Ed è un poco notte un poco l'alba - ilRecensore.it
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Ed è un poco la notte e un poco l’alba di Ilaria Tuti

Ed è un poco notte e un poco l’alba: una terra promessa, una storia dimenticata

«Scappa, Serafina

È con queste parole che l’anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti.

E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un’invasione ma un insediamento.

Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone.

Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l’alba.

Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia.

Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

«Così operano l’amore e la fede. Si conoscono cose che non si vedono e che non si possono spiegare, ma esistono»

Ilaria Tuti torna in libreria con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, un romanzo potente, che suggestiona già dalle prime pagine, portando il lettore in un mondo lontano, fragile, fatto di riti e credenze e di tanta speranza.

Ambientato tra il 1944 e il 1945 nella Carnia, il titolo del romanzo è un omaggio a Pierluigi Cappello e al suo Un dolore lungo un addio.

Protagonista del romanzo è Serafina, un personaggio che è in balia di due mondi, quello delle sue radici, mistico e fatto di storie e di credenze e quello verso cui propende fatto di scienza e di scoperta. Serafina è solitudine e isolamento ma capace di slanci d’affetto, è ragione e fede, è sapienza ma anche pregiudizio. E queste contraddizioni la rendono vera.

Verzegnis è una piccola cittadina della Carnia nella Val del Tagliamento. Se si osservano questi piccoli villaggi sembrano delle isole circondate dalle montagne invece che dal mare.

A Verzegnis sono accaduti due fatti molto curiosi. Il primo assomiglia parecchio, almeno per la parte iniziale, a ciò che accadde a Salem. Avete presente le streghe? Alcune ragazze iniziarono ad avere comportamenti che vennero definiti demoniaci: urlavano, bestemmiavano e parlavano una lingua strana (in realtà la criptomnesia). A intervenire furono due medici di Udine, Franzolini e Chiap, che intuirono che le ragazze avevano un problema psicologico.

Un altro evento straordinario avvenne tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945: a pascolare nella valle del Tagliamento potevi trovare dei cammelli!

Cosa avvenne?

I Cosacchi, popolo seminomade e forti guerrieri sono avversi alla politica di Stalin e quindi i nemici di Stalin diventano loro amici: si alleano ai nazisti e Hitler, in cambio dei loro servigi contro i partigiani, dà a loro la “Terra Promessa”, ovvero la Carnia. Si sarebbe chiamata Kosakenland. I guerrieri arrivano a cavallo, si impossessano delle case, cacciano molti dei residenti dei villaggi, altri furono costretti a vivere in una delle loro camere condivise con gli invasori.

Poi giunsero i civili: famiglie, dottori, maestri, il Pope e anche la Babuška (nel romanzo della Tuti è l’allevatrice). Non si sentono ospiti, sono padroni.

Inizia la convivenza. I cosacchi sono spesso violenti, rozzi, hanno le loro usanze, non sanno nulla di agricoltura e ciò che trovano lo distruggono, giocano con le biciclette che non hanno mai visto e poi le lanciano. E con loro ci sono anche i cammelli!

La pietà è amore

Il romanzo si apre nel Santuario della Madonna di Trava, conosciuto anche come Santuario dell’Ultimo Respiro. Secondo un’antica tradizione, i neonati nati senza vita venivano portati lì nella speranza che manifestassero un ultimo respiro, sufficiente a ricevere il battesimo e una sepoltura cristiana. La nonna di Serafina, Silva (in passato una delle ragazze indemoniate), è una delle donne che praticano questo rito. Serafina, già affascinata dalla scienza, intuisce invece che ciò a cui assiste ha una spiegazione naturale e fatica a comprendere come la nonna possa alimentare quella speranza.

«Tu capirâs, una dì» le disse. «La pietât a è amôr»

Solo con il tempo comprenderà il significato di quelle parole. Da adulta, pur affidandosi alla scienza, sarà la donna a cui l’intera comunità si rivolgerà durante i parti, quasi le attribuisse il potere di compiere miracoli.

L’intimità distrutta

«Le strade erano già ricoperte di stecco e quelle di terra battuta sembravano essere state rivoltate dalla furia di un demonio. Le grida si erano quietate, la popolazione taceva, atterrita. Tacevano i monti e anche i partigiani»

I cosacchi arrivano senza chiedere permesso, invadono il suo rifugio, lei abituata a vivere sola con la sua capra Malerba vede quel luogo defraudato: i guerrieri non occupano e basta, trattano la casa come un letamaio. Serafina dovrà lottare per avere un angolo tutto suo e farsi rispettare. Minaccerà, aggredirà, ferirà e riuscirà a trovare un compromesso.

La fede e la scienza

Prè Checco e Serafina non hanno un buon rapporto, lei non è mai entrata in chiesa seguendo le orme della nonna bollata come eretica. L’uomo la osserva con curiosità. Spesso è Serafina a essere molto più dura del povero prete che durante quei mesi lotterà per tenere uniti i fedeli e dovrà dividere la chiesa con il Pope, anche se i due religiosi troveranno un’intesa. La scena dell’arrivo dei cosacchi in paese è emblematica: Serafina terrà stretto il suo fagotto con all’interno un manichino che rappresenta una vulva, mentre Prè Checco stringerà al petto il crocifisso.

«Quella gente era tanta feroce quanto genuina, persino infantile in certi tratti, e il sentimento nei suoi confronti era altalenante»

Una storia quasi dimenticata

Grande è l’abilità della Tuti di prendere un evento storico tra i meno conosciuti e trasformarlo in narrativa. In queste pagine si trova lo scontro e l’incontro di due popolazioni diverse in tante cose. Insieme alla violenza troviamo l’ingenuità e soprattutto la consapevolezza di una terra promessa che si trasforma in una chimera e infine in una condanna.

La Tuti riesce a descrivere il femminino mescolando usanze, mistero e forza. Le donne in questo romanzo sono molto diverse l’una dall’altra ma riescono a collaborare quando c’è da attuare giustizia, una di quelle lontane dalla giustizia maschile: «Il grembo di una donna non è una pubblica piazza» dirà Serafina a un preoccupato Prè Checco. E poi ci sono donne che incrociano lo sguardo e, inconsapevolmente, sanno che il loro destino è legato da un filo invisibile.

Il lettore curioso e appassionato di storia andrà a cercare notizie su come si risolse il problema dell’invasione cosacca e scoprirà l’atroce destino di tutte quelle persone. L’autrice decide di non romanzare troppo e ci restituisce la crudeltà di quel momento che è stato messo in sordina.

Un romanzo che ci riporta a quel periodo. Sembra di sentire il vento, l’odore del fieno e anche gli slanci di affetto tra le due popolazioni. Perché in fondo, Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un romanzo che parla di amore, rispetto e carità. E speranza.

Ilaria Tuti - intervista - ilRecensore.it

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Ha esordito nella narrativa con Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018). Il secondo romanzo, Ninfa dormiente, è del 2019.

Entrambi vedono come protagonisti il commissario Teresa Battaglia, uno straordinario personaggio che ha conquistato editori e lettori in tutto il mondo, e soprattutto la terra natia dell’autrice, la sua storia, i suoi misteri.

Con Fiore di roccia (2020), e attraverso la voce di Agata Primus, Ilaria Tuti celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica. Nel 2021, con Luce della notte e Figlia della cenere, torna alle storie di Teresa Battaglia.

Del 2021 è anche la nomina di Ninfa dormiente agli Edgar Awards e il Premio letterario Rapallo per la donna scrittrice per Fiore di roccia. È inoltre autrice del romanzo Come vento cucito alla terra (2022), ispirato alla vera storia delle prime donne chirurgo durante la Grande Guerra.

Nel 2023 esce Madre d’ossa, un nuovo caso per Teresa Battaglia, e nel 2024 Risplendo non brucio, una storia di coraggio e perdono tra Germania e Italia durante la Seconda guerra mondiale. I suoi romanzi sono pubblicati in 27 Paesi. Da Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente sono state tratte le omonime serie tv con Elena Sofia Ricci, in onda su Rai1.

Autore

  • Samanta Giambarresi

    Siciliana con la predilezione per gli scrittori siciliani.
    Ho scoperto la passione per la lettura quando mia sorella mi ha letto la novella La Giara di Pirandello.
    I libri sono mondi da scoprire, dove una storia bellissima, segreta, si svela pagina dopo pagina.
    Ho iniziato a scrivere recensioni nel 2006 per una rivista letteraria. Ho collaborato con varie riviste letterarie e case editrici.
    Scrivo e leggo ascoltando musica. Adoro accompagnare la lettura con bevande calde (che spesso si raffreddano mentre sono immersa nella lettura!)

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