Cartilagine - ilRecensore.it
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CARTILAGINE di GIULIO IOVINE

Cartilagine: squali mutaforma, desiderio e identità; l’esordio sorprendente di Giulio Iovine

Zanna è un ragazzo diciannovenne con due passioni: una per lo Zanardi di Pazienza, cui deve il suo soprannome, e l’altra per gli squali e i loro attacchi mortali. Mentre è in vacanza al mare da solo, senza genitori, conosce Onoria, un’affascinante cinquantenne incinta, che lui trova irresistibile. 

Fra i due inizia una complicata relazione, ma quello che il giovane non può immaginare è che la donna in realtà è una femmina di squalo, costretta ad assumere sembianze umane per portare a termine la gravidanza.

Non è l’unica della sua specie a farlo: da tempo, infatti, a causa delle disastrose condizioni dei mari, sempre più esemplari risalgono in superficie e si nascondono tra gli uomini per sopravvivere. Onoria però ha una personalità orgogliosa e vendicativa e il rapporto speciale che sta sviluppando con Zanna non basta a tenere a bada i suoi istinti naturali di spietata predatrice, a cui segretamente continua a dedicarsi…

Al suo debutto in libreria, Giulio Iovine fonde realtà e surrealtà in una originalissima doppia storia di formazione, capace sia di indagare le relazioni manipolatorie sia di denunciare lo stato di degrado delle acque mediterranee e globali, unendo tematiche apparentemente lontane con ardita immaginazione.

 Cartilagine è un esordio sorprendente, già vincitore del premio InediTO.

Cartilagine: l’esordio che vi consiglio con tutto il cuore, e pure le viscere

Immaginatevi un papirologo, uno che decifra rotoli di carta antichissimi, e insegna all’università tutto quello che sa sui papiri, e fa anche spedizioni al Cairo per studiarli dal vivo. Uno così, dico io, che cosa mai potrà saperne di squali, diciottenni in crisi esistenziale e zone batipelagiche (i fondali dell’oceano, s’intende)?

Sto parlando di Giulio Iovine, la mente esplosiva – me lo immagino un tipo piuttosto vulcanico – che sta dietro a Cartilagine, l’esordio uscito a maggio per Accento.

Che poi sono un po’ matti anche loro, ma nel senso buono di chi si prende dei rischi, perché Cartilagine è un rischio bello e buono. In un’Italia fossilizzata su un certo tipo di narrativa che replica un po’ sé stessa, è coraggioso uscirsene con un libro che è allo stesso tempo: una doppia storia di formazione, di denuncia, una storia d’amore, di squali, rapporti tossici, fondali marini, sesso ed ecologia; fantastica ma anche profondamente – per non dire batipelagicamente – reale e urgente.

Accanto alle questioni amorose e di crescita personale, c’è tutto un impianto di narrativa ecologica, se vogliamo, che rappresenta uno dei fulcri narrativi del romanzo. Gli squali, mutaforma a piacimento, sono costretti a trasformarsi in polmonati e vivere sulla terraferma perché l’uomo sta rendendo il mare sempre più inospitale.

Manca il pesce, ci sono reti anti-squalo dappertutto e i consanguinei pinna-muniti vengono uccisi quasi per gioco. Se uno squalo vuole vivere la sua vita in pace, nella realtà bizzarra messa in piedi da Iovine, che diventa anche strumento efficace di critica sociale, fa prima a rinunciare alla sua pinna caudale e alla spessa corazza e trasformarsi in un due-gambe. Sulla terra, c’è tutta un’organizzazione segreta di squali che si muove silenziosamente per garantire ai consanguinei una vita migliore.

Quelli che si aggirano nei mari italiani hanno tutti nomi che iniziano per “O”, come Onoria, una dei due protagonisti della storia: uno squalo bianco di sei metri e dieci per due tonnellate, incinta di otto feti che, per portare a termine la sua gravidanza in sicurezza, è costretta a vivere per un po’ sotto mentite spoglie in un paesino ligure vicino alle Cinque Terre.

Lo stesso in cui passerà l’estate, solo, l’appena maggiorenne Zanardi, nella casa al mare dei suoi: un ragazzino che sente il vuoto dentro di sé come lo Zanardi di Andrea Pazienza, e per questo così si fa chiamare da tutti. Solo che il nostro Zanna, a differenza del gangster senza cuore di Pazienza, un cuore ce l’ha eccome, e anche una passione sfrenata per gli squali, in particolare per il Carcharodon carcharias, il grande squalo bianco.

Studia gli squali sui manuali e guarda e riguarda all’infinito i video integrali degli attacchi agli uomini, ripescati nel deep web, e quando vede Onoria per la prima volta, di sfuggita in un caruggio, sente subito che c’è qualcosa di diverso in lei, qualcosa che lo attrae visceralmente. 

Di viscere, Cartilagine è pieno.

Ci sono quelle che Onoria si sogna mentre batte il mare alla ricerca di una foca bella grassa, ma anche quelle che s’ingarbugliano a Zanna ogni volta che è con lei. Nelle viscere c’è il corpo ma c’è pure lo spirito, e Zanna e Onoria sono viscerali perché hanno comportamenti tanto istintivi da apparire quasi biologicamente necessari. 

Onoria in effetti, si ritrova per la prima volta a sperimentare a lungo che cosa voglia dire avere un corpo e una mente umani. Questo studio fisico operato dal personaggio diventa uno strumento efficace all’autore per rendere ancora più credibile il romanzo. Onoria è uno squalo che diventa umano e viceversa, è assurdo, ma la vediamo infastidirsi per l’unticcio che la crema solare lascia sulla pelle, o impressionarsi per l’odore del caffè.

I cinque sensi sono attivi per tutti i personaggi e a noi sembra di esserci in mezzo con tutto il corpo, in questa storia che, lo capiamo fin dal titolo, è profondamente materica. A tenerci con i piedi per terra, ci sono anche un sacco di riferimenti alle cose del mondo: ci sono i film sugli squali tipo Jaws – ma anche tanta roba meno banale – c’è Pazienza, nomi e cognomi di gente veramente attaccata in mare e così via.

C’è anche molto, anzi moltissimo sesso: qualcosa di puramente meccanico per Onoria, che non conosce, almeno non subito, tutta la questione legata agli orgasmi e al piacere; qualcosa di più trascendentale per Zanna, che con il sesso tenta di riempire il suo vuoto. 

Il loro incontro è il punto di partenza di una storia d’amore che con l’amore c’entra poco, ma che è il pretesto per raccontare altro. Entrando nella testa di Zanna: gli anni del disincanto adolescenziale, in cui non sai chi sei e sei convinto che la tua vita finirà nel giro di cinque minuti. Poi, quasi per miracolo, inizi a scoprire te stesso e le cose cambiano – si spera.

Ecco perché Zanna non si fa chiamare con il suo vero nome, a cui dovrebbe corrispondere un’identità – la sua – ma “ruba” quella inventata di un altro. Lo stesso percorso di ricerca di sé lo intraprende Onoria, a cinquant’anni, quando si rende conto che essere umani porta con sé tutta una serie di conseguenze fisiche e psicologiche non ignorabili. E così, verso la fine del romanzo, le voci separate dei due protagonisti iniziano a confondersi, tanto che si potrebbero scambiare. 

Zanna, convinto che la sua unica caratteristica sia il vuoto, dice di essere: «un apparato digerente, e ultimamente anche riproduttivo, che funziona regolarmente – basta. Forse non sono nemmeno qui.» Onoria, all’opposto, comincia a farsi domande che con gli squali e la caccia vendicativa agli uomini c’entrano davvero poco:

«Che io sia un grande tubo vuoto, dove le cose del mondo fanno eco? Allora vagabondo per casa, dondolando la testa, perché questo vuoto improvviso mi provoca disagio; non so perché mi convinco che il sole non sorgerà mai più. Come se fossimo, appunto, sul fondale dell’oceano.»

L’oceano è sia sé stesso, sia un simbolo. Per Onoria è la casa da proteggere, per Zanna è la massima espressione del vuoto interiore.  

C’erano tanti rischi per l’ardito Iovine durante la stesura di Cartilagine.

Bisognava innanzitutto assicurarsi che tutta questa storia degli squali mutaforma risultasse credibile e soprattutto plausibile, evitando però di farcirla con troppi dati tecnici, che avrebbero rischiato di trasformare il rimuginio di Onoria in una serie di noiose lezioni di “squalologia” applicata. Leggendo, non accade niente di tutto questo.

La lingua è moderna, un miscuglio denso di espressioni gergali e termini tecnici; non certo la freschezza che ti aspetteresti da un papirologo – senza offesa, sia chiaro.

Eccezion fatta per la questione degli squali mutaforma, l’atmosfera ligure menefreghista e un po’ fiabesca è resa alla perfezione. Che nessuno noti le trasformazioni di Onoria in riva al mare, è più che plausibile: qui tutti si fanno davvero i fatti propri. 

Prima di concludere questa recensione, ci tengo a ringraziare l’autore per essersi premurato di descrivere le scorrazzate di Onoria lungo tutta la costa, da Levante a Ponente. Io, che sono nata e cresciuta in riva al mar Ligure, forse dopo aver letto Cartilagine non farò mai più un bagno a largo. Ma per il resto, insomma, ve lo consiglio con tutto il cuore, e le viscere.

Giulio rovine autore di Cartilagine - ilRecensore.it

Giulio Iovine (1987) insegna Papirologia all’Università di Bologna.

Ha pubblicato diversi racconti su riviste e antologie, è membro della redazione di Spaghetti Writers.

Autore

  • Alice Dalle Grave

    Caro lettore, lo sai perché il surf è uno sport silenzioso? 

    Ti lascio una riga per pensare…

    Perché si fa con la muta!

    Scusami ma non sono riuscita a trattenermi, devi sapere che mi invento di continuo freddure come questa, mi folgorano come lampi a ciel sereno. Non temere, però, faccio – e ho fatto – anche dell’altro: ho studiato Lettere all’Università di Torino e poi ho frequentato la Scuola Holden. Adesso faccio la libraia e ogni volta che un libro mi passa di mano lo apro nel mezzo e annuso le pagine: se profuma, allora promette bene. Dovresti sentire quanto è buono Ferrovie del Messico! Scrivo racconti, recensioni e un romanzo che ha a che fare con personaggi bizzarri e cure miracolose. Non so, fedele lettore, se da queste poche righe hai capito qualcosa di me, ma se hai sorriso almeno una volta – se hai anche solo leggermente incurvato all’insù gli angoli della bocca – mi hai resa felice.

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