Effetto Proust e Elisabeth Bin: la moda, i colori e la pittura nella Recherche, tra visione letteraria e interpretazione artistica

Proust è immagine, colore, cura nei dettagli. Proust è moda, arredamento, fiori, tessuti, profumi. Alcune delle pagine più intense e anche rivelative della Recherche sono quelle in cui per narrare lo stile di uno scrittore (Bergotte) e anche il fine della scrittura (la propria) usa un quadro di Vermeer.
Per Proust lo stile di uno scrittore è una “visione”.
Proust è moda. Il mito dell’eleganza della Belle Epoque risplende nelle matinée e soirée del romanzo proustiano, sebbene immortalato al momento del suo canto del cigno. Spesso, anzi, si è sovrapposta l’immagine del Marcel narratore con quella del Marcel Proust scrittore e ci si è riferiti a Proust come ad un giovane salottiero snob. Tuttavia, che la moda abbia una rilevanza particolare in Alla ricerca del tempo perduto, è innegabile; chi non è rimasto incantato davanti l’eleganza della duchessa di Guermantes o davanti alle riuscitissime toilettes di Odette?

Nello scorso numero, per parlare di Gilberte ci siamo serviti delle “visioni” di Elisabeth Bin, un’illustratrice francese, che ci ha gentilmente dato la possibilità di vedere in anteprima alcuni dei suoi quadri, che fanno parte della mostra, Marcel Proust scrive la moda. Toilette e abiti nella Recerche, che si terrà a Parigi a marzo e a maggio. (EffettoProust vi darà subito notizie in merito).
Elisabeth Bin è nata e vive a Parigi. Nel suo percorso artistico ha attraversato la pittura, la scultura e la creazione di gioielli. So nonno, Antonio Bin, era copista di opere d’arte, specializzato nella pittura rinascimentale italiana; le copie di Leonardo da Vinci, ed è stato lui il primo a metterle in mano, all’età di cinque anni, un pennello. Ha seguito i corsi di Beaux Arts, in pittutra, incisione, monotipo e modellizzazione e alcuni stage in Costa Azzurra. Ultimamente si è perfezionata nella pittura ad olio. Gli schizzi proustiani sono realizzati con vernice acrilica.
Abbiamo incontrato Elisabeth, per capire cos’è per lei l’Effetto Proust.

Com’è nato il tuo rapporto con Proust?
«Ho riscoperto la Recherche, che avevo letto tre rapidamente a scuola, durante i mesi del lockdown del 2020;cercavo un libro che fosse abbastanza lungo per durare diversi mesi. Ho letto 2 ore tutti la sera per 2 mesi , arrivando fino a Sodoma e Gomorra; nel frattempo avevo potuto apprezzare la costruzione delle frasi di Marcel Proust, il suo virtuosismo nella scelta delle parole La profondità delle sue analisi psicologiche e la crudezza delle sue descrizioni, leggerlo ad alta voce rivelava un autore brillante e comico. Avevo l’impressione che i suoi personaggi fossero reali, che esistessero davvero . Ho potuto leggere poi la biografia di Proust di Jean-Yves Tadie, che mi ha appassionato.»
Quali sono i rapporti fra Proust e la pittura?
«Questa domanda è un po’ troppo difficile per me. Proust ama la pittura conosce Giotto, Vermeer e anche Monet. Fa morire Bergotte davanti ad un capolavoro pittorico [La veduta di Delft, n.d.a.], capisce come Fortuny si sia ispirato ai dipinti di Venezia. Per il resto, lascio uno dei cervelli più intellettuali il fatto di analizzare il rapporto tra scrittura e la pittura. Penso spesso a quello che ha scritto Bacon: “Se si può dipingerlo perché scriverlo se possiamo scriverlo perché dipingerlo “»

Se Proust fosse un colore, che colore sarebbe?
«Senza dubbio il colore viola. Lui associa questo colore al profumo inebriante dei lillà, delle violette, delle cattleya, veste i suoi personaggi femminili del colore della sensualità ne suggerisce l’erotismo; un altro colore presente è il rosso. Dà anche ai suoi personaggi femminili gli occhi blu Oriane Albertine E crede che Gilberte abbia gli occhi blu prima di accorgersi che sono neri. Il blu degli occhi simboleggia la distanza , ciò che è lontano da lui.»
Qual è il primo personaggio che hai disegnato?
«Il primo personaggio che ho disegnato è Mademoiselle Vinteuil in grande lutto e anche le 2 principesse nelle loro logge nel Côté de Guermantes.»

Quale metodo segui? Hai fatto ricerche storiografiche e bibliografiche per approfondire la moda ai tempi di Proust?
«Intanto, quando disegno ho in mente il testo esatto scritto da Proust ( es. “la duchessa aveva un abito da seta nera” ), e allo stesso tempo tutte le ricerche che ho fatto sulla moda di quell’epoca e anche proprio di talee nello specifi co di un determinato anno…anno…1899, 1917, ecc … E disegno e dipingo con tutto questo in mente; può succedere di fare un solo schizzo, ma più spesso, ne faccio quattro o cinque, fi no ad essere soddisfatta. Questo lavoro richiede di aver cercato nel libro passaggi precisi e aver anche studiato, disegnato un sacco di modelli tratti da giornali di moda dell’epoca, e anche da opere di pittori ( Boldini, Singer, Sargent, Carolus Duran , ecc …). Mi sono anche ispirata a stilisti ( sorelle Callot, Worth, Doucet …), e fotografi e d’archivio. Il libro di Jane Mulwach, Fantaisies. Les bijoux chic et toc, mi ha aiutato molto, in particolare per i cappelli.»


