Oltre lo sguardo - Under 25 - ilRecensore.it
Oltre lo sguardo - Under 25 - ilRecensore.it

Oltre lo sguardo. E oltre l’emozione.

«Alice non hai freddo?»
«Ma no, sto sudando.»

La guardo e sorrido. Torino è attraversata da un vento che sembra arrivare direttamente dalle Langhe a Febbraio anziché da un Maggio che dovrebbe profumare di sole e libri appena comprati, eppure Alice Dalle Grave, venticinque anni, sanremese, collaboratrice del ilRecensore.it e autrice di due racconti pubblicati nell’antologia Oltre lo sguardo di Accento Edizioni, dichiara di stare sudando.

Non è il clima.

È la vita.

Quella che ogni tanto decide di presentarsi all’improvviso sotto forma di una copertina, di un nome stampato tra gli autori e di una sala del Salone Internazionale del Libro pronta ad ascoltarti.

Oltre lo sguardo - Under 25 - Accento edizioni - raccolta di racconti con Alice Dalle Grave - ilRecensore.it

Lei indossa un gilet giallo che sembra un campo disseminato di margherite, ha gli occhi pieni di quella luce che appartiene a chi si trova esattamente dove ha desiderato essere per anni e continua a ripetere che è tranquilla. Io, invece, vivo la sua agitazione per procura. Una specie di maternità letteraria temporanea che mi porta a controllare continuamente l’orologio, a preoccuparmi che trovi il gruppo, che arrivi in orario, che ricordi di respirare.

In fondo, fino a ieri, Alice era seduta accanto a me a parlare di libri. Oggi è una delle persone di cui si parla.

E non è la stessa cosa.

Mentre raggiungiamo la Sala Azzurra, la fila si allunga come un serpentone che sembra avere poco a che fare con una raccolta di racconti scritti da nove autori under 25. Il nome che corre di bocca in bocca è quello di Alessandro Cattelan, fondatore della casa editrice Accento, presenza annunciata e calamita naturale per curiosi, appassionati e cacciatori di selfie.

Per qualche minuto mi ritrovo a pensare che sia singolare come, persino nel più importante evento dedicato ai libri, la tentazione della celebrità riesca ancora a spostare il baricentro dell’attenzione.

Poi accade qualcosa di interessante.

Cattelan non c’è.

Lo comunica con eleganza e una certa diplomazia Matteo B. Bianchi, scrittore, curatore dell’antologia e autentico direttore d’orchestra di questa avventura editoriale.

Per qualche secondo sembra di assistere a un piccolo esperimento sociologico.

Chi resterà?

I curiosi o i lettori? I cacciatori di selfie o i cercatori di storie?

Alla fine qualcuno se ne va. Molti restano.

E per fortuna.

Perché sul palco stanno per salire nove ragazzi che hanno affidato a un libro qualcosa di infinitamente più prezioso di una fotografia: la propria voce.

Alice Dalle Grave
Alice Dalle Grave

Perché Oltre lo sguardo non nasce come un’operazione nostalgica né come un esercizio di stile editoriale. Nasce da una domanda semplice, la stessa che negli anni Ottanta spinse Pier Vittorio Tondelli a costruire le sue storiche antologie Under 25: cosa raccontano i giovani quando nessuno racconta al posto loro?

Accento Edizioni, fondata nel 2022, ha deciso di raccogliere quella sfida e trasformarla in un progetto continuativo di ricerca e scouting. Non cercare soltanto nuovi libri, ma nuove voci. E le voci, si sa, non arrivano mai finite. Arrivano acerbe, contraddittorie, incerte, a volte persino sbilenche. Ma è proprio lì che si nasconde il loro fascino.

Uno dopo l’altro gli autori salgono sul palco e si raccontano.

Non interpretano il ruolo dello scrittore. Per fortuna.

Non ci sono pose, non ci sono formule imparate a memoria, non c’è quella sicurezza un po’ artificiale che spesso arriva con l’esperienza. Ci sono invece esitazioni, sorrisi nervosi, risate improvvise, parole che ogni tanto sembrano arrivare qualche secondo dopo il pensiero.

Ed è bellissimo.

Perché mentre li ascolto ho la sensazione di assistere non alla presentazione di un libro, ma a una fotografia in movimento di una generazione che prova a spiegarsi il mondo.

I racconti contenuti nell’antologia sono dodici, scritti da nove autori, e ciò che colpisce immediatamente è la loro capacità di attraversare registri completamente diversi senza perdere autenticità. C’è chi sceglie il realismo e chi la distopia, chi si affida all’ironia e chi preferisce il dolore, chi costruisce mondi immaginari per raccontare meglio quello reale e chi ricorre al gotico.

E forse è proprio questo il tratto che li accomuna.

Nessuno sembra interessato a descrivere la realtà così com’è.

Oltre lo sguardo -

Tutti cercano di interpretarla.

Tra le pagine di Oltre lo sguardo si incontrano l’incertezza di chi si affaccia al futuro senza istruzioni per l’uso, il precariato, la difficoltà di abitare il proprio corpo, i disturbi alimentari, la disabilità, il peso delle relazioni, internet che occupa spazi sempre più vasti nelle nostre vite e quella sensazione di instabilità che sembra diventata la lingua madre di un’intera generazione.

Ascoltando gli interventi degli autori, i racconti prendono forma davanti ai nostri occhi.

Viviamo la malinconia di un’amicizia che si incrina senza che nessuno trovi davvero il coraggio di chiedere scusa. Entriamo nella testa di una ragazza che osserva il cibo come si osserva un desiderio proibito. Seguiamo una serata che cambia colore e significato grazie all’incontro con una giovane donna in sedia a rotelle. Attraversiamo fantasmi, periferie, paure, sangue, misteri e piccole rivoluzioni quotidiane.

Sono storie diverse, ma parlano tutte la stessa lingua, quella di chi sta cercando il proprio posto.

Il risultato è una sorta di radiografia emotiva della Generazione Z.

Non una fotografia, ma una radiografia.

Perché questi racconti non si limitano a mostrare la superficie, ma provano a guardarci dentro.

Poi arriva Alice.

E per quanto mi sforzi di mantenere lo sguardo della cronista, capisco immediatamente che non ci riuscirò.

Conosco le recensioni scritte di corsa, le discussioni sui libri, i messaggi pieni di entusiasmo quando scopre un autore che l’ha colpita, le incertezze che accompagnano chiunque decida di scrivere.

Vederla seduta dall’altra parte del tavolo produce uno strano cortocircuito.

Fino a poco tempo fa era tra chi recensiva le storie.

Adesso è una di quelle persone che le storie le consegna agli altri.

Quando prende il microfono racconta il primo dei suoi due testi con una semplicità disarmante. Parla di un vecchio pescatore, un uomo solo, quasi consumato dal mare e dall’abitudine alla solitudine, che un giorno tira su dalle acque un ragazzino completamente asciutto. Nessuna spiegazione. Nessuna logica apparente. Un’immagine che sembra uscita da una fiaba e che invece diventa il punto di partenza per raccontare qualcosa di profondamente umano: il riconoscimento reciproco tra due solitudini.

presentazione di Oltre lo sguardo al Salone del libro di Torino 2026- ilRecensore.it

Mentre ne parla mi torna in mente una delle cose che amo di più nella letteratura. La capacità di utilizzare l’assurdo per raccontare il reale.

Perché quel ragazzo asciutto, in fondo, non è altro che il modo scelto da Alice per parlare di noi.

Delle persone che cercano qualcuno capace di vederle davvero.

Il secondo racconto cambia completamente atmosfera. Sparisce il mare e compare il futuro. O forse sarebbe meglio dire una sua caricatura. Uno Stato che decide di classificare, organizzare e pianificare il destino dei propri cittadini, stabilendo in anticipo il loro percorso di vita. Un meccanismo apparentemente perfetto che finisce per mostrare tutte le proprie crepe, mentre la protagonista riesce a salvarsi proprio grazie a quella piccola imperfezione che il sistema considera un difetto.

Due racconti diversissimi.

Eppure legati dalla stessa domanda.

Che cosa accade quando qualcuno prova a definire chi siamo?

Forse è anche per questo che Matteo B. Bianchi sottolinea come alcuni autori abbiano avuto bisogno di più di un testo per emergere pienamente. Non per una questione quantitativa, ma perché certe voci non possono essere contenute in una sola direzione.

Alice è una di queste.

Da una parte la dimensione quasi favolistica del pescatore e del ragazzo asciutto. Dall’altra una distopia generazionale che parla di ansie, aspettative e futuro. Due strade diverse che conducono allo stesso punto: la ricerca di un’identità.

Mentre l’incontro si avvia verso la conclusione, mi accorgo che ciò che mi ha colpito di più non è la qualità dei racconti, pur notevole per autori così giovani. È il coraggio.

Perché pubblicare un libro significa esporre una parte di sé che normalmente resta nascosta. Farlo a vent’anni richiede una dose di incoscienza che somiglia molto al talento.

Uscendo dalla Sala Azzurra, il freddo di Torino è ancora lì ad aspettarci.

Alice sorride.

I suoi compagni di viaggio si fermano a parlare, a firmare copie, a scattare fotografie. Per qualche minuto sembrano sospesi in quella terra di mezzo che separa il sogno dalla realtà.

E forse è proprio lì che appartengono gli esordienti.

In quel territorio fragile dove tutto è ancora possibile.

Mentre li guardo allontanarsi penso che la vera ricchezza di progetti come Oltre lo sguardo non sia semplicemente scoprire nuovi autori. È avere il privilegio di assistere al momento esatto in cui una voce comincia a farsi sentire.

Tornando verso l’uscita del Lingotto, con il vento che continua ostinatamente a comportarsi da protagonista fuori stagione, ripenso al pescatore del racconto di Alice. Anche la letteratura, in fondo, funziona così. Si gettano reti nel buio senza sapere cosa emergerà dalle profondità.

A volte si tira su soltanto acqua.

Altre volte una storia.

E qualche volta, raramente, una voce destinata a restare.

«Dai Alice andiamo che ci aspettano a cena!» 

Autore

  • Patrizia Picierro

    Socia fondatrice della Rivista ilRecensore.it
    SEO Content Creator, traduttrice, Blogger e firma di interviste e recensioni su vari siti letterari.

    Cresciuta a Goethe e cioccolata, ho trascorso gran parte della vita tra l’Italia, la Germania e la Francia, apolide nel Dna tanto quanto nel Pensiero.
    Gli studi classici prima e Scienze Politiche poi, hanno sviluppato il mio senso critico, sfociato poi nella mia vita da BookBlogger.
    Sono sempre in cerca della storia perfetta.
    In borsa porto Joyce e Jackson, le penne che compro in giro per il mondo e tanta passione.

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