Il sogno del pescatore
Il sogno del pescatore

Il sogno del pescatore di Hemley Boum

Le eredità familiari oltre il tempo e lo spazio

Zack è fuggito dal Camerun a diciott’anni abbandonando la madre Dorothée al suo destino e ai suoi segreti. Diventato psicologo clinico a Parigi, sposato e padre di famiglia, si trova a fare i conti con il passato proprio quando la vita che si è costruito fa acqua da tutte le parti. Qualche decennio prima suo nonno Zacharias, pescatore in un piccolo villaggio della costa, vede il suo stile di vita tradizionale stravolto da una potente compagnia per lo sfruttamento forestale e sogna un futuro diverso per la sua famiglia. Un gioco di riflessi tra un personaggio e l’altro, un continuo avanti e indietro tra passato e presente. Con queste due storie abilmente intrecciate Hemley Boum crea un ritratto potente, che raffigura sia i rimorsi dell’anima che i misteri dell’eredità familiare.

Se la famiglia è da sempre al centro delle narrazioni letterarie, è soprattutto nel nostro tempo che il suo racconto si intreccia con il tema delle costellazioni familiari

In quest’ultimo anno, se ne sono occupati, tra gli altri, saggisti (Gabriele Policardo, Il potere delle costellazioni familiari; Valeria Curzio, L’eco degli antenati) e romanzieri (Nadia Terranova, Quello che so di te; Andrea Bajani, L’anniversario). Si inserisce in questo filone Il sogno del pescatore, che segue le vicende parallele di un nonno e di un nipote uniti dallo stesso nome e da un destino simile. 

La vita scorre serena e placida a Campo, un piccolo villaggio del Camerun, per il pescatore Zacharias e la sua famiglia: la pesca con la piroga assicura a lui, alla moglie e alle due figlie tutto quello di cui hanno bisogno. Ma a turbare l’equilibrio arriva un giorno un’azienda forestale che crea dapprima una cooperativa di pescatori e poi un emporio in cui si vendono i beni della modernità.

Assieme ai forni e alle televisioni arriva il tracollo del villaggio: i pescatori si indebitano, le famiglie si sfaldano, l’avidità comincia a serpeggiare anche nella famiglia di Zacharias, che si spinge perfino a commettere un furto, per cui dovrà scontare due anni di carcere. La scrittrice è brava a muoversi tra l’esterno e l’interno del personaggio, a farci cogliere i tanti fili che legano l’uomo alla comunità di cui fa parte, a farci vivere i suoi tormenti interiori, quelli che lo spingeranno infine a morire tragicamente. 

La narrazione si interrompe con la partenza del pescatore e cambia scenario: dal Camerun ci spostiamo in Francia, a Parigi, per l’esattezza, dove seguiamo, a distanza di anni, le vicende del nipote Zack, che condivide con il nonno la stessa irrequietezza interiore e la stessa difficoltà nel fare i conti con il proprio passato.

È stato mandato nella capitale francese per proseguire gli studi: qui diventerà infatti psicologo clinico e cercherà di curare nei suoi pazienti quelle ferite che infettano anche il suo animo. Zack ha tagliato i ponti con il passato, nega di avere dei genitori in vita e pare raggiungere un parziale quanto effimero equilibrio solo dopo aver conosciuto Julienne e aver creato con lei una famiglia. Eppure, quel passato che affiora talvolta nei suoi sogni (sogna spesso di morire affogato) bussa un giorno alla sua porta e lo spinge a tornare nel suo Paese d’origine dopo vent’anni di distanza.

Ma è possibile riannodare i fili spezzati, ricucire le ferite?

Se lo chiede la scrittrice e noi con lei: “Che fine fanno le vite che non abbiamo vissuto? Dove vanno a finire le albe che ci sorprendono addormentati?”. Il finale aperto del romanzo lascia intendere che non ci siano risposte a queste domande, e ne solleva piuttosto altre: quanto pesano le eredità familiari nelle nostre storie personali? Quanto liberi siamo nel compiere le nostre scelte? 

Hemley Boum si è addentrata nell’interiorità dei suoi protagonisti con un romanzo che tratta i temi della perdità di sé, delle migrazioni, delle eredità familiari con una narrazione che fluisce senza intoppi come una pagoda su un fiume, passando dai paesaggi incontaminati del Camerun ai luccichii di Parigi senza perdere mordente.

Il passaggio continuo dalla terza alla prima persona ci permette di immedesimarci nelle vicende del nonno e del nipote e di seguire i tanti fili che li legano, lasciandoci infine con la sensazione che, per scrivere una nuova pagina della propria vita, occorra prima o poi voltarsi indietro e riappacificarsi con chi ci ha preceduto.  

Helmley Boum autrice de Il sogno del pescatore

Hemley Boum, camerunense, vive nella regione di Parigi. Ha vinto vari premi letterari, in particolare il premio Ahmadou Kourouma con Les jours viennent et passent (Edizioni Gallimard, 2019), tradotto in varie lingue. Il sogno del Pescatore è il suo quinto romanzo.

Autore

  • Donatella Vassallo

    Insegnante di professione, con una lunga carriera come giornalista, coltivo da sempre l’arte del dubbio e del silenzio. I libri mi permettono di entrare nelle vite altrui e di esplorarne i confini. Quando non leggo, cammino, corro o medito, nel tentativo di gustare fino in fondo ogni attimo del mio tempo. Sono molto selettiva nei gusti letterari: se vi consiglio un libro, vuol dire che mi ha fatto vibrare l’anima. E lo stesso vorrei succedesse anche a voi.

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