Fiori in soffitta - ilRecensore.it
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Fiori in soffitta di V.C. Andrews

Fiori in soffitta: un classico della narrativa gotica contemporanea

Quattro fratelli. Una casa immensa. Un segreto che non deve essere svelato.

Dopo la morte improvvisa del padre, i fratelli Dollanganger vengono condotti dalla madre nella cupa e maestosa Foxworth Hall, la casa di famiglia. La nonna dei ragazzi è crudele e misteriosa, e li confina subito in soffitta. La permanenza sarà breve, assicura la madre. Ma le porte si chiudono. Il tempo passa. E la soffitta diventa una prigione dorata in cui l’infanzia sfiorisce lentamente. Tra punizioni spietate, silenzi carichi di terrore e una fede inflessibile, Cathy e Chris imparano a sopravvivere proteggendo i fratelli minori. Ma il mondo fuori continua a scorrere indisturbato, e nell’ombra della reclusione nasceranno desideri proibiti e un amore indicibile.

Pubblicato per la prima volta nel 1979, Fiori in soffitta è diventato un caso letterario internazionale da quaranta milioni di copie nel mondo, affermandosi nel tempo come un classico della narrativa gotica contemporanea.

«Pazienza. Colorai la pazienza di grigio, grigio con piccole nuvole nere incombenti. Colorai di giallo la speranza, giallo come il sole che vedevamo per poche ore appena al mattino. Troppo presto il sole saliva alto nel cielo e scompariva alla nostra vista, lasciandoci orfani a fissare l’azzurro » 

Ci sono horror alle cui pagine si rimane incollati, in febbrile attesa del colpo di scena che cambia l’intera vicenda, della coltellata che scioglie la tensione, della fugace apparizione dell’assassino o dell’essere sovrannaturale di turno.

E poi c’è Fiori in soffitta, che cattura il lettore con l’inquietante sospetto che, in effetti, niente accadrà.

Ragazzini chiusi nel polveroso attico di una magione, che nella deprivazione diventano adulti: apparentemente l’unico elemento horror è la noia potenziale della vicenda. Ebbene, niente di più lontano dalla realtà. 

Una doverosa premessa, prima di iniziare: si tratta di un romanzo che contiene davvero pochissima felicità. Giusto la metà iniziale del primo capitolo, destinata a raccontare la vita prima, ne riporta qualche traccia, contaminata dalla consapevolezza che non potrà durare e, in fondo, dalla sensazione di disagio dettata dall’atmosfera disturbante che permea l’intera opera. 

Cathy, voce narrante e secondogenita, spiega la quotidianità apparentemente perfetta della famiglia Dollanganger, madre, padre e due amatissimi figli, scombussolata solo dall’arrivo dei due piccoli gemelli, che tuttavia si rivelano portatori di una gioia ancora più grande. All’improvviso, però, l’inatteso: il padre muore in un incidente stradale, lasciando la moglie, evidentemente incapace di vivere, figurarsi di badare a qualcun altro, coi quattro bambini. Sarà proprio questa madre, debole, inadatta, viziosa, a suscitare le emozioni più forti: ammirazione per la sua ineffabile bellezza da parte dei figli, incontenibile rabbia da parte di chi legge. 

Tornando brevemente alla trama: è proprio a partire dal lutto che iniziano le rivelazioni. Dollanganger non è il vero cognome della famiglia, che oltretutto ha una storia  segnata da scandali e vicende turpi, in contrasto con le origini altolocate dei genitori, tenute segrete per anni. Tuttavia, non si può seppellire per sempre la realtà, e, a volte, quando questa decide di tornare fuori, le conseguenze sono spropositate.

«Perché, mi chiesi, l’uomo è fatto in modo tale da capire che possiede la felicità solo quando l’ha perduta? Perché, mi dissi, rivivendo i momenti nei quali scorrazzavo felice per i boschi, pensavo che la felicità fosse da qualche parte davanti a me, nel futuro, e che solo quando fossi diventata adulta e in grado di prendere le mie decisioni, di andarmene per la mia strada ed essere me stessa l’avrei avuta in pugno? Perché mi era stato fatto credere che essere solo una bambina non bastasse alla felicità? Perché avevo pensato che la felicità fosse riservata solo a coloro che hanno varcato la fatidica soglia “dell’età adulta”?»

Le vibrazioni trasmesse dall’opera sono fortemente adolescenziali, e in questo risiede la sua forza: viene voglia di passare il libro a una compagna di classe, di zaino in zaino, nell’intervallo, di nascosto da insegnanti e genitori.

Le pagine scorrono senza che neanche ci se ne accorga, nell’attesa della prossima atrocità compiuta ai danni dei poveri Christopher e Cathy, divenuti ormai novelli e giovanissimi genitori dei piccoli Cory e Carrie. E non si rimane delusi, fino alle ultime pagine, nelle quali un finale inaspettato rivela ciò che il turbamento di un lettore attento aveva già fatto intuire. 

I personaggi, le vicende narrate e i toni talvolta eccessivamente lirici esitano in quello spazio indefinito tra il realistico e il fantastico, permettendo la sospensione dell’incredulità con riserva, nel salotto immaginario che solo chi si rilassa quando è in tensione conosce bene. 

Cathy appare fin troppo matura per la sua età, capace di riflessioni profonde e di sentimenti accorati, spesso fin troppo obiettiva considerate le stranianti circostanze, e viene naturale sperare in qualche guizzo di intemperanza, come ci si aspetterebbe da un’adolescente reclusa.

D’altra parte Christopher appare infantile e soggiogato dalla madre, pronto a crederle fino all’estremo, tanto che si vorrebbe solo prenderlo per le spalle e scuoterlo, sperando che si renda conto della situazione in cui è finito. I gemelli forse sono i personaggi più realistici, e si comportano come si comporterebbero due bambini piccoli e infelici: tra infiniti capricci e lagne, non danno respiro ai poveri fratelli maggiori, che si occupano e si preoccupano di loro a tempo pieno.

Un plauso alla figura della nonna, solo in apparenza l’unica vera antagonista della storia, lupo cattivo di una fiaba gotica surreale.

Si tratta a tutti gli effetti di un romanzo di formazione perversa, in cui il desiderio frustrato o appagato in modi foschi gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della psiche dei personaggi e nello svolgimento dei piccoli avvenimenti di una storia di reclusione.

Un senso di soffocamento costante pervade le pagine di Fiori in soffitta, interrotto solo da poche, fugaci e clandestine boccate d’aria fresca.

Cathy e Chris inventano un modo per sopravvivere, imparando a costruire un mondo alternativo, un’evasione mentale, di fronte a una vita senza speranza. L’arte permette a Cathy di sopravvivere, la speranza a Chris, mentre per i gemelli, ancora piccoli nella notte fatale in cui vengono chiusi in soffitta, non si profila alcuna possibilità di futuro. 

V.C.Andrews autrice di Fiori in soffitta - ilRecensore.it

V. C. Andrews (1923-1986), conosciuta anche come Virginia C. Andrews o Cleo Virginia Andrews, è l’autrice di numerosi romanzi che intrecciano orrore gotico e saga familiare, tradotti in più di venti lingue.

Dal suo romanzo più celebre, Fiori in soffitta, sono state realizzate due trasposizioni cinematografiche.

Autore

  • Samira

    Samira nasce e cresce nella provincia fiorentina, fin da giovanissima vorace ma esigente lettrice, si interessa di numerosi generi e argomenti. In ambito lavorativo, si occupa di riabilitazione del linguaggio nell'età evolutiva e condivide con i bambini che frequentano il suo ambulatorio letture per i più piccoli. Ha conseguito un master in Linguistica Clinica, come coronamento di una formazione sia scientifica che umanistica. È impegnata nell'ambito sociale, in particolare nell'organizzazione di eventi culturali e nella gestione di spazi per la collettività.

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