Aspettando Godot: il capolavoro del teatro dell’assurdo
Descrizione
“Non c’è da meravigliarsi che, uscendo dal teatro, la gente si chieda cosa diavolo ha visto. In casi come questo si finisce sempre per attribuire all’autore un preciso disegno simbolico, e si rigira il testo pezzo per pezzo, battuta per battuta, cercando di ricostruire il puzzle. Si ha l’impressione che Beckett, a casa sua, stia ridendo malignamente alle nostre spalle, mentre con una semplice intervista alla televisione potrebbe chiarire ogni cosa. Diremmo subito che, a nostro parere, pretendere a tutti i costi questo “sesamo apriti” non ha senso. Stabilire se Godot è Dio, la Felicità, o altro, ha poca importanza; vedere se in Vladimiro ed Estragone la piccola borghesia che se ne lava le mani, mentre Pozzo, il capitalista, sfrutta bestialmente Lucky, il proletariato, è perfettamente legittimo, ma altrettanto legittima è la “chiave” cristiana, per cui tutto, dall’albero che si trova sulla scena, e che dovrebbe rappresentare la Croce, alla barba bianca di Godot, si può spiegare Vangelo alla mano”. (Carlo Fruttero)
Recensione
«Tenendoci per mano, saremmo stati tra i primi a buttarci giù dalla Torre Eiffel. Eravamo in gamba, allora. Adesso è troppo tardi. Non ci lascerebbero nemmeno salire»
Quando sul finire degli anni ’40 Samuel Beckett scrive Aspettando Godot sceglie la lingua francese invece che l’inglese perché, diceva, così lo avrebbe scritto senza stile. Perché dare una personalità precisa avrebbe snaturato il senso di tutta l’opera.
Aspettando Godot è la rappresentazione teatrale più famosa nel teatro dell’assurdo. In scena i due protagonisti aspettano senza agire.
Ma è veramente così? Il verbo aspettare è già un’azione. È tensione. Proiezione verso il futuro. Quando si aspetta, il corpo può restare fermo, ma il pensiero no.
E tra dialoghi e gag degne del vecchio Vaudeville prende forma la messa in scena: i due personaggi principali, Vladimiro ed Estragone, restano in questa stradina di campagna, con quelle scarpe scomode, quelle bombette e quell’albero che potrebbe essere l’albero della vita o uno strumento per impiccarsi. E i loro discorsi sono senza senso e per questo esilaranti.
Stanno lì ad aspettare e nel frattempo si parla del nulla e di tutto, ricordano o invocano o minacciano di ammazzarsi. E a rompere questo strano equilibrio arrivano Pozzo e Lucky; il primo trascina il secondo al guinzaglio, come se fosse un cane.
Pozzo è insopportabile, ricco e stolto, il potere, quello che fa male. Lucky invece si dimostrerà colto. E quindi da umiliare. A fine atto entrerà in scena un ragazzino per dire ai nostri due protagonisti che Godot non verrà, domani di sicuro si presenterà. I due personaggi quindi decidono di andare via ma rimangono.
Andiamocene.
Non si può.
Perché?
Aspettiamo Godot.
Già, è vero.
Loro sono legati a Godot. Un legame invisibile e subdolo. Aspettano e mentre aspettano si ripetono Non facciamo niente. È più prudente. La vita va avanti, scorre, ogni giorno uguale e sempre differente.
Nel secondo atto tutto sembra ripetersi e le gag riempiono lo spazio sino all’arrivo di un Pozzo cieco e di un Lucky muto. E alla fine il ragazzo. Un eterno ritorno.
Non succede niente, nessuno viene, nessuno va, è terribile
Chi è Godot? La domanda che molti si sono posti è chi sia questo Godot.
Si sa, dalle parole del ragazzo, che è un signore, ha la barba, ha un qualche potere ma non si capisce bene quale. I due protagonisti aspettano perché dall’arrivo di Godot cambieranno molte cose. C’è chi ha parlato di un politico, un rivoluzionario, qualcuno che ha fatto delle promesse, insinuato delle speranze ai due vagabondi, chi addirittura indica in Godot Dio.
Ma Vladimiro ed Estragone non pregano. Godot è, in realtà, un non esser-ci, quell’entità che regala illusioni. La passività. Sperare in qualcuno che risolva le nostre vite: che sia la fede, un politico o una persona influente, spesso abbiamo bisogno dell’altro per sgrovigliare la matassa. È il principe azzurro desiderato dalle romantiche che aspettano e la vita nel frattempo passa. Tutti abbiamo o abbiamo avuto un Godot!
Ecco gli uomini! Se la prendono con la scarpa quando la colpa è del piede. (Per la terza volta, si toglie il cappello, ci guarda dentro, ci fa scorrere la mano, lo scuote, ci picchia sopra, ci soffia dentro e lo rimette in testa)
Pozzo e Lucky: Vladimiro è la memoria e Estragone invece tende a dimenticare tutto. Quando nel primo atto Pozzo e Lucky escono di scena Vladimiro considera che erano diversi dall’altra volta, facendo intuire allo spettatore che già si erano incontrati.
I due personaggi si erano presentati diversamente. Pozzo è il ricco cinico. Lucky è un servo, una specie di facchino trattato come un animale e il guinzaglio ne è il segno evidente. E pronuncia quel monologo disconnesso che nasconde delle verità da decifrare. Lucky è l’intellettuale che viene messo a tacere, screditato e umiliato da chi ha un potere economico. È il pazzo che urla la verità nelle piazze e viene deriso. Nel secondo atto si mostrano in scena diversamente: Pozzo cieco, Lucky muto. Entrambi hanno bisogno dell’altro, ma soprattutto Pozzo ha bisogno degli occhi di Lucky perché altrimenti rischierebbe di morire.
Il teatro dell’assurdo e lo slapstick: Beckett aveva una passione per il linguaggio del cinema muto, soprattutto del linguaggio dello slapstick.
Reso famoso dagli attori del Vaudeville, trovò il suo spazio nelle comiche del muto. La particolarità dei film di questo genere era la trama quasi invisibile, il collante per le varie gag fatte di cadute, scivoloni, azioni ripetute e torte in faccia. Nei film c’era quasi sempre un luogo specifico che era una sala da ballo, un negozio, una casa dove avvenivano situazioni divertenti e, appunto, assurde.
In Aspettando Godot lo slapstick funziona anche come malessere: le scarpe che non si riescono a togliere, la corda tesa che fa cadere Lucky, le bombette (chiaro riferimento a Chaplin) che vengono indossate, scambiate e tenute in mano in continuazione.
Perché leggere o assistere alla rappresentazione di Aspettando Godot?
Considerato il capolavoro del teatro dell’assurdo l’opera beckettiana fa molto paura, invece, se ci si siede consapevoli che quello che avverrà è qualcosa di surreale, quasi un sogno, basterà farsi trascinare dalla storia.
Un po’ come l’onirico Hard Luck di Keaton. In quella pellicola muta succede di tutto al protagonista che cerca di suicidarsi (anche impiccandosi) e non ci riuscirà. Le pellicole keatoniane avevano questa particolarità che quello che vedeva lo spettatore mutava sotto i suoi occhi e una cosa semplice diventava assurda e viceversa.
In Aspettando Godot avviene questo: è strano vedere in giro un uomo che si fa trascinare da una corda come un cane; come che due restino sotto a un albero aspettando qualcuno che non conoscono. Ma è questa la chiave di lettura: essere consapevoli di avere davanti un sogno, e il sogno non ha regole. Basta solo rilassarsi e farsi trascinare dalla scrittura e si leggerà un’opera divertente, surreale, attuale e potente.
Si nasce tutti pazzi. Alcuni lo restano
TITOLO: Aspettando Godot
GENERE: Opera teatrale
EDITORE. Einaudi
Traduttore: Carlo Fruttero
AUTORE
Samuel Beckett nasce a Dublino nel 1906. Dopo essersi laureato al Trinity College, viaggia alcuni anni per l’Europa.
A Parigi conosce il suo connazionale James Joyce, col quale instaura un profondo rapporto di amicizia e di comuni sperimentazioni letterarie. Tra le sue prime opere, scritte in inglese, spicca il romanzo Murphy. Nel 1938 si trasferisce definitivamente in Francia e partecipa alla resistenza antinazista.
Dalla fine della guerra adotta il francese come lingua d’elezione e in francese scrive la sua grande trilogia narrativa: Molloy (1951), Malone muore (1951) e L’innominabile (1953). Il successo arriva soprattutto con i testi teatrali: Aspettando Godot (1952), Finale di partita (1957), L’ultimo nastro di Krapp (1957), Giorni felici (1961). Nel 1969 riceve il premio Nobel. Muore a Parigi nel 1989.
Einaudi ha pubblicato tutte le opere di Beckett. Tra le edizioni più recenti, i romanzi Murphy, Watt e Molloy, Tutto il teatro, Le poesie, In nessun modo ancora, Racconti e prose brevi, Malone muore, Mercier e Camier e L’Innominabile.


