Il nonno respirava con il mare - ilRecensore.it
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Il nonno respirava con il mare di Trude Teige

Il nonno respirava con il mare: un toccante viaggio nella memoria familiare tra l’Indonesia della Seconda guerra mondiale e la Norvegia: il mare come ritmo di sopravvivenza e silenziosa eredità emotiva.

Il nonno Konrad è sempre stato un punto di riferimento per Juni. Cresciuta con lui e con la nonna Tekla su un’isola, ricorda bene le ore trascorse a guardare le onde del mare con il nonno ascoltando i racconti dei suoi viaggi.

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Ex marinaio, è stato proprio lui a insegnarle a respirare al ritmo delle onde per ritrovare la calma. Ma Konrad non ha mai fatto parola del luogo che più di tutti lo ha segnato. E in effetti, tra le molte storie da lui narrate, c’è un grande vuoto: dov’era durante la guerra? E cosa si nasconde dietro quell’uomo mite che le ha sempre trasmesso sicurezza? Per Juni è finalmente giunto il momento di scoprire dove il suo amato nonno ha imparato a respirare come il mare.

1943. Nell’oceano Indiano, al largo delle coste di Giava, il mercantile su cui Konrad è marinaio semplice insieme al fratello Sverre viene attaccato dai giapponesi.

Mentre Sverre ed altri ufficiali vengono fatti prigionieri, Konrad riesce a salvarsi saltando su una scialuppa di salvataggio. Così resta alla deriva per diciannove lunghi giorni, durante i quali il confine tra la vita e la morte si assottiglia sempre di più. Quando viene recuperato privo di sensi da alcuni pescatori e portato all’ospedale di Giava, è l’infermiera norvegese Sigrid a prendersi cura di lui, aiutandolo a ritrovare la pace. Ma la loro felicità durerà poco. Quale futuro li attende oltre il mare?

Dopo Quando la nonna ballava sotto la pioggia, un seguito appassionante che può essere letto anche in maniera indipendente. La drammatica vicenda del nonno Konrad raccontata dalla nipote Juni è una storia commovente sul destino, la speranza e l’amicizia; sulla sopravvivenza in tempi bui per il futuro e l’amore.

Con “Il nonno respirava con il mare” Trude Teige torna alla famiglia di Juni e, dopo aver raccontato nel primo volume la storia di Tekla, sposta lo sguardo su Konrad, il nonno che avevamo conosciuto soprattutto attraverso i ricordi della nipote.

È il secondo capitolo di una trilogia, ma non ha il carattere di un semplice seguito, perché recupera una vicenda rimasta sullo sfondo e le restituisce una dimensione autonoma, costruendo al tempo stesso un legame significativo con il precedente “Quando la nonna ballava sotto la pioggia”.

Il romanzo può essere letto anche autonomamente, in quanto il prologo offre un breve inquadramento della storia precedente e permette di orientarsi senza difficoltà, anche se aver letto il primo volume permette di cogliere la continuità di una memoria familiare che si ricompone lentamente, attraverso prospettive diverse.

Se prima era Tekla a portare il peso di un passato difficile da raccontare, ora è Konrad a uscire dall’immagine rassicurante del nonno che Juni ha conservato dentro di sé.

D’altra parte, il fatto di essere già a conoscenza del contesto familiare e del suo epilogo in qualche modo smorza il pathos, rendendo prevedibile l’esito della trama.

La storia mette in luce un contesto storico poco conosciuto, portandoci al 1943 nell’Indonesia occupata dai giapponesi.

Konrad è un marinaio norvegese coinvolto nella tragedia della guerra e della prigionia, insieme ad altri europei trascinati lontano dalle loro vite e dai loro paesi.

Tra i molti personaggi assume particolare rilievo Sigrid, infermiera norvegese, con la quale Konrad condivide una parte decisiva della propria esperienza.

La vicenda si sviluppa soprattutto attorno alla detenzione nei campi, alle privazioni, alla fame, alla paura e alla continua lotta per la sopravvivenza, un’ambientazione che è spesso oggetto di narrazione da parte della letteratura contemporanea che ripercorre gli orrori della guerra.

La differenza più evidente tra i due libri risiede, a mio avviso, nel fatto che “Quando la nonna ballava sotto la pioggia” costruiva una trama più stratificata, intrecciando presente e passato e facendo emergere progressivamente segreti e legami familiari, mentre “Il nonno respirava con il mare” segue un percorso più lineare, fortemente concentrato sulla prigionia di Konrad e sulle vicende che la circondano.

La scelta rende la storia più compatta sul piano tematico, ma anche, a tratti, meno articolata e meno sorprendente nello sviluppo.

La lunga permanenza nei campi finisce infatti per occupare gran parte del romanzo e alcune situazioni vengono dilatate attraverso episodi che non sempre aggiungono un elemento sostanziale alla vicenda.

Ecco forse spiegato il motivo della percezione di una certa prolissità, soprattutto se confrontata con la maggiore articolazione narrativa del primo volume.

Anche l’impianto narrativo contribuisce a questa sensazione, dal momento che i capitoli sono molto brevi e si alternano seguendo i diversi punti di vista, pur mantenendo sempre la narrazione in terza persona.

Se questa scelta è funzionale alla necessità di seguire personaggi ed esperienze differenti, la brevità dei capitoli non produce sempre un maggiore dinamismo, poiché in alcuni passaggi l’alternanza e la reiterazione di situazioni simili finiscono per rallentare la percezione complessiva della storia.

Più che la rapidità, ho avvertito una certa dilatazione del racconto, come se alcuni episodi avrebbero potuto essere condensati senza perdere la loro forza.

È invece molto riuscito il modo in cui il romanzo lavora sul tema della memoria e della trasmissione.

Il motivo racchiuso nel titolo ne è la sintesi più evidente, con Juni che ricorda il nonno Konrad che le aveva insegnato a respirare con il mare, un gesto diventato parte del loro rapporto.

"E se hai paura o sei triste, respira con il mare"

Solo ora scopriamo che quelle parole erano state pronunciate molti anni prima da un’altra persona finora rimasta celata, quando era Konrad ad averne bisogno.

È un dettaglio semplice, ma acquista un significato profondo e dimostra che il passato non si trasmette mai intatto, ma ciascuno lo accoglie, lo trasforma e finisce per consegnarne una parte a chi viene dopo, anche inconsapevolmente.

Il gesto passa da Sigrid a Konrad e da Konrad a Juni, attraversando la guerra, la distanza e le generazioni, con la forza di una vera e propria eredità emotiva.

Forse è proprio questo elemento che lega più profondamente il secondo romanzo al primo.

“Quando la nonna ballava sotto la pioggia” raccontava una donna giovane che la guerra avrebbe costretto a confrontarsi con scelte, perdite, giudizi e silenzi destinati a ripercuotersi sulla generazione successiva, mentre ne “Il nonno respirava con il mare” la prospettiva cambia, ma rimane immutata la riflessione su quanto del passato dei nostri familiari ci appartiene, anche quando non ne conosciamo la storia.

Juni è il punto in cui queste vicende lontane finiscono per incontrarsi, la sua identità è costruita anche attraverso ciò che i nonni hanno vissuto prima che lei nascesse e attraverso tutto ciò che non hanno saputo o potuto raccontare.

In questo senso la trilogia sembra procedere a ritroso all’interno di una famiglia, cercando di capire le persone prima che diventassero nonni, genitori, figure ormai fissate nel ricordo degli altri.

Dietro il nonno affettuoso c’è stato un giovane uomo esposto alla guerra, alla fame, alla paura e alla perdita, dietro la nonna c’era stata una giovane donna costretta a compiere scelte che avrebbero condizionato tutta la sua esistenza.

L’autrice restituisce in entrambi i casi una piena complessità a figure che, nella memoria di Juni, rischiavano di rimanere soltanto ruoli familiari.

Anche il mare assume un valore che va oltre l’ambientazione, perché è la minaccia da cui tutto parte, è la distanza dalla propria terra, ma è anche una possibilità di sopravvivenza, è qualcosa che Konrad deve imparare ad ascoltare per continuare a vivere e che, molti anni dopo, diventa per Juni una sorta di linguaggio condiviso con il nonno.

Respirare con il mare significa trovare un ritmo quando tutto intorno è fuori controllo.

Nel complesso, “Il nonno respirava con il mare” è un romanzo coinvolgente e capace di ampliare in modo coerente l’universo narrativo del primo volume e, pur se, rispetto al precedente, mi è sembrato più disteso, meno ricco di piani narrativi, talvolta persino prolisso, non per questo è meno interessante.

Resta una lettura intensa e godibile che trova la sua forza soprattutto nel rapporto tra memoria individuale e memoria familiare.

Il passato non è un archivio immobile, ma qualcosa che continua a muoversi e, proprio come il mare, passa da una generazione all’altra, si modifica, si deposita nei gesti e nelle parole e riaffiora quando meno ce lo aspettiamo.

Titolo: Il nonno respirava con il mare

Trude Teige - autrice di Il nonno respirava con il mare - ilRecensore.it

Trude Teige è una scrittrice, presentatrice televisiva e giornalista norvegese molto nota nel suo paese.

Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue. Ha tre figli ormai grandi e vive con la sua famiglia vicino al fiordo di Oslo.

Grazie alla trilogia inaugurata nel 2015 con Quando la nonna ballava sotto la pioggia, in patria è tra gli autori più venduti in assoluto. Il nonno respirava con il mare, uscito in Norvegia nel 2021, è il secondo capitolo della serie.

Autore

  • Paola Vicidomini

    Sono nata a Roma e vivo a Salerno, dove coltivo da sempre l’amore per i libri e la scrittura; avvocato di nome ma lettrice di cuore, quando è possibile preferisco affidare le cause in tribunale a mio marito e occuparmi di quelle che combattono i personaggi dei libri, ascolto le loro voci, ne raccolgo i segreti e li trasformo in recensioni che, da diverso tempo condivido in un gruppo Facebook dedicato ai lettori.
    Il mio stile è insieme analitico e personale poiché intreccio la trama con le mie sensazioni di lettrice, restituendo non solo la storia, ma anche le emozioni e le suggestioni che il libro porta con sé.
    Credo fermamente che “un libro sia un giardino che puoi custodire in tasca”: ogni lettura diventa un viaggio da vivere e condividere.

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