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Spinoza. L’etica del quotidiano di Lorenzo Vinciguerra

Spinoza: la riscrittura di una nuova metafisica

«O lo spinozismo, o nessuna filosofia» esclamava Hegel. «Ogni filosofo ha due filosofie: la propria e quella di Spinoza» gli faceva eco Bergson. Lo spinozismo ha segnato i momenti di crisi del pensiero occidentale, ha dialogato con il cartesianesimo del suo tempo, ha nutrito le radici del romanticismo e ha offerto un prezioso spunto critico al marxismo.

Il suo eterno tornare alla mente ci ricorda però che la filosofia è prima di tutto un’etica, l’etica di chi, come Spinoza disse di sé, «cerca di attraversare la vita non con paura e pianto, ma in serenità, letizia e ilarità per salire ogni giorno di un gradino». In questa nuova edizione, interamente rivista e aggiornata sulla base dei più importanti contributi internazionali, uno dei maggiori studiosi del filosofo rilegge con rigore e chiarezza un pensiero che dell’antica sapienza conserva la potenza e la radicalità con le quali inizia ogni vera filosofia. 

«Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, espelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, [...] Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra. Il Signore non lo risparmierà: al contrario, la collera del Signore e la sua gelosia si abbatteranno su quest'uomo, e tutte le maledizioni scritte in questo libro penderanno su di lui, e il Signore cancellerà il suo nome da sotto il cielo. Il Signore lo allontanerà con tutto il male dalle tribù di Israele in obbedienza a tutte le maledizioni scritte in questo Libro della Legge».
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Non aveva ancora compiuto 24 anni, Baruch Spinoza, quando le autorità rabbiniche di Amsterdam pronunciarono queste parole di espulsione. Non aveva ucciso, né rubato, ma aveva identificato Dio con la Natura e aveva negato l’origine divina della Torah.

Lui si rifiutò di abiurare e il fatto che, una volta lasciata la casa del padre e la città natale, si sia mantenuto lavorando come tornitore di lenti, fa pensare che la vita è una strabiliante creatrice di metafore. Spinoza, in tutti i sensi, ha aiutato a vedere meglio.

Alla sua condanna si unirono anche il Sant’Uffizio e la comunità protestante e quel suo viso così attonito, quella quieta indifferenza con cui ci guarda dal suo più celebre dipinto ci consegna l’enigma del suo pensiero e della sua persona.

Su questo enigma fa luce il saggio di Lorenzo Vinciguerra, che unisce ottime capacità divulgative e un apparato bibliografico e di citazioni di un saggio scritto da uno specialista.

Il saggio è suddiviso in sei capitoli, che espongono il pensiero spinoziano attraverso le tematiche del metodo, della natura e dell’origine dei pregiudizi, della logica, dell’ordine, della potenza degli affetti, della religione e della politica. Un ritratto a tutto tondo che tiene anche conto della storia degli effetti del pensiero spinoziano, a partire dall’incoronazione fattane da Hegel, nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia, come «punto cardinale della filosofia moderna» per poi passare al neospinozismo contemporaneo (il nome più illustre: Deleuze).

Il cominciamento della filosofia moderna solitamente viene riconosciuto nella filosofia di Cartesio, ed è proprio dal serrato confronto con la filosofia cartesiana, nei Principi della filosofia di Cartesio, che prende avvio il saggio di Vinciguerra, che pone il problema del significato storico-filosofico della matrice cartesiana dello spinozismo.

Alcuni studiosi, tra i primi Leibiniz, hanno interpretato il pensiero di Spinoza quale la più estrema conseguenza della filosofia cartesiana mentre altri l’hanno letto proprio in chiave alternativa al cartesianesimo. Attraverso una meticolosa indagine e l’uso diretto delle fonti, Lorenzo Vinciguerra ci porta a conoscere le affinità con il pensiero cartesiano (essenzialmente nel rigore e nell’ordine) ma anche le differenze, che – ancor prime che metafisiche – sono legate allo stesso esercizio del pensiero e alla sua esposizione: «Non si narra qui un ingegnoso esperimento mentale, ma l’esperienza vissuta di una profonda crisi intellettuale ed esistenziale» (p. 37).

Nonostante la sua idea di Ethica ordine geometrico demonstrata e il linguaggio apparentemente “neutro” del suo filosofare, è innegabile che la filosofia di Spinoza sia irrorata da una passione, che è essenzialmente testimonianza di coraggio e desiderio di verità da parte del suo autore. Vinciguerra rende, pagina per pagina, questo anelito spinoziano, che anima anche i suoi concetti apparentemente più difficili da intendere. 

La vera “difficoltà” di Spinoza è il suo essere, a tutt’oggi, un filosofo “non digeribile”, estremo, per nulla rassicurante.

Non rassicura infatti il suo relativismo sul conceto di Bene e Male, né la sua paradossale concezione di libertà, né tantomeno le sue critiche al finalismo. In ogni concetto spinoziano si avverte cià che maggiormente ci pungola: il continuo richiama ad una responsabilità ben più alta di quella morale, l’imperativo di conoscere le passioni, la natura umana, di uniformarci alla Natura; in tal modo l’Etica

«vero e proprio tempio della ragione, sarebbe così chiamato non solo a esprimere il modo retto di pensare, ma anche a tradurre la struttura, le nervature stesse del reale, ordinato secondo i suoi diversi gradi di perfezione» (p. 72)

Ciò tuttavia non dev’essere inteso in senso realistico-medievale, ma sta proprio nel ruolo che Spinoza affida all’immaginazione e all’intelletto, la sua originalità. Originalità che passa dal ripensamento del problema dei problemi in filosofia: quello della sostanza. Volendo ridefinire il concetto aristotelico e cartesiano di sostanza, Spinoza riscrive una nuova metafisica, che sarà monista. 

Vinciguerra, per ogni tematica affrontata lascia la parola a Spinoza, con citazioni che ci avvicinano alla lingua viva del filosofo, e poi alle differenti interpretazioni che gli storici della filosofia ne hanno dato.

Ciò rende il saggio un ottimo strumento didattico e di ricerca, sia per gli addetti ai lavori che per coloro che vogliono iniziare a conoscere un filosofo che più che «straniamento misto ad ammirata incomprensione» può e deve suscitare curiosità e attento studio.

Lorenzo Vinciguerra professore ordinario di Filosofia Morale all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e direttore del Centro Internazionale di Studi Spinoziani Sive Natura (ICSS)

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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