La ragazza con la gonna in fiamme - ilRecensore.it
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La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender

La ragazza con la gonna in fiamme: sedici racconti surreali, delicati e perturbanti che illuminano le emozioni più umane

La raccolta di racconti che ha segnato l’esordio di Aimee Bender contiene già il tratto caratteristico dei bestseller che la consacreranno come una delle più innovative e brillanti scrittrici contemporanee, L’inconfondibile tristezza della torta al limone e Un segno invisibile e mio: la dimensione surreale, fiabesca e a tratti disturbante in cui innesta le esperienze umane più comuni e condivise: l’amore, il tradimento, il desiderio, le dinamiche familiari, l’amicizia. 

Rese incendiarie da una prosa allo stesso tempo essenziale ed elettrica, lirica e infinitamente immaginifica – sulla scia del postmoderno di Calvino e del minimalismo di Carver – e sconfinando spesso in un erotismo lieve e perturbante, queste brevi e brevissime storie creano un mondo surreale dietro l’altro, inventando un nuovo realismo magico dallo straordinario impatto emotivo, la cui lettura, a distanza di quasi trent’anni dalla prima pubblicazione, resta ancora un assoluto, delizioso e inatteso piacere.

Parliamo di letteratura postmoderna, parliamo di racconti.

La ragazza con la gonna in fiamme, edito da Minimum fax, sono sedici racconti divisi in tre parti [cinque, cinque, sei (Aimee Bender, molto probabilmente, non conosce Oronzo Canà e il suo modulo a farfalla)].

Se è pur vero che valga la pena leggere ogni racconto, tra questi ce ne sono alcuni che rimangono un pochino più impressi. Vuoi per i personaggi in sé, vuoi per alcune situazioni che vengono splendidamente espresse con frasi che ti viene voglia di sottolineare fino a bucare la pagina (dimenticavamo, ma tanto a fine articolo la troverete, la traduttrice è la bravissima Martina Testa), La ragazza con la gonna in fiamme presenta in ogni racconto situazioni surreali eppure molto vicine.

Possono tranquillamente essere accostati a dei sogni, sogni che non abbiamo fatto noi ma è come se, in un certo senso, ci rappresentassero, ci appartenessero. Aimee Bender prende temi come l’amore, l’amicizia, la solitudine, la paura, per trattarli e restituirli in modo molto originale e profondo. 

Sono racconti molto brevi (il primo non arriva nemmeno a dieci pagine), ma pieni, ricchi di spunti.

Per esempio, in La donna che ricordava troviamo una coppia che assiste all’evoluzione della specie inversa del ragazzo: da uomo a scimmia, da scimmia a salamandra e via via sempre più piccolo, sempre più invisibile. Comincia una ricerca interiore della ragazza nel tentativo di non dimenticare quanto c’è stato e cosa c’è stato, 

[…] perché se lui non c’è più, allora è compito mio ricordare. Penso a come mi abbracciava e mi stringeva tanto forte da mettermi a disagio, e alla sensazione del suo respiro sul mio orecchio: bella.

In Cosa hai lasciato in trincea un soldato torna a casa dalla sua compagna privato delle labbra e con difficoltà a parlare. Mary, la protagonista, che per tanto tempo ha atteso il ritorno del suo compagno, proprio non riesce a spiegarsi questa assenza (è incredibile il gioco assenza/presenza in questione) e in un dialogo sull’andare in guerra che Mary intrattiene con un ragazzo che lavora al supermarket, un giovane che non nasconde la sua infatuazione per lei, Mary arriva a dire

«Secondo me la cosa di gran lunga più insopportabile, disse, è la speranza.»

Sono giusto due esempi questi che abbiamo riportato, due questioni che giocano sulla memoria e sulla speranza, realtà che ci accomunano quotidianamente. 

Un altro racconto davvero molto bello e particolare è Marzapane, una storia in cui sono coinvolti un uomo con un grosso buco in pancia e una donna che dopo nove mesi partorisce sua madre (la donna e l’uomo sono rispettivamente moglie e marito). 

Aimee Bender, in questa raccolta di racconti, che è una riedizione e ne ricorda l’esordio, autrice di opere che l’hanno resa ben nota nel panorama letterario (L’inconfondibile tristezza della torta al limone e Un segno invisibile e mio), unisce postmoderno e minimalismo, magia e realtà, trattando tematiche universali in modo molto originale e semplice. 

La ragazza con la gonna in fiamme è una raccolta che vi consigliamo vivamente di leggere anche e soprattutto per il suo modo di raccontare. Vi troverete davanti a una vera e propria esperienza di lettura, di gusto (questo libro è fortemente consigliato a chi-dice-di-non-avere-mai-tempo-per-leggere).

Lei mi mise una mano sulla guancia. Amore, disse, quando muoio io…
I miei occhi cominciano subito a riempirsi di lacrime, fu un attimo.
Non morire, dissi.
No che non muoio, rispose. Sono in ottima salute. Ci vorrà ancora un bel pezzo. Ma quando muoio, disse, voglio che tu mi lasci andare.

Aimee Bender autrice de La ragazza con la gonna in fiamme - ilRecensore.it


Scrittrice statunitense. I suoi racconti sono stati pubblicati su prestigiose riviste letterarie come Paris Review e Granta; ha esordito nel 1998 con una raccolta di grande successo negli Stati Uniti, The Girl in the Flammable Skirt, in Italia Grida il mio nome. Ha scritto anche un romanzo Un Segno Invisibile e Mio, che ha ricevuto consensi unanimi dalla critica americana (il Los Angeles Times lo ha incluso fra i migliori libri del 2000)


Nel marzo 2002 ha debuttato sulle scene una pièce tratta da quattro racconti della sua prima raccolta (l’autrice non ne ha curato né l’adattamento né la regia, anche se il teatro è da sempre una delle sue passioni: è, fra l’altro, la materia che ha studiato nei primi anni di college, prima di dedicarsi alla letteratura e alla scrittura).


Aimee Bender vive a Los Angeles, dove insegna scrittura creativa alla South California University e continua a scrivere short stories (il suo racconto incluso nell’antologia Burned Children of America è stato pubblicato nel 2001 dalla «Paris Review»). Nel 2006 ha pubblicato Creature ostinate.
Nel 2011 esce per Minimum fax L’inconfondibile tristezza della torta al limone.

Autore

  • Luca de Vincentiis

    Sono Luca de Vincentiis, con la “d” minuscola (perché secondo il nonno paterno s’ha da scrivere così) e due sono le benedette “ii” alla fine del cognome. Nato a Sanremo, città dei fiori, della musica, di mare e dal meraviglioso clima. Sono felicemente libraio e genitore di quattro libri di poesia: “Alla ricerca degli istanti perduti”, Gruppo Albatros Il Filo, 2021; “Amore e discordia”, L’Erudita, 2022; “Fiori da ponente”, Ed. Ensemble, 2024, “Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti” Ed. Ensemble 2025.  Faccio parte di un collettivo di poesia che si chiama Il Vivaio del Verso e mi piacciono la fotografia, la pizza, la pasta col tonno, il vino rosso (non meno di 14 gradi) e la birra rossa. Mi piacciono anche altre cose. Sono Sagittario: ometto ma non mento.

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