Ferdinand de Saussure - ilPensatore.it - ilRecensore.it
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Ferdinand de Saussure. Storia di una teoria del linguaggio di E. Fadda e G. Cosenza 

Oltre lo strutturalismo: la storia inquieta e rivoluzionaria del pensiero di Ferdinand de Saussure

Il destino di Ferdinand de Saussure (1857-1913) è stato quello di essere conosciuto in vita soprattutto come indoeuropeista e di aver ricevuto un’enorme notorietà postuma per un libro che in realtà non aveva scritto: il Corso di linguistica generale, pubblicato nel 1916.

Questo volume, invece, ripercorre “dall’interno” la storia del suo pensiero (dai primi studi giovanili alle riflessioni semiologiche, fino ai corsi di linguistica generale) e delinea una mappa della sua influenza passata, presente e futura, non riducibile all’esito strutturalista.

Tutti i testi e gli interessi saussuriani (linguistici e non) sono ricostruiti a partire dai lasciti manoscritti e riferendosi alle analisi più avanzate, con rigore, ma in modo accattivante e comprensibile anche per il lettore non specialista. L’intento è sostituire all’immagine un po’ artefatta dell’Atlante che sostiene il cosmos strutturalista (senza poi farne parte davvero) quella di un Sisifo che, pur spaventato dall’«immensità del lavoro» (che confessa solo agli allievi più fidati), ricomincia sempre di nuovo le proprie ricerche, tracciando solchi su cui possiamo continuare a camminare per riflettere sul linguaggio e le lingue. 

Presentare la figura  e l’opera di Ferdinand de Saussure è di certo un compito che fa tremare le vene e i polsi, perché il linguista svizzero è una delle figure che ha rivoluzionato non solo lo studio della lingua ma anche profondamente influenzato le scienze umane (dalla filosofia alla semiotica, dall’antropologia alle scienze cognitive).

Tuttavia, Fadda e Cosenza mettono subito in chiaro nell’introduzione la loro strada:

«Fino a oggi, tutti coloro che hanno provato ad abbozzare una storia del pensiero di Ferdinand de Saussure hanno seguito un'unica strategia: partire dall'immagine teorica fornita dal Corso di linguistica generale, per poi "schiacciare" su di essa (o - se vogliamo - adattare a forza) gli altri scritti. Per quanto ciò possa essere strano, questa strategia accomuna tanto coloro il cui scopo è quello di provare a difendere l'opera più nota, quanto coloro il cui scopo è quello di provare a demolirla» 

L’approccio dei due autori vuole essere diverso, perché non racconta De Saussure come se tutto quello che fosse veniuto prima del Corso di linguistica generale fosse solo predisposto finalisticamente ad esso. Sebbene i capitoli abbiano anche l’ardire di essere una sorta di Bildungsroman verso le teorie mature di De Saussure, tengono conto anche delle diramazioni, dei sentieri interrotti, dei primi ingenui articoli; in tal modo il cammino del linguista non viene narrato in maniera lineare e quasi deterministica, ma rendendo giustizia alla fatica del concetto, ai tanti intoppi – anche accademici – che egli affrontò. 

Allo stesso tempo il saggio tiene conto della storia degli effetti dell’opera desausseriana: dalla linguistica, allo strutturalismo, alla semiotica, ai cosiddetti ambiti delle Humanities.

All’interno di questa enorme “disseminazione” delle teorie di De Saussure, gli autori distinguono un saussurismo dogmatico, largamente maggioritario da quello non-dogmatico, affidato agli specialisti. 

Ciò che questo testo ci consente di conoscere è anche la formazione di de Saussure e la sua mente enciclopedica; la sua cultura, la “stravaganza” della sua formazione (nel senso etimologico extravagans, “andare fuori dai confini”) il suo istinto, già ventenne, di «andare ai caratteri primordiali che governano la diversità del dato empirico» (p. 41).

Ciò che sorprende in de Saussure è veramente il cambio di sguardo, la capacità di andare in profondità, modificando le lenti della visione (quel mutamento che Wittgenstein chiamerà la rappresentazione perspicua). Ciò comunque, nell’interpretazione data da Cosenza e Fadda, non significa ridurre il pensiero saussuriano all’invenzione dello strutturalismo (come fanno i saussuriani dogmatici), ma scoprirne la complessità tanto sotto l’aspetto diacronico quanto in quello sincronico, giusto per utilizzare il suo lessico. 

In nove capitoli, gli autori scrivono una biografia intellettuale di de Saussure, che va Dai primi studi al Mémoire (1857-78) alle origini della linguistica generale (1885-91), all’emergere di una scuienza dei segni (1897-1910), fino alla sua attività didattica, quindi ai corsi di linguistica generale.

L’ultimo capitolo si intitola L’eredità di Saussure, cominciando dallo strutturalismo che 

«assumerà come vessillo quel testo, trovandovi il già-detto di riflessioni e teorie a volte anche distanti da esso e tra loro. Questo ruolo di catalizzatore durerà, in linguistica, almeno fino agli anni Cinquanta» (p- 251).

È interessante anche lo sguardo a Saussure oltre la linguistica, cioè alla permanenza di elementi saussuriani nelle opere di Claude Lévi-Strauss e Roland Barthes, che trovano nel pensiero di Saussure un modello in grado di rendere conto delle strutture elementari della parentela (il primo) e delle tecniche di naturalizzazione delle unità culturali (il secondo). Grazie alle filiazioni nelle opere di Lacan, Foucault, Althusser, Piaget, il metodo sviluppato da De Saussure riesce a germinare in varie discipline, divenendo una sorta di Koiné del pensiero del secondo Novecento. 

Emanuele Fadda Insegna Linguistica e filosofia del linguaggio all’Università della Calabria. È membro del Comitato di redazione dei “Cahiers Ferdinand de Saussure”. Si occupa di storia delle idee linguistiche e semiotiche, pragmatica della comunicazione mediale e semiotica visiva. Tra i suoi volumi: Sentimento della lingua (dell’Orso, 2017), Troppo lontani, troppo vicini (Quodlibet, 2018). È autore di diversi contributi su riviste nazionali e internazionali.

Giuseppe Cosenza Insegna Linguistica e filosofia del linguaggio all’Università della Calabria. È membro del Comitato di redazione dei “Cahiers Ferdinand de Saussure”. Si occupa di storia delle idee linguistiche e semiotiche. Ha pubblicato Dalle parole ai termini. I percorsi di pensiero di Saussure (dell’Orso, 2016) e curato Saussure and Chomsky (Peter Lang, 2022) e Scatti del pensiero (Mimesis, 2021). È autore di diversi contributi su riviste nazionali e internazionali.

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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