L'incartatrice dei fisici scomparsi - ilRecensore.it
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L’incartatrice di arance di Barbara Bellomo

L’incartatrice di arance: tra le strade di Catania, il coraggio di una giovane donna trasforma sogni fragili in possibilità di riscatto

 Catania, 1906. Il mercato del pesce brulica di suoni, odori, colori. Rosetta, sedici anni, lavora tra i banchi dall’alba al tramonto. I suoi sogni restano chiusi in un cassetto che osa aprire soltanto insieme a Michele, contadino dagli occhi verdi capaci di emozionarla.

È lui a raccontarle di una nuova varietà di arance che si conserva più a lungo se avvolta nella carta oleata. In cerca di un futuro diverso, Rosetta incrocia il cammino di Concetta Campione, donna forte e determinata, proprietaria di una tipografia in cui lavorano soltanto donne. Ne resta incantata. Soprattutto da una macchina in grado di stampare immagini su una velina simile a quella che avvolge gli agrumi.

Rosetta è convinta che un disegno davvero accattivante possa decretare il successo, magari anche all’estero, delle arance di Michele. Nella mente cominciano a fiorirle figure dai mille colori, si immagina a incartare ogni frutto con cura. Il traguardo sembra vicino.

Ma il destino, lo sa bene, è spesso un avversario imprevedibile. Una notte da dimenticare rischia di mandare in frantumi ogni progetto: il padre è costretto a fuggire negli Stati Uniti e Rosetta deve rinunciare a Michele per proteggerlo. Rimasta sola, sceglie di non cedere, di difendere le proprie idee, anche a costo di soffocare un segreto che riguarda le sue origini.

Ora deve solo guardare avanti e costruire il suo domani. Perché chi ha attraversato la tempesta riconosce il momento in cui il cielo finalmente si rischiara.

«Forse dovrebbe mettere da canto anche questa pensata di leggere, che i libri non danno da mangiare. Per lei non ne potrà venire nulla di buono, perché la vita, pensa, è un po’ come le carte siciliane»

Barbara Bellomo, con il suo nuovo romanzo L’incartatrice di arance, ci porta nella brulicante Catania del 1906, esattamente nell’ormai famosa e instagrammabile Pescheria di Catania.

La Pescheria allora era già un mondo magico fatto di odori e colori: il pesce, le verdure, le olive. Gli Archi della Marina lambivano – ancora – il mare in cui si specchiava la cinta ferrata nelle belle giornate o nelle notti con la luna piena. Il fumo delle ciminiere distante che, con il vento, portava quell’odore acre che pungeva la gola.

L’incartatrice di arance è una storia di resistenza.

La protagonista, Rosetta, come in ogni buon romanzo d’appendice che si rispetti, deve attraversare disavventure, lotte, violenze e addii per trovare la sua strada. Ad accompagnarla ci saranno Michele e il suo amore per la terra, il padre Salvatore che difende la figlia a tutti i costi, Pina intuitiva e combattiva e poi lei, Concetta Campione. 

«Non so in quale altra parte del mondo vedi le cime innevate e il mare insieme»

Tra le vie storiche di una Catania che punta all’industrializzazione e alla modernità, con la linea del tram e le ciminiere che sputano fumo, Concetta Campione sposta la sua tipografia da San Berillo in via Plebiscito, dove lavorano solo donne!

Rosetta, in cerca di un futuro migliore, approda in tipografia e rimane incantata dalle macchine tipografiche, soprattutto da una che stampa immagini su una carta leggera, la carta velina, come quella che vuole utilizzare Michele per le sue nuove arance! Le arance che saranno battezzate Tarocco!

Poeti, sunaturi e stampasanti campanu sempri poveri e pizzenti” detto siciliano che viene cantato in una famosa canzone, Mokarta, dal gruppo siciliano i Kunsertu. In essa si dice che gli stampa-santi, ovvero i tipografi, fanno una vita di sacrifici e difficilmente si arricchiscono. 

Concetta Campione era riuscita a far diventare la tipografia un punto di riferimento in città sfruttando anche L’Esposizione Agricola a Catania del 1907, un importante evento a cui parteciparono anche il re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena.

La tipografia Campione resiste, è ancora là, in via Plebiscito, ma nessuno si ricorda di Concetta Campione

«Tu che hai fatto? Mi sembra che abbiano fatto tutto gli uomini»

Barbara Bellomo inizia la sua storia con una nota e una frase che mi ha conquistato perché ultimamente ho pensato a quanto la storia, a volte, dimentichi:

«Per Concetta Campione e per tutte le storie dimenticate»

Catania è una città fedele a Sant’Agata, ragazza che si ribellò alla tirannia. Eppure spesso i catanesi dimenticano le donne forti nate alle pendici dell’Etna.

Spesso si preferisce onorare con la toponomastica un personaggio che mai è passato per le nostre strade invece che una donna che è nata e che ha lasciato un segno nella città e nella storia.

Nelle pagine de L’incartatrice di arance mi è sembrato di scorgere Peppa la Cannoniera e la sua voglia di libertà nel coraggio di Pina; l’ostinazione di Andreana Sardo che corre tra le fiamme di una città in rivolta per salvare i libri della biblioteca dell’università nella Concetta Campione che non si arrende davanti alle difficoltà; il bello e l’innovazione della prima donna jazzista italiana Dora Musumeci nella ricerca dell’equilibrio in Rosetta. E si potrebbe continuare con tanti altri nomi.

Ma la Catania barocca con le sue vie e i palazzi è la protagonista indiscussa di questa storia.

La notte si descrive una città quasi magica, come alcuni romanzi gotici che affascinano, con una nebbiolina che arriva dal mare e la luna piena mentre gatti gironzolano tra budella di viuzze. In Io, Jean Gabin, Goliarda Sapienza (altra catanese da poco riscoperta) raccontava di un Vaccarini che la notte passava tra le vie barocche per dare vita alle sculture sotto i palazzi. Nel romanzo di Barbara Bellomo quelle strade, la notte, mantengono il loro lato magico e poetico ma ad attraversarle non sono le figure apotropaiche ma i segreti inconfessabili e la paura che vanno via non appena il sole si alza dall’acqua cheta del mare.

L’incartatrice di arance è lettura perfetta se cercate il lieto fine e il riscatto, se volete immergervi nella città del barocco nero e se avete voglia di scoprire una donna forte come Concetta Campione

Autrice

Barbara Bellomo: è una scrittrice italiana, laureata in Lettere. Dopo il dottorato di ricerca in Storia antica ha lavorato per anni all’Università di Catania, presso la cattedra di Storia romana, per poi insegnare in una scuola superiore.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La ladra di ricordi (Salani, 2016), Il terzo relitto (Salani, 2017), Il peso dell’oro (Salani, 2018), Il libro dei sette sigilli (Salani, 2020), La biblioteca dei fisici scomparsi (Garzanti, 2024), L’incartatrice di arance (Garzanti, 2026).

Autore

  • Samanta Giambarresi

    Siciliana con la predilezione per gli scrittori siciliani.
    Ho scoperto la passione per la lettura quando mia sorella mi ha letto la novella La Giara di Pirandello.
    I libri sono mondi da scoprire, dove una storia bellissima, segreta, si svela pagina dopo pagina.
    Ho iniziato a scrivere recensioni nel 2006 per una rivista letteraria. Ho collaborato con varie riviste letterarie e case editrici.
    Scrivo e leggo ascoltando musica. Adoro accompagnare la lettura con bevande calde (che spesso si raffreddano mentre sono immersa nella lettura!)

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