Mimica di Sebastian Fiztek - ilRecensore.it
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Mimica di Sebastian Fiztek

Mimica: quando il volto diventa un enigma mortale

Un leggero tic all’angolo della bocca, il minimo movimento della pupilla sono sufficienti a farle capire il vero io di una persona: Hannah Herbst è l’esperta tedesca di mimica facciale, specializzata nei segnali segreti del corpo umano. Come consulente della polizia, ha già fatto condannare diversi criminali violenti. Ma proprio mentre sta lottando con le conseguenze della perdita di memoria dopo un’operazione, si trova ad affrontare il caso più terribile della sua carriera: una donna ha confessato di aver ucciso la sua famiglia in modo brutale.

Solo il figlio più piccolo, Paul, è sopravvissuto. Dopo la confessione, la madre è riuscita a fuggire dal carcere. Sta cercando suo figlio per completare la sua missione? Hannah Herbst ha a disposizione soltanto il breve video della confessione per incastrare la madre e salvare Paul. C’è solo un problema: l’assassina del video è Hannah stessa!

Più di uno scrigno, il viso umano è un covo di segreti. In un mondo di bugie scolpite sui volti, solo Hannah scorge la verità. Ma la sua memoria è una trappola. A volte, una patologia la trascina in un abisso di vuoto. Ciò che resta adesso, l’unica verità incancellabile, è la più straziante: la sua famiglia è stata distrutta e suo figlio è scomparso.

Cosa successe nella casa di Hannah Herbst nella notte fra il 12 e il 13 ottobre?

Un treno ad alta velocità, questo è il modo migliore per descrivere il ritmo di Mimica.

L’omicidio e le atrocità descritte sono solo la punta dell’iceberg. Il vero nucleo della narrazione risiede nella profonda esplorazione delle menti di tutti i personaggi e delle loro complesse problematiche comportamentali. 

Non ci sono spazi vuoti, ogni dettaglio è funzionale alla trama che si sviluppa e si conclude in un brevissimo arco temporale. L’autore manipola la nostra percezione distorcendo la realtà dei fatti, seminando dubbi ed incertezze. 

Tuttavia, è innegabile che il romanzo di Fitzek mostri delle affinità tematiche con icone del genere. Il riferimento a personaggi come il dottor Hannibal Lecter evoca il fascino perverso di un intelletto criminale (Il silenzio degli innocenti, 1991 film; T. Harris, Il silenzio degli innocenti, 1988) mentre il parallelismo con Miranda Gray, protagonista del film Gothika (2003) rimanda all’angoscia di una psichiatra che, da guaritrice, si ritrova vittima e prigioniera del suo stesso ambiente professionale. Fitzek, tuttavia, va oltre il mero omaggio, non si limita a riproporre questi schemi, ma li decostruisce e li riassembla in modo a dir poco geniale, seppur con alcune leggerezze.

L’autore crea un romanzo stratificato tessendo situazioni diverse, un’immersione profonda nel lato oscuro dell’animo umano, invitandoci a riflettere sulla fragilità della mente e sull’incertezza della realtà. È un viaggio nel subconscio dove Hannah stessa, nel profondo del suo io, sa cosa è successo in quella notte che ha cambiato per sempre la sua vita.

Quella di Fitzek è una realtà alterata. I suoi protagonisti non affrontano solo un nemico esterno, ma una battaglia interiore, contro la propria memoria e la propria sanità mentale. Si passa il confine tra vittima e carnefice.

Chi, come me, ha un’attrazione particolare per la scienza dello studio comportamentale, probabilmente avrà fatto caso ad alcuni elementi o passaggi nella narrazione che possono aprire a vari e possibili scenari successivi. Il tema dei bambini, che Fitzek propone, è affascinante e inquietante allo stesso tempo. Fitzek ci mostra “il pescatore”, un serial killer che uccide bambini.

Quanto orrore può nascondersi dietro questo caso? Un terrore oltre l’immaginabile. C’è da chiedersi, e qui vi lascio un indizio, cosa rende così particolari queste piccole vittime? Piccole vittime che non sono scelte a caso ma che, ovviamente, hanno un elemento in comune, una specificità che le rende così particolari. E Fitzek , abile manipolatore, lascia al lettore il compito di unire i puntini e di affrontare la terribile verità che si nasconde tra le righe. In questo caso la mente è un vero campo di battaglia, l’innocenza diventa un’arma a doppio taglio. 

I personaggi di Fitzek rispondono a due sostantivi, trauma e inganno. 

L’introduzione di una protagonista come Hannah, esperta di mimica facciale ma afflitta da una patologia temporaneamente invalidante, è un colpo di genio. L’amnesia non è un semplice handicap ma un potente strumento che le stravolge l’esistenza. La sua storia di sopravvissuta a “vicende gravi e mentalmente difficili da affrontare” la rende una protagonista complessa e fragile, ma è solo l’inizio di una strada in salita e disarmante. Affronterà l’orrore che nessuna madre è in grado di immaginare.

Blankenthal, il serial killer con la sindrome del vendicatore offre un movente psicologico che va oltre la semplice sete di sangue, un’ombra del passato che riemerge per regolare i conti. Interessanti sono gli amici di Hannah. La domanda retorica, “siamo sicuri?”, è il nucleo imprescindibile. Fitzek semina il seme del dubbio in ogni interazione, trasformando gli alleati più fidati in potenziali traditori, e il lettore è costretto a porsi continuamente la domanda: “Di chi ci si può fidare?”. Identità e la lealtà sono costantemente messe in discussione. 

La silenziosità di Mimica, della mimica è abisso, l’innocenza si sgretola e il reale si falsa. 

Siamo abituati a pensare all’omicidio come a un atto primordiale, ma Mimica ci mostra come la sua radice sia un groviglio di fili invisibili. Ci fa capire quanto sia facile uccidere, un gesto meccanico, e di come la mente, in questo processo, si smarrisca e non torni più indietro. L’innocenza, in tutte le sue accezioni, non è più un porto sicuro ma un precipizio che, quando si è troppo vicini, non risparmia nessuno.

Il finale di Mimica non è una semplice conclusione, ma un vero e proprio crollo psicologico.

L’autore non risolve tutti i fili narrativi in modo pulito, ma li annoda in una spirale di inquietudine. La genialità sta proprio qui: non è necessario dare tutte le risposte quando la risposta finale è così potente e ambigua. L’inquietudine che ne deriva non è un difetto, ma il vero punto di forza, la prova della complessità e profondità del viaggio che abbiamo compiuto.

È proprio questa coerenza psicologica che rende il tutto così verosimile e spaventoso.

LETTURA OBBLIGATORIA


NOTA 
La telefonata di Blankenthal a Hannah è una chiara citazione della famosa chiamata che il carissimo dottor Hannibal Lecter fa all’agente Clarice Starling nel film Il silenzio degli innocenti.

Sebastian Fitzek è autore di una serie di romanzi (genericamente definibili psychothriller) di incredibile successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.Tra i titoli in edizione italiana ricordiamo Il ladro di anime (Elliot, 2009), Il bambino (Elliot, 2009), La terapia (Rizzoli, 2007 – Elliot, 2010), Schegge (Elliot, 2010), Il gioco degli occhi (Elliot, 2011), Il cacciatore di occhi (Einaudi, 2012), Il sonnambulo (Einaudi, 2013), Noah (Einaudi, 2014), Portami a casa (Fazi, 2024), Mimica (Fazi, 2025).

Autore

  • Nico

    Socia fondatrice della rivista Il Recensore.it, LA NEMESI nella redazione di IlRecensore.it è un po' il cane sciolto. La parte cattiva e sarcastica, se vogliamo dirla tutta. Non tollera gli scopiazzatori letterari!

    Oltre ai libri, tra le sue passioni, ci sono i ferri circolari.

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