Legami di sangue: Octavia E. Butler intreccia fantascienza e storia per raccontare il peso della schiavitù
Sinossi
Una storia avventurosa di viaggi nel tempo con un’indimenticabile protagonista femminile.
È il 1976, l’anno del bicentenario dell’indipendenza americana. Dana e Kevin sono una coppia mista – lei nera, lui bianco – che guarda con fiducia al proprio futuro nella tollerante e progressista California. Ma un giorno, mentre stanno sistemando i libri nella loro nuova casa, Dana si ritrova inspiegabilmente catapultata nel passato, nella piantagione schiavista dove vivevano i suoi antenati.
Da quel momento il suo destino si intreccerà con quello di Rufus, il ragazzino dai capelli rossi figlio del proprietario della piantagione, e di Alice, una bambina nera nata libera in un mondo che fa di tutto per negarle quella stessa libertà. Dana dovrà rivedere le sue certezze di donna nera emancipata per adattarsi alla realtà, antica e incancellabile, che si trova di fronte, e tentare di salvare sé stessa e i suoi inconsapevoli compagni d’avventura.
Rielaborando il tema fantastico dei viaggi nel tempo e attingendo alla letteratura ottocentesca dei racconti di schiavi – ma innestandovi una consapevolezza razziale e una sensibilità femminile tutte moderne – Octavia Butler dà vita a un classico del secondo Novecento americano.
Legami di sangue è un trait d’union ideale tra Amatissima di Toni Morrison e La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, tra la fantascienza classica e la speculative fiction di Ursula Le Guin e Margaret Atwood: un romanzo capace di trasformare la coscienza del lettore superando i confini tra il reale e la fantasia, tra il passato e il presente, tra il «bianco» e il «nero».
Recensione
Se pensate che l’unico modo per trattare con serietà e approfondimento tematiche sociali come razzismo, soprusi e violenza sistematica sia scrivere un barboso saggio per addetti ai lavori, Octavia Butler è qui per prendervi a librate in faccia finché non cambierete idea.
Legami di sangue riesce ad essere un potente grido contro ciò che l’umanità ha potuto e, al contempo, un suggestivo racconto di viaggi nel tempo.
Dana, la protagonista, scopre di potersi spostare tra le epoche, a cavallo tra gli anni ’70, in cui è la metà nera di una coppia mista di intellettuali appena trasferiti in una bella casa in California, e il Maryland del 1815, stato schiavista. Questa capacità, del tutto involontaria e incontrollata, la costringe a riannodare il proprio destino alla storia della sua famiglia, discendente da quella degli Weylin, proprietari di una piantagione.
Difatti, sembra che i viaggi di Dana siano legati al verificarsi di situazioni di pericolo che coinvolgano Rufus, unico figlio legittimo del signor Weyling e antenato della protagonista stessa: Dana non tarderà a comprendere che, se vuole garantire la propria stessa esistenza, dovrà salvaguardare la vita del ragazzo, dotato di una sorprendente capacità di mettersi a rischio.
Il punto di vista di questa storia, pubblicata per la prima volta nel 1979, è caratterizzato da una forte intersezionalità, che lo rende sicuramente innovativo per l’epoca.
Dana, difatti, non è solo una nera sposata con un bianco negli anni ’70 e una schiava con alcuni privilegi nel 1815, ma è anche e soprattutto una donna e, in quanto donna, vive (letteralmente) sulla propria pelle le dinamiche di potere di un sistema basato sulla logica patriarcale quanto sulla segregazione razziale.
Un’altra questione che percorre in modo sottile queste pagine riguarda l’aspetto del passato remoto dal quale proveniamo, che plasma le nostre vite in modi dei quali non siamo del tutto consapevoli.
Quanta parte della nostra identità viene definita da chi erano i nostri progenitori, dal colore della loro pelle, dalle ingiustizie che hanno subito o perpetrato? Dana, dalla propria eccezionale posizione, ha l’occasione di osservare da vicino la nascita della propria bisnonna e, con essa, la catena di abusi e dolore che l’ha resa possibile.
La reazione della protagonista è forse l’unica in grado di tenere conto di una tale complessità: ella soffre e compatisce con le sue ave, le aiuta come può, e, infine, sospende il giudizio, lasciando che la storia si svolga come deve. Forse a volte l’unico modo per sopravvivere è perdonare il marcio delle proprie radici e lasciare che i nuovi germogli sboccino, vigorosi quanto possono.
Il breve romanzo di Butler – Legami di sangue – detiene senz’altro un valore essenziale per ogni racconto, tantopiù se basato su presupposti fantastici e irreali: i personaggi tratteggiati sono complessi, ricchi di sfumature, difficili da inquadrare.
Per quanto spesso deprecabili negli impulsi e nelle azioni, il lettore non può fare a meno di chiedersi: ma io, al loro posto, cosa avrei fatto? Questa sorta di rispecchiamento impedisce che siano visti in modo totalizzante, assoluto. Se Rufus è senz’altro facile da odiare quando ordina di frustare la donna che gli ha salvato la vita in più occasioni, non si può fare a meno di riflettere come questi suoi comportamenti derivino dall’educazione che ha ricevuto, dall’ambiente in cui è cresciuto e dalla figura di riferimento con cui ha vissuto. In parallelo coi pensieri di Dana, il lettore si trova diviso tra la tentazione di un facile sentimento e la coscienza che, per essere giusti, profondi, completi, non ci può accontentare di una lettura tanto semplice.
Proprio Dana è, invece, la chiave d’interpretazione, e il suo stato mentale, confuso, diviso nell’appartenenza a due diversi mondi, provato dal dover vivere esperienze tanto lontane dal proprio vissuto, e, allo stesso tempo, testimone ignara delle difficoltà quotidiane eppure consapevole dell’appartenenza ad una storia che le ricade sulle spalle tanto quanto la California del 1976. Le ottime descrizioni soggettive dei suoi pensieri e delle sue tinte emotive permettono di immergersi nell’atmosfera del romanzo, sempre credibile, realistica, tangibile.
Legami di sangue è un romanzo dal quale sarà difficile riprendere fiato, una storia fantastica che contiene le vicende dolorose di un intero popolo, che è necessario raccontare affinché restiamo consapevoli dell’orrore che è stato possibile, perché solo così possiamo eliminarne del tutto l’eredità.
Una nota, infine, per la nuova edizione dell’opera: Sur lascia tutto lo spazio alla potenza della voce dell’autrice, senza prevedere la necessità di note alla pubblicazione italiana. Una scelta coraggiosa, che permette di immergersi dalla prima all’ultima pagina nel mondo fantastico e terribilmente reale di Octavia Butler.
Titolo: Legami di sangue
Autorə: Octavia E. Butler
Traduttorə: Veronica Raimo
Editore: SUR
Genere: Narrativa, Fantascienza speculativa
Autrice
Octavia E. Butler (1947-2006) è stata una delle più importanti scrittrici statunitensi di fantascienza.
Prima autrice ad affermarsi in un genere fino a quel momento precluso di fatto alle donne (e alle afroamericane in particolare), con i suoi romanzi e i suoi racconti ha vinto più volte l’Hugo Award e il Nebula Award, due dei massimi riconoscimenti mondiali per la letteratura d’immaginazione.
Per SUR sono usciti Legami di sangue, La parabola del seminatore e la raccolta di racconti La sera, il giorno e la notte.



