Che cos’è Netflix?: come Netflix ha riscritto cinema, TV e il nostro modo di guardare il mondo
Sinossi
Il libro ricostruisce la storia culturale, economica e tecnologica di Netflix, mostrando come i media digitali hanno trasformato il cinema e la televisione e, contemporaneamente, come le forme e le logiche dell’audiovisivo hanno orientato lo sviluppo dei media digitali. In tal modo affronta i principali snodi e le zone di conflitto che hanno segnato le traiettorie dei media audiovisivi negli ultimi trent’anni, ben prima dello streaming, di House of Cards e della cosiddetta peak TV.
Analizzando modelli di distribuzione, retoriche algoritmiche, pratiche di consumo e produzioni “originali”, l’autrice offre una mappa critica utile per orientarsi nell’ecosistema audiovisivo contemporaneo e interpretare l’impatto culturale delle piattaforme streaming nel contesto italiano ed europeo.
Recensione
Di cosa parliamo quando parliamo di Netflix?
Parliamo di una semplice piattaforma di distribuzione di contenuti? In questo caso di serie televisive e film? Netflix è molto di più e la sua (non) storia raccontata qui, in Che cos’è Netflix, di Valentina Re ed edito da Carocci, narra l’evoluzione culturale avvenuta negli ultimi trent’anni (e forse ci dice qualcosa di più anche sul futuro imminente). Il libro, dopo l’Introduzione dell’autrice stessa, è diviso in tre capitoli principali: Modelli di business e impatto culturale; Algoritmi, interfacce, archivi; Le produzioni originali; Conclusioni.
Parliamo di (non) storia di Netflix in quanto questo piccolo ma ricco volumetto non tratta in particolare la storia di Netflix, ma di come attraverso la nascita e l’affermazione di Netflix si sia evoluta tutta la filiera del mondo del cinema e della televisione, ma più in generale il mondo dei media digitali.
Qui dentro c’è la storia di come siano cambiati i processi di distribuzione e di ricerca dei formati audiovisivi: dal noleggio di videocassette a quello dei dvd, passando per le piattaforme pirata e arrivando al mondo di oggi, quello in cui sembra che piattaforme come Netflix, Amazon Prime, Dinsey+, Mediaset Premium, Rai Play (e molte altre ancora) riescano a instaurare un rapporto così intimo da potersi permettere di darci del tu e di consigliarci con precisione millimetrica il nostro prossimo contenuto da guardare.
Ma veramente è tutto così rose e fiori? Ricostruiamo un po’ di storia.
Netflix nasce nel 1997 e soltanto nel 1998 inizia a farsi conoscere al grande pubblico americano attraverso il noleggio di DVD per corrispondenza, a partire da un catalogo online, arrivando poi al 1999 col modello subscription-based (una piccola particella che viene dal futuro) e al 2007 completamente online con contenuti dematerializzati. E se in un primo momento Netflix segue il consolidarsi del DVD al posto delle VHS, in un secondo momento, in pieno sviluppo fisico, l’azienda deciderà di abbandonare piano piano il supporto fisico. Il problematico rapporto sale cinematografiche-film non è soltanto di adesso, ma comunque recente.
“Già nel 1986, i ricavi da noleggio e vendita superano quello del botteghino, e nel 1998 i soli ricavi del noleggio superano l’incasso della sala (Ulin, 2010)”.
È bene evidenziare come l’innovazione, e forse questo si può estendere in ogni campo, sia sempre vista con sfiducia.
Di fatto, osservando anche la storia della pirateria e dei download, Netflix avvia nel 1999 una rivoluzione che troverà ampia conferma soltanto a partire dal 2007: con l’introduzione di un abbonamento (subscription-based), il cliente ha la possibilità di vedere tutto quello che vuole semplicemente pagando una tariffa fissa (flat): «Noleggi tutti i film in DVD che vuoi» e «A 20 dollari al mese. Nessuna penale per i ritardi» sono promesse che inevitabilmente attraggono. Promesse e libertà di movimento: scegli tu cosa vedere, che diventerà poi “scegli tu cosa vedere, quando vuoi e dove vuoi”.
Tutto questo porta ai giorni nostri, un tempo in cui sono cambiate e sono in fase di cambiamento molte cose (in questo libro tutto analizzato perfettamente).
Ma su due questioni principali vuole soffermarsi questa recensione (riflessioni che inevitabilmente ci ritroviamo a fare): la prima riguarda gli abbonamenti e la seconda l’algoritmo. Il discorso abbonamenti è molto interessante e particolare, perché questo va a insinuarsi tra ideologia e necessità economiche di chi ha fatto della piattaforma un servizio unico nel suo genere.
«Niente pubblicità. Mai. Goditi l’intrattenimento senza interruzioni»
Vi ricorda qualcosa? Nel 2015 questo slogan presenziava nella home page di Netflix. Dieci anni dopo, nel 2025, nonostante la piena celebrazione per i suoi 25 anni di attività con numeri importanti, l’azienda si ritrova a fare i conti con un’altra realtà: il calo degli abbonamenti.
L’allora CO-CEO Reed Hastings giustificò il cambiamento sostenendo quanto fosse importante la libertà di scelta dei consumatori (dunque, paghi di meno ma ti prendi la pubblicità). Ora, questo fatto è veramente importante, se non altro perché sposta l’attenzione su una realtà ben più grande e dentro cui ci troviamo noi tutti: l’esistenza e l’utilizzo di internet.
Forse è troppo esagerato, ma qualcosa è cambiato e sta cambiando nel nostro modo di usufruire di internet e dei suoi servizi.
Nonostante Netflix sia nata e si sia fatta conoscere come piattaforma di distribuzione, su abbonamento, per un determinato tipo di contenuto (e dunque, con l’inserimento della pubblicità, sostanzialmente, non cambi nulla); la promessa non mantenuta sul godersi l’intrattenimento senza interruzioni, pur continuando a distribuire tutto ciò per cui è nata e si è affermata, potrebbe gettare le basi per un modello da assumere anche per le altre piattaforme?
Spesso, attorno ad aziende come Facebook, Instagram e WhatsApp (oggi in mano a Meta), sono circolate voci di questo tipo. Vuoi per salvaguardare i dati personali, vuoi per non avere perdite economiche, la questione Netflix suggerisce che nel corso della storia si potrebbe mettere in discussione tutto quello che fino al giorno prima non lo era. E se da una parte questo è ovvio, dall’altra facciamo anche presto a non ricordarcelo, ma soprattutto a non rendercene conto, perché impegnati a consumare. E qui subentra un’ultima riflessione che questo prezioso libro ci porta a fare: la questione algoritmo.
La questione algoritmi la ritroviamo nel secondo capitolo che intitola Algoritmi, interfacce, archivi. In breve:
“[…] l’algoritmo — lungi dall’essere neutro — opera secondo principi statistici e commerciali: suggerisce ciò che ha più probabilità di essere gradito (in base alla somiglianza con altri contenuti consumati o con comportamenti di utenti simili), ma anche ciò che può massimizzare il tempo di visione e la permanenza sulla piattaforma. La personalizzazione, quindi, non è fine a sé stessa, ma è progettata per ottimizzare metriche di business […]”.
L’algoritmo chiama in causa una questione fondamentale: l’illusione della scelta. Siamo tempestati di algoritmi ovunque e forse non ci siamo ancora resi conto che il nostro intervento è fondamentale nella progettazione e nel funzionamento degli algoritmi.
Algoritmi che, a un certo punto, riescono effettivamente a pensare per noi e a scegliere per noi, lasciando a noi soltanto la possibilità del click (per ora).
Insomma, forse questa è una recensione un po’ apocalittica, ma Valentina Re, in Che cos’è Netflix?, ci accompagna lungo un percorso che porta a noi oggi e a come siamo cambiati e siano cambiate le nostre abitudini in un mondo in continua e rapidissima evoluzione. Ma si parla della crisi del Cinema, dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei film con conseguente ribellione da parte di attori e addetti al settore.
La (non) storia di Netflix è una storia culturale, sociale (e forse, anche politica). Nascosti agli occhi di tutti, o ai molti, c’è l’ennesima questione fondamentale che possiamo riassumere con il titolo dell’opera di Paul Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?.
Ma dobbiamo soprattutto ragionare sul fatto che: nella moltitudine di visioni che promettono città intelligenti, case intelligenti, macchine intelligenti e tutto quanto di intelligente possa esistere, bisogna domandarsi se non siamo forse noi l’oggetto che viene costruito per abitare determinati spazi.
Titolo: Che cos’è Netflix?
Autrice: Valentina Re
Casa editrice: Carocci editore
Genere: Saggistica (Sociologia)
Autrice

Valentina Re è professoressa ordinaria di Cinema, televisione e media digitali all’Università di Napoli L’Orientale.
Si occupa di teoria dei media, forme della cultura popolare, industria audiovisiva, identità europea, parità di genere e diversità culturale.

