La sposa giovane: un romanzo in cui l’attesa diventa un esercizio di stile e la lingua il vero centro della narrazione
Sinossi
Siamo all’inizio del secolo scorso. La promessa sposa è giovane, arriva da lontano, e la famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il figlio non c’è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile.
Manda doni ingombranti. E la sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C’è in queste ore diurne un’eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all’ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità.
Lo zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona neppure durante le partite di tennis. Il padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La figlia combatte contro l’incubo della notte. La madre vive nell’aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all’attesa del figlio. E in quell’attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.
Recensione
Baricco si legge sapendo cosa ci aspetta. E cioè uno sfoggio di sapienza dell’arte letteraria. Dovrebbe entrare nei programmi ministeriali del liceo Classico, come ottimo esercizio della nostra lingua ed esempio attuale di un italiano perfetto, colto, eufonico.
La trama di La sposa giovane è in apparenza lineare. In una villa di una ricca famiglia di industriali di una zona non meglio identificata del nord Italia, cronologicamente posta fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, si presenta la Sposa Giovane, arrivata per contrarre matrimonio con il Figlio.
Tutti i personaggi (tranne i figuranti), sono nominati così, la Madre, il Padre, la Figlia, lo Zio, addirittura la Famiglia (identificano meglio l’archetipo che rappresentano? oppure non battezzarli di nome proprio li lascia indefiniti fantasmi contribuendo a quell’aura magica di cui il romanzo si riveste?).
Ma il Figlio è all’estero e deve tornare. Il resto è l’attesa della Sposa Giovane e della squinternata e folle Famiglia, di questo rientro annunciato e costantemente procrastinato, in un’atmosfera surreale, nutrita di rituali grotteschi, iniziazioni sessuali (il sesso abbonda soprattutto nella sua versione morbosa), segreti familiari inconfessabili e perciò svelati, bordelli in stile ottomano, animali favolosi, malattie chimeriche, terre lontane, oggetti strampalati, bellezze fiabesche, tanghi, montoni e barche a vela.
Tutto è in sospensione, l’atmosfera rarefatta, i luoghi indefiniti, la casa, le stanze.
I personaggi paiono levitare, fantasmi eterei con la capacità di prendere forma concreta, molto concreta, là dove si indulge in descrizioni fisico-erotiche (basti pensare alle due pagine dedicate al seno della Madre e dei suoi stupefacenti effetti su chi aveva l’onore di ammirarlo, giusto per rimanere sul sobrio). Ed essi sono comunque tridimensionali nella loro leggerezza e corporeità, talmente grotteschi ed esagerati da diventare prototipi credibili di ciò che il loro nome, sempre e solo sostantivo comune, rappresenta.
Ma la vera sorpresa è la lingua di questo romanzo. Perché la trama è il pretesto per l’applicazione concentrata e scientifica di un’erudizione linguistica veramente ammirevole.
E’ proprio vero: a Baricco piace sentirsi parlare. Ma è innegabile che gli riesce benissimo. E’ come il pifferaio magico o un incantatore di serpenti che con il suo suono affascina, portandoci a perdersi in virtuosismi che sono fuochi d’artificio, bellissimi e complicati, ma che appaiono come qualcosa di leggero che è costato molto poco costruire e proprio per questo diventa ammirevole.
Domina tutte le discipline della linguistica; morfologia, sintassi, semantica, fonetica e giù di questo passo con chiasmi, climax ascendenti e discendenti, eufemismi, reticenze, anafore e chi vuole può prendersi il Dizionario di retorica e stilistica per cercarne tante altre, che di sicuro ce le trova.
Si azzarda addirittura a cambiare voce narrante: a volte è la Figlia, a volte la Sposa, a volte l’autore che poi ricompare in un’epoca storica in cui ci sono già i notebook e il reparto surgelati nei supermercati, in continui cambi da capogiro in cui al lettore sembra di dover essere sul punto di dire “non capisco, lascio perdere”, quando ecco che viene ripreso per i ciuffi e riportato sul binario da cui era appena scivolato.
Per poi continuare la narrazione in uno stile che è un ammiccamento al realismo magico di Gabriel García Márquez, ai racconti di Rodari, al Piccolo mondo antico di Fogazzaro (immagino che l’elenco delle strizzatine d’occhio sia più lungo e variato a seconda di chi legge).
La sposa giovane è un romanzo che è contemporaneamente fiaba, manuale per l’educazione sessuale per giovani donne, racconto di viaggio, saga familiare.
Di Baricco si parla spesso male, criticandolo sempre per questo suo narcisismo letterario che appare evidente nella costruzione linguistica perfetta, nei ghirigori narrativi, nell’affabulazione compiaciuta che mette in una stessa frase termini aulici e prosaici spesso in una contrapposizione marcata, passando da un registro ricercato e alto al linguaggio triviale in un’unica frase (notevole il “ma che vadano tutti a cagare”).
E’ tutto vero, e vista la trama leggerina qui non è importante la destinazione o quello che ci resta dopo un viaggio, ma il viaggio stesso, il percorso semantico che ci porta dalla prima riga all’epilogo. Però, sapendolo in partenza, ci si accinge alla lettura con la predisposizione di chi si distende su un divano dopo una giornata faticosa per godersi a occhi chiusi, con gli auricolari ben messi, i virtuosismi di Paganini: niente altro che rilassare la mente ascoltando (nel nostro caso leggendo), qualcosa di musicalmente piacevole.
Autore

Alessandro Baricco è uno scrittore, sceneggiatore, critico musicale e conduttore radiofonico e televisivo italiano. Si laurea in Filosofia a Torino con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al Conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore.
Come saggista esordisce con Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini (Il Melangolo, 1988; Einaudi, 1997). Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991; Universale Economica Feltrinelli, 2007), suo primo romanzo, Premio Selezione Campiello e Prix Médicis Etranger, è un’autentica rivelazione nel panorama della letteratura italiana e ottiene il consenso della critica e del pubblico. Seguono Oceano Mare (Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007), Premio Viareggio e Premio Palazzo al Bosco; il monologo teatrale Novecento (Feltrinelli, 1994) da cui Giuseppe Tornatore trae il film La Leggenda del pianista sull’oceano; Seta (Rizzoli, 1996; Fandango Libri, 2007), portato sullo schermo da François Girard con una produzione e un cast internazionali; City (Rizzoli, 1999; Universale Economica Feltrinelli, 2007) e Senza sangue (Rizzoli, 2002), tutti tradotti all’estero e recensiti dalle maggiori testate internazionali, dal “Guardian” al “New York Times”, da “Libération” a “Le Monde”. Altri suoi titoli sono: Emmaus (2009), Mr Gwyn (2011), Tre volte all’alba (2012), La sposa giovane (2015) Il nuovo Barnum (2016). Nel 2020 pubblica con Feltrinelli il libro per bambini e ragazzi The game. Storie del mondo digitale per ragazzi avventurosi. Per lo stesso editore esce nel 2021 Quel che stavamo cercando una riflessione sulla Pandemia di Covid-19.
Ritorna al romanzo nel 2023 con Abel. Un western metafisico per Feltrinelli.
Tra i saggi, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Garzanti, 1993); Barnum. Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1995) che raccoglie gli articoli comparsi nell’omonima rubrica curata ogni mercoledì sulle pagine culturali del quotidiano torinese “La Stampa” e Barnum 2. Altre Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1998), in cui sono raccolti gli articoli frutto della collaborazione con “la Repubblica”; è del 2002 Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, mentre del 2018 The Game (Einaudi). Nel 2019 con Einaudi pubblicano The game unplugged.
Compare in televisione nelle trasmissioni culturali “L’amore è un dardo”, sull’opera lirica, e “Pickwick”, dedicata ai libri.
Tra le attività teatrali che lo vedono autore, regista e interprete, dopo i successi di Totem (di cui Fandango Libri ha pubblicato il libro nel 1999, Rizzoli due videocassette nel 2000 e Einaudi una videocassetta nel 2003) e di City Reading Project per il Romaeuropa Festival 2002 che ha dato origine a un volume fotografico (Rizzoli 2003), Baricco ha realizzato Omero, Iliade, in tre serate, pubblicando poi il libro (Feltrinelli, 2004). Nel 2003 pubblica per Dino Audino Editore la sceneggiatura di Partita Spagnola, di cui è autore con Lucia Moisio. A Questa storia (Fandango Libri, 2005; Universale Economica Feltrinelli, 2007), è seguito I Barbari. Saggio sulla mutazione (Fandango Libri, 2006; Universale Economica Feltrinelli, 2008), precedentemente pubblicato a puntate su “la Repubblica”. Infine, datato novembre 2007: una lettura interpretata (e ridotta) di Moby Dick.
Nel 2025 esce per Feltrinelli Breve storia eretica della Musica Classica.
Nel 1994 ha ideato e fondato la Scuola Holden a Torino, di cui è preside, e dal 2005 è socio di Fandango Libri.

