dell’anima: non si ferma mai alla superficie degli eventi, ma scava nelle profondità dei silenzi, dei non detti e di quelle ferite generazionali che i suoi personaggi si portano dentro come un’eredità invisibile ma pesantissima.

Tutto ha inizio con una domanda sospesa nel tempo e nello spazio: “El niño del santo?” chiese suor Consuelo sorridendo al piccolo anonimo che la fissava in silenzio». È in questo preciso istante che nasce Niño Del Santo, battezzato fin da subito dal destino e dal giudizio della gente come il “figlio della vergogna”.

Abbandonato dentro una scatola di cartone e consegnato alle cure del convento da un angelo rimasto senza nome, il piccolo viene presto accolto da una famiglia rude, complessa e numerosa, una di quelle realtà spigolose in cui l’amore non si traduce in carezze ma in fatica quotidiana per sopravvivere.

Ciò che contraddistingue la Carta è proprio la sensibilità rara nel tratteggiare questi mondi marginali, restituendo una dignità immensa agli “ultimi”.

La scoperta brutale della verità sulle proprie origini, arrivata troppo presto quando era ancora soltanto un bambino, segna l’inizio di una ricerca disperata: quella del proprio posto nel mondo.

La svolta del suo intero viaggio esistenziale porta il nome di Dela. L’incontro con lei ha la forza di una rivelazione, quel genere di sentimento totalizzante e puro che fa credere che ogni cosa sia finalmente possibile, che anche i destini più segnati possano essere riscritti.

La vita che Nino e Dela costruiscono insieme, mattone dopo mattone, è un rifugio sacro di complicità e speranza. Ma il passato possiede una memoria spietata e torna a chiedere il conto con la violenza di una tempesta improvvisa.

Quando l’oscurità prende il sopravvento, trasformando Nino in qualcuno di cui aver paura, emerge la straordinaria figura di Dela, capace di difenderlo oltre ogni logica umana, fino alla fine, annullandosi e dimenticandosi completamente di sé in nome di un legame viscerale.

L’autrice non si piega mai alla dittatura della cronologia lineare. La sua cifra stilistica più evidente è proprio questa gestione lirica del tempo: quando tutto sembra ormai concluso, la narrazione compie un balzo e torna indietro.

È un passo compiuto nel tramonto della vita per poterlo ritoccare con i colori caldi dell’alba. La sua prosa sensoriale, densa e musicale, fatta di frasi brevi che colpiscono al petto, si sente sulla pelle e trasforma il dolore in poesia cruda e umana.

Ma a chi è indirizzato questo viaggio così intenso? Questa lettura non è adatta a chi cerca una storia leggera e consolatoria per evadere dalla realtà. È un porto sicuro per gli amanti della letteratura introspettiva e psicologica, per quei lettori che desiderano sviscerare le dinamiche più complesse dei legami umani e i sacrifici estremi dell’amore.

È rivolto a chi cerca storie di resilienza autentica e, soprattutto, a chi apprezza la cura formale della lingua, a chi sa emozionarsi davanti a una scrittura che flirta costantemente con la poesia.

Devi andare, Nì è un romanzo necessario, una perla letteraria che vi stringerà lo stomaco e vi scalderà il cuore, lasciandovi addosso una profonda gratitudine per la bellezza che la vera letteratura sa donare.

Antonella Carta insegna Materie letterarie in un liceo. Dopo il romanzo Timoteo e il saggio Rousseau. Le fantasticherie, ha pubblicato con Mursia i romanzi Come nuvole di cotone (2020) e Come una pianta che spacca il cemento (2023).

Autore

  • Gisella Carullo
    Mi chiamo Gisella Carullo, sono un'insegnante con una grande passione per libri, cancelleria e le parole.
    Dal 2019 gestisco la pagina Instagram e il blog “Ogni libro è un viaggio”, spazi nati dal desiderio di condividere letture, riflessioni e appuntamenti culturali con chi ama perdersi – e ritrovarsi – tra le pagine di un buon libro.
    Collaboro con autori, case editrici e realtà del panorama editoriale italiano, sempre alla ricerca di storie che lascino il segno. Mi appassionano generi diversi, ma c’è un filo rosso che lega ogni libro che scelgo: non deve mai essere banale e scontato.
    Credo nel potere dei libri di aprire mondi, creare connessioni e stimolare pensiero critico… e se riescono anche a stupire, allora sono perfetti!
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