Zen Bang Love: quando amare significa accettare l’incompiuto
SINOSSI
Attilio non avrebbe mai immaginato di intrecciare la sua vita con quella di un monastero buddista, e non è un caso che il Maestro che lo guida l’abbia chiamato per produrre una video-testimonianza.
Documentarista prestato alla moda, nel mezzo di una profonda crisi esistenziale, Attilio è conquistato dall’atmosfera fuori dal tempo che pervade il luogo, dall’assenza di ieratica solennità, dalla frugalità di regole, di parole, di gesti.
La comunità è su una collina della Bassa che guarda verso la pianura segnata dalla pensosa pace del grande fiume, lontana dalla sin troppo motivata nevrosi di Milano. Ed è lì che Attilio incontra Sandra, enigmatica, sbilenca, sensuale, con l’aria di non poter appartenere a niente e nessuno.
Nemmeno a quel posto che le ha offerto un rifugio. Sandra segue Attilio, desidera stargli accanto, avvicinarsi a suo figlio. Ma quando prende parte alle inevitabili occasioni mondane legate al suo lavoro, appare drammaticamente esposta ad azzardi, eccessi, deliri.
L’attrazione è forte e reciproca, ma non vincola e non sutura le ferite ancora vive di entrambi.
RECENSIONE
«Le persone sono un mistero. Te le prendi così, finché ce n’è. Basta capirle un po’. Essere niente, persino niente. Forse vuol dire questo? Bisogna sempre vivere nel buio e nel vuoto e cogliere l’illuminazione quando se ne presenta il caso, poi tornare nel buio e nel vuoto, aspettare un’altra illuminazione, e così via. Una dopo l’altra si capisce qualcosa, intanto giù nel buio e nel vuoto, senza forzare le cose che tanto non serve a nulla».
Zen Bang Love, l’ultimo romanzo di Fabio Guarnaccia, è un romanzo che prende le mosse dal più classico dei pretesti narrativi: la scomposizione identitaria dopo un divorzio.
Attilio vive una quotidianità spoglia, scandita dai tempi precari della paternità condivisa con il figlio Pietro, finché l’incarico di girare un documentario in un monastero buddista non lo porta a incrociare Sandra.
Tuttavia, l’elemento zen evocato dal titolo non si traduce in una rassicurante via di ricomposizione spirituale; al contrario, diventa lo spazio in cui tutto si complica.
Sandra, figura radicalmente calata nel “qui e ora”, priva di passato e futuro, si muove nella vita di Attilio tanto concreta nei suoi tentativi di avvicinarsi al bambino (attraverso le letture di Roald Dahl), quanto imprendibile, eccedente, segnata da cicatrici opache e fughe improvvise.
Il loro legame si costruisce su una distanza incolmabile, dove ogni tentativo di definizione arriva sempre un attimo dopo, quando l’altro è già altrove.
Con Zen Bang Love, l’autore ci consegna una narrazione capace di imprimersi nella memoria, focalizzandosi su ciò che sfugge tenacemente al controllo umano: l’urgenza del desiderio, l’elaborazione del dolore e l’imprevedibilità di un incontro capace di trasformarci.
In una sintesi imprevedibile tra lo Zen e l’amour fou, Zen Bang Love mette in scena una sequenza di fughe on the road lungo il Po fatte di assenze, apparizioni, rotture, paesaggi che si aprono e chiudono.
Anche la rappresentazione dei luoghi è un elemento centrale di Zen bang love:
«Ora guida immerso nella bambagia spettrale […] Il Basso Lodigiano, il Po nei suoi argini, coi campi golenali asciutti e i pioppi spogli. Le cascine smozzicate e i silos d’acciaio: non si vedono, ma Attilio sente la pianura nascosta tornare a esistere incontaminata come nei film di una volta».
Sul sito della casa editrice Mondadori lo scrittore ha confidato:
“Questo romanzo nasce da un vuoto e da un incontro inaspettato con un luogo, un monastero Zen che sorge sulle colline della Bassa emiliana. Mi ci sono trovato quasi casualmente un agosto in cui non avevo nulla da fare, una decina di anni fa, in un periodo difficile della mia vita, e ha finito per diventare un rifugio sempre più intimo. Su quella collina, tra i monaci e le monache, immerso in un mondo misterioso che mi chiamava a sé, ho abbandonato la storia che stavo scrivendo e ho cominciato a girare intorno a quelli che sarebbero diventati i due protagonisti del romanzo, Attilio e Sandra…”.
Per Guarnaccia “il romanzo, in fondo, parla della fatica e del bisogno del cambiamento, del coraggio che richiede mettersi in gioco, nell’amore ma più in generale nel rapporto con gli altri. Vorremmo sempre rimanere quello che siamo, ma quello che siamo è pesante, ci tiene a terra, ci impedisce di accogliere la vita nuova.”
Nella nota con cui si chiude il romanzo, l’autore dichiara che la storia prende spunto da esperienze biografiche: «Così, dopo aver rinunciato al libro che stavo scrivendo, mi sono trovato sulla collina del tempio in preda al desiderio di raccontare quel posto, i suoi abitanti, ciò che si vede e, soprattutto, ciò che non si vede. Volevo scrivere di quel tipo di esperienza-evento che forse solo la scrittura narrativa può ricreare e restituire nella sua verità».
AUTORE

Fabio Guarnaccia è direttore del magazine di studi sui media “Link. Idee per la televisione” e condirettore della collana “Super Tele”, edita da minimum fax.
Ha scritto i romanzi Più leggero dell’aria (Transeuropa, 2010), Una specie di paradiso (Laurana, 2015) e Mentre tutto cambia (Manni, 2021).

