Troppo libera - ilRecensore.it
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Troppo libera di Assia Petricelli e Sergio Riccardi

Troppo libera: le battaglie di Camille Claudel in un graphic novel

Nella Parigi vibrante della Belle Époque, Camille Claudel osa dove nessuna ha osato prima: impugna lo scalpello, modella il marmo, sfida l’arte e la società.

Giovane scultrice geniale in un mondo che considera la scultura troppo dura, troppo maschile, Camille è allieva e poi amante del celebre Auguste Rodin. Ma la passione, come l’ambizione, ha un prezzo. Troppo libera per essere accettata, troppo moderna per essere capita, finirà rinchiusa in manicomio, una scelta imposta più dalla sua famiglia che dalla malattia.

La sua è una vita di luci e ombre, di estasi creativa e solitudine. Un’esistenza votata all’arte e consumata dall’incomprensione. Per trent’anni rimarrà reclusa, dimenticata dalla famiglia e ignorata da un mondo che non era pronto ad ascoltarla. Il suo riconoscimento arriverà solo decenni dopo, quando ormai è troppo tardi.

Camille Claudel ha avuto una vita tragica, come donna, prima che come artista. Nata nel 1864 a Fère-en-Tardenois, una cittadina nel nord della Francia, dimostrò fin da piccola una passione per la scultura, sostenuta in famiglia solo dal padre, che accetterà il suo trasferimento a Parigi per permetterle di coltivare il suo talento artistico. Qui Camille prenderà in affitto uno studio con altre scultrici inglesi, con le quali stringerà una forte amicizia. 

A 18 anni conosce Auguste Rodin, scultore già affermato, di 24 anni più anziano, con il quale nascerà un rapporto professionale e sentimentale turbolento e persecutorio.

Dopo 10 anni la loro relazione entrerà in crisi: Rodin, già sposato e promiscuo, non mantenne mai la promessa di sposarla. La costrinse anzi ad abortire isolandola in un castello in mezzo alla campagna. A quel punto, Camille deciderà di lasciarlo e di dedicarsi da sola alla sua arte.

È di questi anni la sua scultura “L’età matura”, nella quale molti critici hanno voluto vedere l’abbandono da parte del suo maestro. Gli ultimi anni saranno di stenti: incompresa dalla società del tempo e decisa a coltivare un’arte senza compromessi, sarà rinchiusa nel sanatorio di Montsavet, pochi giorni dopo la morte del padre, dove si spegnerà a 79 anni. Sarà sepolta in una fossa comune per il rifiuto della famiglia di pagare il suo funerale. 

La graphic novel Troppo libera” ripercorre gli snodi principali della vita dell’artista, a partire dalla sua infanzia felice a Nogent, in Champagne, sottolineando il suo stretto rapporto con il fratello Paul, che diventerà poi scrittore e diplomatico di successo.

Camille appare subito una donna libera, interamente dedita alla sua arte: è toccante l’espressione volitiva e determinata con la quale viene ritratta nelle pagine del libro, in un rapporto fusionale e materico con le sue opere. Il rapporto ambivalente e distruttivo con Rodin è solo uno dei tanti passaggi della sua vita. Gli autori del libro sono bravi a non farne il fulcro della narrazione, lasciando che siano la vita e le opere di Camille a occupare tutto lo spazio. “Le ho mostrato l’oro, ma l’oro che trova è tutto suo” aveva detto di lei lo stesso Rodin.

Lungo la narrazione conosciamo alcune delle sue principali creazioni: “Sakuntala”, “Il valzer”, “L’età matura”, “L’onda”.

Il suo stile diventa sempre più riconoscibile, per quanto ai suoi esordi esso fosse stato considerato sovrapponibile a quello di Rodin. Le immagini danzano armoniosamente con le parole, delineando le tappe di una vita che ha conosciuto le vette della passione artistica e i bassifondi dell’incomprensione e del disprezzo. Sullo sfondo emerge la storia di una Parigi a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento, fervida di vita culturale e ansiosa di affacciarsi al nuovo secolo.

Memorabili le pagine in cui incontriamo il pittore Claude Monet, il poeta Stéphane Mallarmé, il musicista Claude Debussy, con il quale Camille Claudel stringerà una particolare amicizia. Eppure, mentre assistiamo alla costruzione della Tour Eiffel e alla prima Esposizione Universale, conosciamo gli aspetti più misogini di una società che non vedeva di buon occhio una donna dedita all’arte, soprattutto se questa si discostava dallo stereotipo di donna sottomessa e obbediente. L’unica opera a lei commissionata dallo Stato francese sarà una Niobe, una donna sola, sconfitta e morente. “La vera arte è una sola e non ha sesso. Rivendico la stessa libertà di espressione degli uomini, nessun compromesso” sosteneva invece Camille Claudel.

Uno spirito così indomito e battagliero nulla potrà di fronte alla decisione della famiglia di farla rinchiudere in manicomio, dove non riceverà alcuna visita dalla madre e dove vivrà per ben 30 anni, lontana da quella passione che l’aveva alimentata per una vita. Il corpo smunto e avvizzito con il quale viene ritratta negli ultimi anni appare come il simulacro di un’anima sconfitta.

Ma è qui, alla fine della storia, che Camille Claudel trova un suo riscatto, seppur metaforico: nelle artiste che ne hanno raccolto l’eredità continuerà a sopravvivere il segno di una donna che aveva usato la sua arte come strumento di lotta e di affermazione personale. Un monito per noi donne contemporanee ancora alle prese con le molteplici difficoltà di trovare spazio in un mondo a misura di uomini.

Assia Petriccelli è nata e vive a Napoli. Ha realizzato documentari storici, prodotti editoriali e audiovisivi didattici in collaborazione con Rai, Ministero dei beni e delle attività culturali e altri soggetti pubblici e privati, occupandosi in particolare di storia contemporanea, arte e archeologia, questioni di genere. Ha scritto sceneggiature di fumetti per Il Manifesto, Animals, Jacobin. Cattive ragazze, il suo primo graphic novel, disegnato da Sergio Riccardi, ha vinto il Premio Andersen nel 2014.

Sergio Riccardi, nato a Napoli nel 1981, dopo esperienze come scenografo per il cinema e la televisione, si dedica al fumetto, all’illustrazione e all’animazione. Con Assia Petricelli è autore di Cattive ragazze, che ha vinto il premio Andersen 2014 nella categoria miglior libro a fumetti. Ha illustrato inoltre Salvo e le mafie, scritto da Riccardo Guido, che ha vinto il Premio Siani 2014 nella sezione “fumetto”. Insegna Tecniche di Animazione Digitale presso lo Ied Roma, lo Iudav e altre istituzioni.

Autore

  • Donatella Vassallo

    Insegnante di professione, con una lunga carriera come giornalista, coltivo da sempre l’arte del dubbio e del silenzio. I libri mi permettono di entrare nelle vite altrui e di esplorarne i confini. Quando non leggo, cammino, corro o medito, nel tentativo di gustare fino in fondo ogni attimo del mio tempo. Sono molto selettiva nei gusti letterari: se vi consiglio un libro, vuol dire che mi ha fatto vibrare l’anima. E lo stesso vorrei succedesse anche a voi.

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