La linea spezzata: la memoria come corpo poetico
Sinossi
Un libro duplice e reversibile, nello sforzo più alto di una voce già distinta e distinguibile come quella di Lombardo. Ma un libro mai doppio, che apre a una visione potente del contemporaneo, attraverso il racconto di un lento e silenzioso crollo della società e della cultura occidentale, della poesia come strumento di descrizione del mondo. E che si muove tra narrazione, fotografia, riflessione, con l’ambizione di restituire la complessità del tempo vissuto. Pur sempre immaginato.
Recensione
Recensire un libro di poesia (per lo più un libro di poesia candidato al Premio Strega Poesia 2026), non è operazione semplice.
Da lettori curiosi, e da appassionati anche di poesia, riesce difficile non consigliare La linea spezzata di Fabrizio Lombardo, pubblicato da Donzelli. Già il titolo apre una traiettoria letteraria precisa: se inevitabilmente richiama Linea spezzata, linea intera di Milo De Angelis, è lo stesso autore a indicarne un’altra origine, più appartata e insieme decisiva, quella di Italo Calvino. Il riferimento è a Dall’opaco, citato fedelmente nell’epigrafe della raccolta.
Ed è proprio questa doppia eredità, poetica e narrativa, a dare forza a un libro che attraversa memoria privata e memoria storica senza mai separarle davvero.
Nei versi di Lombardo c’è una giovinezza restituita con precisione emotiva, ma anche immersa dentro un tempo storico che la rende inevitabilmente collettiva. È una poesia intima e, nello stesso momento, condivisibile da chiunque abbia conosciuto il peso dei luoghi, delle epoche, delle fratture. Una scrittura ricca di immagini, di pensiero, di stratificazioni, capace di lasciare continuamente aperture e domande.
Alla fine, ci si ritrova a chiedersi chi abbia avuto più bisogno dell’altro: se la Storia, per continuare a esistere anche come esperienza viva e incarnata, abbia avuto bisogno dello sguardo di un poeta capace di attraversarla con la propria memoria; oppure se sia stato il poeta ad aver bisogno della Storia, di quel tempo preciso e irripetibile, per riconoscersi davvero tale.
Sono interrogativi destinati a restare aperti, sospesi in quella zona dove le risposte smettono di appartenere a una sola direzione.
Forse basta accettare che il legame sia reciproco: la Storia ha bisogno dell’uomo che la racconti, e il poeta ha bisogno della Storia per dare forma, peso e durata alla propria voce. L’uno senza l’altra rischierebbe di dissolversi. Nulla di nuovo, forse. Ma è proprio da questa antica dipendenza reciproca che la letteratura continua a nascere.
sono passi di una voce ben riconoscibile
i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.
è l'ora in cui rientri dalla fabbrica. è novembre fuori
e la stufa di ghisa fatica a scaldare l’appartamento.
i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova
cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.
guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia
e le campagne allagate tra Roma e Firenze.
arriva così, un dolore che non ti aspetti/ che stratifica la memoria
di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.
Che cosa troviamo all’interno de La linea spezzata?
Troviamo palazzi, fabbriche e operai (ma non solo). Questi però sono temi ricorrenti nei versi di Fabrizio Lombardo, versi che si muovono tra la fine degli anni Settanta (che porta con sé quel mondo, quella linea che sembra spezzare di nuovo la Storia, quale fu il ’68) e prende per intero gli anni Ottanta, quest’ultima ormai divenuta una stagione che sta sulla pelle di tutti noi (un ritorno che ha trovato forza anche grazie alle serie televisive e a un ripescaggio di canzoni di quei tempi).
Palazzi, fabbriche e operai immersi in un contesto storico quali la lotta armata e l’assassinio di Aldo Moro (giusto per fare due esempi che tornano anche nei versi di Lombardo).
Il libro è diviso in sezioni, più precisamente in sette: Fine settanta; Ionio; Strategie di fuga (Exit Music); Ritratti; Dimenticami e infine Atlante dei giorni, di cui ora riportiamo i versi che hanno come titolo un chiaro tributo a quella eccezionale band capitanata da Ian Curtis: parliamo dei Joy Division e questa è love will tear us apart
non fermarti ora, devastata, brucia, cancella una vita
fatta solo di parole, porta morte e silenzio ma nascondi
il ghiaccio su cui cammino, aspetta che ceda
che sia solo il vuoto freddo a rimanere, come calce a chiudere
le mani e il corpo. c’è una pioggia improvvisa
a darci la misura del mondo, velo/ sepoltura
C’è, infine, l’importanza della prossima parola che potrebbe sempre essere l’ultima. Non ha più significato la distinzione tra maiuscolo e minuscolo: perché qui, quel che conta, è che arrivi l’ultima parola poiché
stiamo per andarcene, manca poco, minuti forse.
l’alba ci ricorda che siamo solo un frammento
una storia che non resiste al tempo.
Titolo: La linea spezzata
Autore: Fabrizio Lombardo
Casa editrice: Donzelli
Genere: Poesia
Autore
Fabrizio Lombardo (Bologna, 1968) vive a Ferrara.
Tra i fondatori, nel 1994, di «Versodove, rivista di letteratura», ha pubblicato Il cerchio e il silenzio (Squadro Edizioni Grafiche, 1995), Carte del cielo (VersodoveTesti, 1999; Premio Terre del Pallavicino), di quello che resta (Fara, 1998), Confini provvisori (Joker, 2008) e Coordinate per la crudeltà (Kurumuny, 2018; finalista al Premio Pagliarani e al Premio Tirinnanzi).
Tra le antologie in cui è inserito si segnalano: Il grande blu, il grande nero (Transeuropa), Sesto quaderno di poesia italiana (Marcos Y Marcos), Ákusma (Metauro), Parole di passo (Aragno), Parola plurale (Sossella).
Suoi versi sono apparsi su «Il Verri», «Poesia», «Tratti», «Atelier», «La clessidra», «L’Ulisse», «Poeti e Poesia». Ha curato, con Niva Lorenzini, il volume Yellow, di Antonio Porta (Mondadori, 2002). Suoi testi sono tradotti in francese, inglese, greco, slovacco, serbo croato e spagnolo. Lavora occupandosi di libri e librerie nella direzione di librerie.coop.



