Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti. poesia - ilRecensore.it
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Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti di Luca de Vincentiis. 

Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti: una raccolta che illumina la distanza, trasformandola in verità poetica

Una silloge intensa e contemplativa: Luca de Vincentiis indaga distanza, memoria e identità in poesie che accolgono, feriscono e rivelano

Ci sono raccolte di poesie che non chiedono di essere lette tutte d’un fiato. Chiedono piuttosto di essere abitate, frequentate a lungo, come si fa con certi luoghi interiori in cui torniamo più volte nel corso della vita.

Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti” di Luca de Vincentiis è esattamente questo: non un oggetto da finire, ma uno spazio emotivo in cui entrare, uscire, fermarsi.

Fin dalle prime pagine si avverte che questa silloge non vuole dimostrare nulla. Non cerca l’effetto, non cerca la frase memorabile a tutti i costi. Le citazioni iniziali — Baldini, De Giovanni, John Williams — funzionano come una soglia: ci preparano a un attraversamento fatto di solitudine, fallimenti silenziosi, tentativi di dare un senso a ciò che spesso senso non ne ha.

È come se l’autore ci dicesse subito: qui non troverai risposte, ma domande che somigliano alle tue.

Il filo che tiene insieme le poesie è la distanza. Una distanza che non è solo fisica, ma soprattutto emotiva ed esistenziale. La distanza da chi abbiamo perso, da chi abbiamo amato, ma anche da noi stessi. In questo senso la Collana, Alter, diventa centrale: l’altro non è solo qualcuno fuori da noi, ma anche quella versione di noi che continua a esistere in parallelo, fatta di possibilità non realizzate, di scelte mancate, di strade che non abbiamo percorso.

La parola “afelio” — così precisa, così poetica — è una delle immagini più riuscite dell’intera raccolta.

È il punto in cui un corpo celeste è più lontano dal suo sole. Ed è impossibile non riconoscersi in questa immagine: chi non si è sentito, almeno una volta, lontano dal proprio centro, dal proprio calore? Eppure, in questa silloge, l’afelio non è solo freddo e assenza. È anche il momento in cui la luce non acceca più. Il momento in cui la distanza diventa lucidità. La perdita, paradossalmente, si trasforma in uno spazio di comprensione.

All’interno della raccolta, la memoria è una presenza costante, ma mai consolatoria.

Non c’è nostalgia compiaciuta, non c’è idealizzazione del passato. I ricordi — l’infanzia, i cortili, le figure familiari, una nonna — tornano come frammenti vivi, capaci ancora di interrogare il presente. Sono immagini quotidiane, semplici, e proprio per questo potentissime. De Vincentiis sembra dirci che ciò che siamo non nasce dai grandi eventi, ma da quei dettagli minimi che restano impressi senza fare rumore.

Anche l’amore, in questa raccolta, è lontano da qualsiasi stereotipo. È una forza che travolge, che lascia segni, che spesso coincide con la perdita.

La rilettura del mito di Orfeo ed Euridice è uno dei momenti più intensi: voltarsi non è più un errore, ma un gesto consapevole. È scegliere la fine per salvare la bellezza. È accettare che alcune storie non possono continuare, ma possono diventare eterne proprio perché non vengono trascinate oltre il loro tempo.

Dal punto di vista stilistico, Ciò che tu già non sai, ciò che tu non mi comandi di dirti è una raccolta che lavora molto sul ritmo e sul silenzio.

Si sente il legame con la musica contemporanea, minimale, fatta di pause e sospensioni. I versi sono essenziali, mai ridondanti, e lasciano spazio al lettore. Ci sono immagini che restano addosso come fotogrammi: una stanza vuota, una luce accesa, la polvere che si muove lentamente nell’aria. Sono poesie che non spiegano, ma mostrano.

E forse è proprio questa la forza di queste poesie: non pretendono di accompagnarti verso una guarigione, ma ti fanno sentire visto. È una raccolta che non consola, ma comprende. Che non ti dice che passerà, ma che puoi restare, anche nel freddo, anche nella distanza.

Alla fine, la raccolta poetica di De Vincentiis si rivela una silloge per chi non ha paura delle proprie fratture, per chi sa che ogni scelta è anche una rinuncia, e per chi continua a cercare un senso anche quando il sole sembra lontano.

Una raccolta che conferma Luca de Vincentiis come una voce capace di tradurre in poesia quel sentimento di “altrove” che, prima o poi, attraversa tutti noi.

Perché sì, ogni libro è un viaggio.

Ma alcune raccolte di poesie non ti portano lontano: ti portano più vicino a te stesso, proprio nel punto in cui ti senti più distante.

Luca de Vincentiis è nato e vive a Sanremo.

Libraio, ha pubblicato Alla ricerca degli istanti perduti (2021), Amore e Discordia (2022) e Fiori di ponente (Ensemble, 2024).

Fa parte di Vivaio del Verso, un collettivo poetico fondato da Gianmarco Parodi.

Autore

  • Gisella Carullo

    Mi chiamo Gisella Carullo, sono un'insegnante con una grande passione per libri, cancelleria e le parole.
    Dal 2019 gestisco la pagina Instagram e il blog “Ogni libro è un viaggio”, spazi nati dal desiderio di condividere letture, riflessioni e appuntamenti culturali con chi ama perdersi – e ritrovarsi – tra le pagine di un buon libro.
    Collaboro con autori, case editrici e realtà del panorama editoriale italiano, sempre alla ricerca di storie che lascino il segno. Mi appassionano generi diversi, ma c’è un filo rosso che lega ogni libro che scelgo: non deve mai essere banale e scontato.
    Credo nel potere dei libri di aprire mondi, creare connessioni e stimolare pensiero critico… e se riescono anche a stupire, allora sono perfetti!

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